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RECENSIONE: La Sua Grande Occasione, Teste Parlanti ✭✭✭✭
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pauldavies
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Paul T Davies recensisce Jodie Comer in Her Big Chance, parte dei Talking Heads di Alan Bennett ora in streaming su BBC iPlayer.
Jodie Comer Talking Heads: Her Big Chance.
Ora in streaming su BBC iPlayer.
4 stelle
Uno dei rischi nel rielaborare classici televisivi, e una delle ragioni per cui da spettatori si può essere cauti nel rivederli, è che l’originale può essere così amato da rendere difficile togliersi dalla testa la prima interpretazione. Questa serie di Talking Heads è stata una gioia proprio perché ogni nuovo interprete si confronta con la performance originale e alcuni (soprattutto Tamsin Greig e Martin Freeman, a mio avviso) se ne sono davvero appropriati. Her Big Chance è l’unico episodio in cui mi sembra di sentire l’interprete originale, Julie Walters, nel testo e nelle cadenze. Per due ragioni: la prima è che il pezzo era chiaramente scritto pensando a Walters; la seconda è la mia lieve ossessione per questo monologo in particolare, uno dei migliori di Bennett, che riesco a citare con grande facilità.
Detto questo, nulla toglie alla prova di Jodie Comer nei panni di Lesley, un’attrice che va fiera della propria professionalità, anche se si tratta solo di una comparsata; ha lavorato con Roman Polanski in Tess (faceva Chloe, quella sul retro di un carro) e ora ottiene una parte che spera la renderà famosa. Quello che vediamo, però, è che è più probabile la renda tristemente nota, perché si tratta chiaramente di un film soft porno a bassissimo budget, che verrà inizialmente distribuito in Germania e forse in Turchia. Lesley si chiede perché venga sempre scelta come “ragazza facile” e finisce a letto con uomini diversi, soprattutto con quelli che hanno meno probabilità di farle fare carriera, tanta è la sua ingenuità e la sua fame di successo.
Ciò che è cambiato dalla prima messa in onda è, naturalmente, il movimento #MeToo, e le insistenze di uomini come Spud sul fatto di non voler solo finire a letto con Lesley (“Ho un figlio che lavora nella gestione alberghiera e una figlia con un rene solo”, dice Spud, cercando di convincerla che non è quel tipo d’uomo) — pur restando divertenti — oggi suonano ancora più vischiose. E questo dà a questa riproposta una freschezza nuova: Comer, semmai, mette ancora più a nudo la vulnerabilità di Lesley. La regia di Josie Rourke mantiene un certo distacco: la prima scena è ripresa attraverso una finestra e ho la sensazione che questo ci tenga un po’ lontani dal personaggio. D’altra parte, non vediamo mai la Lesley “vera”: sta sempre recitando, e la sua verità affiora in rapidi sguardi tristi e pieni di vergogna verso la camera. Se tutto ciò può sembrare cupo, è anche commedia classica, e le mie battute preferite — tra cui “Non parlarmi di nylon arancione, una volta ero in una giuria che ha condannato a morte Richard Attenborough!” — continuano a funzionare alla perfezione, anche se ti ritrovi a scuotere leggermente la testa davanti alla corsa di Lesley alla fama. Oggi probabilmente sceglierebbe la strada dei reality TV, rischiando ancora di più.
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