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RECENSIONE: La Giuria, Upstairs At The Gatehouse Londra ✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

julianeaves

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Julian Eaves recensisce il nuovo musical The Jury di Amy Fletcher, Ashley Walsh e T Michael West, ora in scena all’Upstairs At The Gatehouse, Londra.

The Jury

Upstairs at the Gatehouse, Highgate

6 febbraio 2020

4 stelle

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Uno dei compositori di nuovo teatro musicale più prolifici e affascinanti del Paese è Ashley Walsh.  In una carriera finora brevissima, ha già collezionato una dozzina di allestimenti dei suoi spettacoli e quest’anno, nella sola Londra, debutta con non meno di cinque nuovi titoli.  È chiaramente uno dei nomi più interessanti da tenere d’occhio.  Con un gruppo di collaboratori ampio e ben rodato, qui firma musiche e testi insieme alla co-paroliera e autrice del libretto Amy Fletcher, con testi aggiuntivi di T Michael West.  Due anni fa, a Runcorn, hanno presentato la prima versione di questo sguardo “dietro le quinte” su una giuria nella stanza della camera di consiglio, alle prese con un caso di omicidio che sembra chiuso e semplice.  Ora, dopo una riscrittura sostanziale, lo portano a Londra in una presentazione diretta dal talento emergente Joseph Meighan e prodotta dai giovani e dinamici Jess Ramsey e Anton Benson.  Kate e John Plews sono entusiasti di ospitarli per una tenitura di due settimane nel loro teatro, che ha scoperto e lanciato tanta creatività nuova di altissimo livello.  Se volete assistere a una tappa importante nel percorso di questo compositore straordinario e degli eccellenti artisti che gli stanno attorno, è un appuntamento da non perdere.

L’apertura sprigiona colori vividi e ritmi trascinanti dall’irrequieta immaginazione musicale di Walsh, e dona un’energia sorprendente a una situazione drammaturgica, per sua natura, statica.  Tuttavia, per quanto l’esposizione sia chiara – con tutte quelle ripetizioni sarebbe difficile il contrario – resta la sensazione che l’inizio non riesca ancora a dire fino in fondo di che cosa parli davvero lo spettacolo.  Sembra mancare qualcosa che trascini il pubblico nel suo cuore pulsante.  Tutto cambia quando Kaidyn Hinds, nei panni del giurato Harry, rompe gli schemi delle conversazioni “codificate” e, con un numero musicale che cambia le carte in tavola, porta lo spettacolo a un fuoco potente e nitido.  Da lì in poi, ci aspetta una corsa esaltante.  E, dopo l’intervallo, la seconda parte completamente rielaborata ci porta in tutt’altra categoria, più matura e compiuta.  Con transizioni eseguite alla perfezione, diventa quel tipo di musical in cui ti viene voglia di sporgerti in avanti e ascoltare con attenzione; nella recita a cui ho assistito non c’erano “battute da applauso” piazzate ad arte.  L’azione confluisce nella musica e poi ne riemerge, senza soluzione di continuità, con un controllo e una padronanza del linguaggio davvero impressionanti.  Harold Prince diceva che «il teatro musicale è tutto nelle transizioni» e qui si sarebbe rallegrato nel vedere tanta abilità e finezza.

Una giuria viene scelta a caso tra i sudditi della Corona, e questo dà agli autori la possibilità di osservare la società da almeno una dozzina di angolature diverse.  E, dato che la storia è saldamente ambientata nel mondo di oggi, è proprio questo che otteniamo: l’accusa di omicidio solleva prima questioni procedurali e poi sfide più profonde alla loro comprensione e alla loro immaginazione; e le inattese, “da serra”, vicissitudini della frustrante ricerca di un accordo spingono ciascuno ad aprirsi e a rivelare agli altri – o a sé stesso – qualcosa di importante.  Il libretto migliora via via nel riuscire a farlo, ed è possibile che in futuro arrivi ancora qualche ulteriore riscrittura.  Di certo, l’unico modo per imparare un’arte complessa come il teatro musicale è attraverso il processo faticoso ed entusiasmante di mettere in scena produzioni vere, ed essere pronti a trarne lezioni.  Per quanto riesca a vedere, Walsh sta imparando più in fretta di chiunque altro mi venga in mente.

Questo teatro, inoltre, si vanta di presentare al grande pubblico nuovi interpreti, e questo cast solido non delude.  In gran parte composto da volti arrivati più di recente nel settore, tra le pagine più sublimi della scrittura di Walsh ci sono i brani affidati alla Hannah di Laura Meaton, cristiana devota, e alla Sarah di Laura Coard, una presidente di giuria competente.  Il ricordo struggente del loro canto meraviglioso risuonerà nella mente molto a lungo dopo averle ascoltate.  Ci sono poi ritratti ben delineati per l’Andy di Tom Blackmore, in giubbotto ad alta visibilità, per la Debbie comicamente narcisista di Bethany Grace e per la Louise finemente calibrata di Charlie Culkin.  Toni più torbidi offuscano i paesaggi sonori del Darren aggressivamente sulla difensiva di David Gibbons e della Carol più anziana e più saggia di Janice Fryett – uno dei personaggi più maturi: e, la più anziana di tutte, Elizabeth Brooks sorprende con il suo percorso, riscoprendo all’improvviso, nei panni di Alma, un entusiasmo per la vita.  In effetti, per tutti loro l’esperienza è trasformativa: dal Simon inizialmente distaccato e disinvoltamente rilassato di Huon Mackley, fino alla Jodie solo in apparenza semplice e superficiale di Katherine Victoria, o al Tom apparentemente gentile di Ashley Ball.  Tutti incontrano qualcosa che manda all’aria le loro certezze, e poi devono capire se riescono a rialzarsi per andare avanti.  E, nel complesso, formano un coro magnifico, che si gode le armonie mozzafiato di Walsh, accompagnato al gran piano dal compositore-arrangiatore, con il sound design di James Radcliff e luci arricchite da alcuni effetti particolarmente azzeccati – tenete d’occhio le occasionali intrusioni dei funzionari del tribunale, invisibili e inascoltati – di Ryan Woolard.

Concentrandosi sul far produrre le proprie opere, Walsh ha avuto probabilmente più occasioni di chiunque altro della sua generazione per perfezionare, sul piano pratico, il mestiere e la conoscenza del suo artigianato.  I risultati di questo lavoro instancabile e durissimo si vedono: in questo titolo potremmo essere davanti a un punto di svolta, in cui abilità tecnica e potenziale creativo iniziano a fondersi per dare vita a un teatro musicale davvero di grande livello.  Chi potrà vederlo è fortunato.  Tutti gli altri farebbero bene a tenere d’occhio, il prima possibile, gli annunci del suo prossimo spettacolo e del suo prossimo libro.

Foto: Julian Bruton

Fino al 16 febbraio 2020 – Upstairs at the Gatehouse PRENOTA I BIGLIETTI PER THE JURY

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