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NOTIZIE

RECENSIONE: Into Battle, Teatro di Greenwich ✭✭✭

Pubblicato su

Di

Libby Purves

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La nostra TheatreCat Libby Purves recensisce Into Battle, il testo di Hugh Salmon, ora in Prima Mondiale al Greenwich Theatre.

Into Battle

Greenwich Theatre

3 stelle

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Una vecchia storia di giovani uomini.

Balliol College, Oxford, 1910. Sicuri di sé giovani ex allievi di Eton lanciano stoviglie giù per le scale, urlano «Sono un bastardo, sono un bastardo, meglio essere un bastardo che un uomo di Trinity» e dichiarano guerra a Keith, lo studioso del Nord, socialmente consapevole, che gestisce un club per ragazzi per bambini affamati con padri in sciopero. Il Junior Dean, l’ansioso reverendo Neville, non osa punire il capobanda Billy Grenfell perché i suoi ricchi genitori cenano con Asquith; suo fratello maggiore Julian è un eroe del college, al momento lontano perché in depressione e alle prese con un pericoloso attacco di liberalismo sociale; e loro padre, Lord Desborough, è un eroe nazionale dello sport, dell’alpinismo, della traversata a nuoto della Manica e così via.

Billy, gettando allegramente gli effetti personali di Keith e la sua scrivania da una finestra del terzo piano, spiega: «Posso fare quello che mi pare perché, sai, posso pagare». Sua madre, celebre per ricchezza e bellezza, da vera vamp sta seducendo lo studente dai capelli rossi Patrick, ma trova anche il tempo di corrompere Keith perché non sporga denuncia per l’aggressione di Billy, regalando al Boys’ Club un edificio.

È un momento maliziosamente brillante per un dramma storico su orribili teppisti di Eton, convinti di avere tutto dovuto, in un club di Oxford: si divertono a tormentare gli animali nel quad e a perseguitare i “plebei” del Nord. Per non parlare del tempismo perfetto per far intervenire, in voce fuori campo, il giovane Churchill con la frase che davvero pronunciò:

«Il più grande pericolo per il popolo britannico non viene dalle enormi flotte e dagli eserciti d’Europa. No. È qui, in mezzo a noi, vicino a casa, a portata di mano, nell’innaturale divario tra ricchi e poveri».

Ma questo non è il Royal Court, né un’esagerazione isterica da “massacrare Buller” come Posh. È l’esordio di Hugh Salmon, ex dirigente pubblicitario che lo ha ricercato durante la convalescenza, perché suo nonno giocava a rugby con uno del gruppo del club, il grande internazionale Ronald Poulton-Palmer: anche lui tra gli ex Etoniani, sebbene il meno tossico.

E la storia, vecchia di un secolo, di questi giovani reali vale la pena di essere raccontata, perché nel giro di pochi anni erano tutti in trincea,  fianco a fianco,  accanto a giovanissimi Tommies provenienti dai boys’ club. Morirono insieme, e non è difficile immaginare che, prima di allora, abbiano compreso l’assurdità dei loro atteggiamenti di un tempo.

La vicenda è narrata con fantasia su una scena di archi gotici scrostati e libri sparsi: sia le bravate sia i momenti finali in guerra risultano vividi e splendidamente messi in scena dalla regista Ellie Jones con Steve Kirkham. Solo Neville, il decano del college, paziente fino allo sfinimento, e cappellano militare decorato (interpretato con grande sensibilità da Iain Fletcher, eterno paciere tormentato) sopravvisse alla guerra.  Julian morì per le ferite; i vecchi nemici Keith Rae e Billy Grenfell caddero lo stesso giorno nel 1915, così come Ronnie Poulton, che al college aveva cercato con tutte le forze di frenare i vandali di Eton. Patrick Shaw Stewart morì ai Dardanelli, e la sua ultima lettera agli amici è piena di autoironia e leggerezza.  Alexander Knox è delizioso nel ruolo, così come Nikolas Salmon nei panni di Billy, massiccio, inizialmente detestabile ma alla fine coraggioso; Molly Gaisford dà a Lady Desborough un bel taglio acido da alta società, anche se appesantita da una scena di morte troppo lunga su Julian.  Joe Gill è un Rae solido e perbene, e rende sia l’indignazione sociale sia il fatto che, come tutti loro, al college è ancora un ragazzo. E Anna Bradley, al debutto professionale appena uscita dalla scuola di recitazione,  si sdoppia con brio: da monello diventato Tommy a cameriera invischiata con Billy.

È uno spettacolo che avrebbe ancora bisogno di un po’ di rifinitura, ma possiede un vero, ponderato senso della storia (le fonti nel programma sono numerose e affascinanti), e spero che continui a vivere: un promemoria di come la mascolinità giovanile più tossica possa trasformarsi in un eroismo dimentico di sé. Fa pensare a certi “eroi che si buttano” visti durante i recenti attentati terroristici. La poesia di guerra di Julian Grenfell, con l’eroismo romantico della sua generazione, dà allo spettacolo il titolo e la chiusura:

"La tuonante linea di battaglia si erge,

E nell’aria la Morte geme e canta;

Ma il Giorno lo stringerà con mani forti,

E la Notte lo avvolgerà in ali morbide"

Fino al 31 ottobre 2021 al Greenwich Theatre BIGLIETTERIA DEL GREENWICH THEATRE Foto di produzione di Into Battle di Mark Douet

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