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PROSSIMAMENTE: China Blue Fish e Deborah Antoinette
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julianeaves
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Julian Eaves ha parlato con China Blue Fish e Deborah Antoinette del loro spettacolo Queen C*nt: Sacred or Profane, in scena al Bunker Theatre nel marzo 2019.
La produttrice Hannah Elsy riconosce le cose buone quando le vede – e non lega mai il suo nome a nulla che non sia davvero straordinario. Così, quando ho saputo che aveva deciso di produrre l’opera eccezionale di China Blue Fish e Deborah Antoinette, mi sono affrettato a saperne di più. Chiacchierando di recente con China e Debs, come molti prima di me, mi sono ritrovato entusiasta oltre ogni aspettativa. In questo momento entrambe sono sull’onda dei risultati generalmente molto positivi di una prima presentazione all’Edinburgh Fringe della scorsa estate, decisamente migliore del previsto; e, insieme a una tournée sorprendentemente riuscita, questo ha fatto sì che il loro lavoro arrivasse a un pubblico molto più numeroso e, soprattutto, molto più vario di quanto chiunque avesse immaginato. Ma chi sono e cosa le fa andare avanti? China, con una voce luminosa e incisiva e la capacità di creare un legame forte, immediato e diretto con il pubblico, viene dalla performance art, dalla recitazione e dal mondo della canzone d’autrice; talvolta vista come intrattenitrice occasionale sui pattini a rotelle o sui trampoli, il suo lavoro ha sempre avuto come base una spinta verso la giustizia sociale e ambientale. La sua compagna in questa avventura è Deborah, che in quasi tutto è un contrasto perfetto: voce morbida, quasi ti arriva addosso in punta di piedi, come qualcosa uscito da uno dei suoi spettacoli teatrali ideati e costruiti in modo collaborativo, con un generoso richiamo alla commedia, e con una certa esperienza come produttrice associata o assistente, capace di far sì che ogni contributo o intervento sia calibrato alla perfezione per effetto. Insieme condividono lo stesso impegno appassionato a vivere da artiste, e faranno tutto il possibile per sviluppare il loro lavoro come squadra. Si sono conosciute a Bristol, nell’ormai recentemente chiuso Hamilton House, dove erano entrambe membri del collettivo Co-Resist. Da una delle tante conversazioni avute lì, hanno scoperto una motivazione comune a esplorare il tema delle molestie. Poi, quando è arrivata l’offerta di una residenza all’Exeter Bikeshed – ben prima che #MeToo esplodesse – hanno deciso di unire i loro talenti e mettersi a vedere cosa potesse nascere dalla loro combinazione. L’attualità doveva esserci, così come l’impegno a rispondere al clima politico e sociale del momento; e sapevano anche di volere un lavoro attraversato da uno spirito di divertimento, con allegria e varietà come parole d’ordine. In sostanza, le storie che avevano da raccontare erano basate su “rivelazioni d’idoli”: smascheramenti di ciò che davvero si nasconde sotto le finzioni decorose con cui l’umanità fallibile avvolge i suoi oggetti di devozione più capricciosi. E in questa cavalcata troviamo istantanee dalla vita di donne significative: dalla Vergine Maria fino alla stessa Maybot. Nessuno è al sicuro dallo sguardo satirico di queste due – compresi gli uomini, che interpretano anche in scena. Ma questo non tiene gli uomini lontani dal pubblico: tutt’altro. Anzi, sono state felicissime di incontrare una platea ampia quanto la loro immaginazione artistica: arrivano donne di ogni tipo, madri, nonne e uomini – tanti: in effetti, in alcune repliche hanno avuto un pubblico prevalentemente maschile. Da cosa dipende l’ampiezza del loro richiamo? Dicono che il loro obiettivo sia, molto semplicemente, affrontare e rappresentare “un mondo in cui dovremmo essere uguali, e invece non lo siamo”. Una buona, vecchia ricerca della verità, dunque. E occuparsi di “ciò che ci sconvolge le viscere”. Una sana ossessione viscerale, quindi. La materia del vero teatro. Il tutto realizzato con una finezza di sensibilità e con un coraggio e un’audacia tecnica – dalla coreografia più precisa all’improvvisazione più libera – che danno loro un carattere speciale. Nel frattempo, hanno costruito utili rapporti di lavoro con diversi partner, sia artistici sia sociali: Bristol Women’s Voices, radicato nel loro luogo d’origine nel sud-ovest; la Fawcett Society, che fa campagna per l’uguaglianza di genere; l’iniziativa Good Lad, che promuove una mascolinità positiva nelle istituzioni di tutto il Paese; e Lunette Cup, un’organizzazione di portata globale che mira a porre fine alla povertà mestruale e alle sofferenze che ne derivano. Mentre si avviano alla fase successiva del loro sviluppo qui nel Regno Unito, è un piacere conoscerle e far parte di questa avventura. Prenotate subito! Al Bunker Theatre il 10/11 marzo 2019
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