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RECENSIONE: Il Gabbiano, Teatro Satirikon, Mosca (Stage Russia) ✭✭✭✭✭
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markludmon
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Mark Ludmon recensisce Il gabbiano, diretto da Yury Butusov, in vista della sua produzione de L’anima buona del Sezuan al Barbican Centre
Il gabbiano
Satirikon Theatre, Mosca (Stage Russia)
Cinque stelle
Il gabbiano è uno dei testi di Čechov più spesso messi in scena, frequentemente riproposto anche in Gran Bretagna e lo scorso anno arrivato al cinema in una versione con Saoirse Ronan e Annette Bening. Tornati nella Russia natale dell’autore, questo classico del canone viene smontato dal regista Yury Butusov e riassemblato in uno spettacolo visivamente folgorante, dal gusto rock’n’roll, disponibile con sottotitoli nei cinema del Regno Unito e online tramite Stage Russia. Gran parte del testo familiare rimane intatta, con momenti naturalistici che ricordano la forza drammatica del copione, ma sono rari in un adattamento che continuamente mina e interroga il dramma di Čechov, ricorrendo a tecniche di matrice brechtiana che fanno sì che non si dimentichi mai che si tratta di puro artificio.
Scene tradizionalmente quiete e intime vengono trasformate dagli attori che urlano le battute, mentre episodi chiave vengono ripetuti più volte con interpreti diversi e scelte registiche differenti, spesso con esiti comici. La scenografia, firmata da Alexander Shishkin, è composta da fragili telai in legno e da un’illuminazione di scena ben in vista, con tavoli da trucco del camerino illuminati ai lati. Come declama lo stesso Butusov durante una delle sue irruzioni “disturbanti” a metà spettacolo: “Ecco a voi il teatro!”
Pur restando gran parte del testo e tutti i personaggi principali, alcuni dettagli della trama vanno persi o risultano oscurati, cosa che probabilmente spiazzerà chi non conosce l’opera. Tuttavia si riesce ancora a riconoscere la storia portante che attraversa lo spettacolo, seguendo le vicende di Irina, attrice di mezza età, e della sua famiglia e dei suoi dipendenti nella tenuta di campagna alla fine dell’Ottocento. Mentre affrontano le frustrazioni delle loro vite, accolgono Nina, aspirante attrice, che si scopre attratta dall’amante di Irina, lo scrittore Trigorin, egocentrico e ripiegato su di sé. Eppure l’identità dei personaggi e le loro relazioni non sono sempre immediate da ricostruire: non solo perché il testo è stato tagliato, ma perché, in un ulteriore gesto iconoclasta, l’età degli attori e quella dei ruoli non coincidono. Per esempio Irina è interpretata da Polina Raykina, chiaramente molto più giovane di Timofey Tribuntsev che interpreta suo figlio Konstantin. A intervalli si unisce anche una “dancing girl”, senza un corrispettivo diretto in Čechov e senza alcun ruolo nella trama.
Il realismo viene messo alla prova dall’inizio alla fine: dalla messa in scena d’avanguardia alle interpretazioni spesso sopra le righe, accompagnate dalla musica magniloquente di Faustas Latenas. È in contrasto con l’oscurità del testo originale di Čechov, ma si sposa perfettamente con i suoi temi legati alla performance e alla teatralità. Può mancare della forza emotiva di una produzione più convenzionale de Il gabbiano, ma per la sua virtuosità visiva e la deliziosa leggerezza ludica è un’esperienza ipnotica, indimenticabile.
L’approccio inventivo di Butusov al teatro si può vedere anche nella sua produzione de L’anima buona del Sezuan di Bertolt Brecht per il Moscow Pushkin Drama Theatre, in scena per tre repliche al londinese Barbican Centre l’8 e il 9 febbraio 2019. Guarda Il gabbiano online oppure recuperalo sul grande schermo alla Pushkin House a Londra l’11 febbraio 2019, seguito da un Q&A con il regista Yury Butusov.
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