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NOTIZIE

RECENSIONE: The Old Man and the Pool, Teatro Wyndham ✭✭✭

Pubblicato su

18 settembre 2023

Di

timhochstrasser

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Tim Hochstrasser recensisce The Old Man and the Pool, ora in scena al Wyndham's Theatre di Londra.

The Old Man and the Pool

Wyndham's Theatre

3 stelle

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Mike Birbiglia è un attore e stand-up comedian di base a Boston, in “residenza” per le prossime settimane in quel piccolo gioiello a scatola del West End: il Wyndham's. Se si sceglie un teatro, invece di un contesto da cabaret, per uno spettacolo da solista, questo è senz’altro uno dei posti migliori. È accogliente e intimo e non c’è bisogno di spingere la voce o amplificare più del dovuto. Inoltre, l’interprete può interagire con il pubblico in modo significativo, come ha fatto Birbiglia nelle sezioni finali della sua performance, arrivando persino a parlare uno a uno con una signora seduta in uno dei palchi. L’umorismo ha una qualità gentile e confidenziale e alla fine risulta rassicurante anche quando i temi sono, come in questo caso, piuttosto cupi e inquieti, concentrati sulla mezza età, sulle preoccupazioni per la salute e sulla mortalità.

Birbiglia unisce un modo di porgersi caldo e “casalingo” a una precisione verbale impeccabile. Niente politica, per fortuna: gran parte della comicità è rivolta contro se stesso oppure nasce da osservazioni acute e sornione sui mondi sociale e professionale in cui si muove. Si comincia con lui a un controllo medico, dove non riesce a soffiare abbastanza in un tubicino e il dottore sospetta che possa esserci un infarto in arrivo. Dopo una serie di consulti, decide di rimettersi in forma nuotando in una piscina della YMCA: da lì parte un lungo tuffo nei ricordi d’infanzia legati a una piscina simile, esperienze che lo avevano allontanato dal nuoto fino a oggi.

Da quel momento lo spettacolo si allarga a un campo più ampio di memorie familiari, alle sfide di fare testamento, al cambiare dieta e all’imparare ad assaporare il presente con moglie e figlia: in fondo, non troppo diverso dalle lezioni di vita che il nuovo musical ‘The Little Big Things’ sta proclamando a pochi isolati di distanza, a Soho.

La scena è essenziale: una rappresentazione ondulata del luccichio di una piscina piastrellata, che a un certo punto si trasforma anche in carta a quadretti. Per il resto, le immagini si riducono a uno sgabello e alla capacità dell’attore di mutare continuamente registro e postura, con qualche sottile variazione luminosa al cambiare dell’atmosfera. Il racconto sembra spontaneo e naturalistico, ma in realtà è molto – e necessariamente – scritto.

Lo spettacolo è stato accolto benissimo da un pubblico con una forte componente americana, chiaramente esperta e ammiratrice del lavoro del comico. L’osservazione sociale è precisa e il prendere in giro pretese e manie (sue o altrui) avviene con leggerezza più che con cattiveria. È sempre un sollievo, in un’epoca in cui l’umorismo esclusivo e vendicativo costa poco e la denigrazione spietata è ovunque. Eppure, almeno a questo recensore britannico, è sembrato che l’obiettivo di ogni segmento si delineasse fin da subito, lasciando poco spazio a sorprese ben calibrate; e che molti temi e racconti si sovrapponessero o colpissero punti simili, con un rendimento via via minore.

Forse è semplicemente la vecchia questione per cui spesso una lingua comune finisce per dividerci, e molto si perde nella traduzione. Per me molte situazioni comiche erano accessibili e chiare, ma il traguardo si vedeva ben prima di raggiungerlo. Il tono di ironica autoironia non variava abbastanza, né per ritmo né per contenuto, da sostenere un’intera serata; ed è forse significativo che l’ultimo segmento ricorra a quel vecchio e affidabile espediente di far sentire in colpa il pubblico e farlo smettere di ridere di una situazione assurda che ruota attorno alla morte. Qui, all’improvviso, c’era molta più energia, anche se la materia si assottigliava.

In tempi così travagliati e ansiosi, lo sguardo di Birbiglia sui grandi temi finali è piacevolmente fuori asse e divertente; ma non l’ho trovato spassoso quanto la platea intorno a me, che sembrava scorgere un umorismo incontenibile in aneddoti che per me erano semplicemente osservazioni ben congegnate, senza conclusioni particolarmente nette, né una forma o una direzione davvero chiare.

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