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RECENSIONE: The Croft, Derby Theatre (tour nel Regno Unito) ✭✭✭
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garystringer
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Gary Stringer recensisce la produzione di The Croft di Ali Milles della Original Theatre Company al Derby Theatre, nell’ambito del suo tour nel Regno Unito.
Lucy Doyle e Gwen Taylor. Foto: Charlotte Graham The Croft
Derby Theatre e in tournée
Tre stelle
Calendario del tour nel Regno Unito di The Croft
Questo ambizioso debutto della drammaturga Ali Milles, diretto da Philip Franks per la Original Theatre Company, affronta temi davvero importanti: mortalità, sessualità, religione, lutto e il nostro posto nel mondo naturale. Ambientato in tre epoche diverse, e sorretto dalla scenografia finemente realizzata dell’abitazione che dà il titolo allo spettacolo, firmata dal designer Adrian Linford, è una storia di fantasmi inquietante camuffata da dramma familiare. O forse è il contrario?
Incerto se spingere sull’orrore gotico o puntare sui segreti e le menzogne proprie della tragedia familiare, il risultato è un thriller audace ma discontinuo. È un testo che osserva la dualità: natura contro educazione, tradizione contro modernità, libero arbitrio contro le aspettative che ci vengono imposte. Il Croft stesso, nella sua isolata cornice delle Highlands, è un luogo quasi fuori dal tempo, insieme rifugio e prigione.
Con interpretazioni di grande livello da parte di Lucy Doyle, Caroline Harker e della “nostra” Gwen Taylor, orgoglio del Derbyshire, la scrittura offre una vetrina solida per personaggi femminili forti. L’Enid di Taylor è il perno al centro delle tre linee temporali, che vanno dal 1870 ai giorni nostri. A rafforzare il tema della dualità, è insieme guaritrice ed eretica, strega e donna saggia, mentre Caroline Harker rende in modo eccellente due donne molto diverse, alle prese con le conseguenze di due motivi altrettanto diversi per aver lasciato la propria famiglia.
Lucy Doyle e Caroline Harker. Foto: Charlotte Graham
Nei ruoli di Laura ed Eilene, Lucy Doyle mostra con notevole efficacia rabbia e confusione nate da abbandono e tradimento: emozioni che risuonano attraverso i secoli che separano le loro storie, aggiungendo un’eco di reincarnazione agli elementi soprannaturali del testo. Le azioni di tutte le donne ritratte sono una risposta e insieme un rifiuto dei ruoli assegnati loro da una società patriarcale: amanti, mogli e figlie. Il Croft, come luogo e come spettacolo, le provoca a osare esplorare alternative.
Il patriarcato è rappresentato con sicurezza da Drew Cain e Simon Roberts, che interpretano personaggi forse ancora più imprigionati dai ruoli rigidi imposti dalla società. Intimoriti e minacciati dalla sessualità femminile, rifiutano l’intimità mentre cercano di imporre ordine a un mondo naturale che credono soltanto di aver domato. Come afferma con tono sinistro David, il fidato guardiacaccia di Cain: “questo posto non va d’accordo con tutti”. Non c’era bisogno di aggiungere che, se decide di farlo, forse non c’è via di fuga.
Drew Cain e Lucy Doyle. Foto: Charlotte Graham Gli spaventi da casa infestata – luci tremolanti, porte che sbattono e volti intravisti a metà alle finestre – sono usati con efficacia, ma entrano in competizione con inquietudini del XXI secolo come l’isolamento, il rifiuto e il tentativo di trovare un ruolo in un mondo che cambia rapidamente. I personaggi si trovano davanti a una scelta netta: ribellarsi e affrontare l’insormontabile peso della storia e delle aspettative.
Questo invito di Ali Milles ad accompagnarla in questa visita alle terre selvagge delle Highlands scozzesi, mentre lo spettacolo prosegue il suo tour nel Regno Unito, è un’occasione interessante ma a tratti impegnativa. Pur tendendo talvolta a voler dire troppo e risultando, in alcuni momenti, disorientante, il pubblico del Derby Theatre è stato ripagato da interpretazioni magnetiche e perturbanti, che hanno lasciato molto su cui riflettere.
In scena al Derby Theatre fino al 1° febbraio 2020 nell’ambito di un tour nel Regno Unito.
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