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RECENSIONE: 35MM Una Mostra Musicale, The Other Palace ✭✭✭✭✭
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Di
julianeaves
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Christina Modestou, George Macguire, Samuel Thomas, Maisey Bawden, Gregor Duncan 35MM A Musical Exhibition
The Other Palace Studio,
21 settembre 2017
5 stelle
Da quando il pianoforte di Modest Musorgskij fece la sua prima “passeggiata” tra i Quadri di un’esposizione di Viktor Hartmann nel 1874, in occasione della mostra commemorativa della carriera del pittore all’Accademia Imperiale delle Arti di San Pietroburgo, le arti visive hanno esercitato un’influenza potentissima su musicisti di ogni genere. Nel 1922, Ravel realizzò la sua celebre orchestrazione di quell’opera. Più di recente, gli Emerson, Lake & Palmer sono tornati a Musorgskij adattandone la musica allo stile della band. E l’idea ha generato molti affascinanti “eredi”. Per esempio, solo l’anno scorso lo St James’s Theatre ha presentato l’innovativo ‘Exposure: Life through a lens’, un’interpretazione musicale di una serie di fotografie scattate da un fotografo immaginario. È quindi particolarmente appropriato che, nella sua nuova identità, The Other Palace presenti questo lavoro, in cui le fotografie del realissimo Matthew Murphy trovano espressione musicale attraverso le canzoni di uno scrittore americano che qui nel Regno Unito stiamo appena iniziando a scoprire: il talentuosissimo Ryan Scott Oliver.
George Macguire, Maisey Bawden, Samuel Thomas, Christina Modestou
Grazie all’impegno di un nuovo produttore davvero entusiasmante, il pacato e schivo Craig Nom Chong, abbiamo una squadra da sogno per portare in scena quest’opera. Il regista Adam Lenson è qui a fare la sua magia con un pezzo che spinge il musical verso territori nuovi e magnifici: muove e coreografa l’ensemble con una splendida eloquenza, trasformando la piccola pedana dello Studio in una grande arena, comunicando con facilità l’ampiezza e la scala della New York proiettata sulla parete alle spalle dell’azione, grazie alle semplici ma evocative superfici urbane create dallo scenografo Justin Williams (con la complicità di Johnny Rust). Sam Waddington illumina il tutto con la sua consueta maestria, e Huw Williams gestisce il suono con grande perizia. E che suono! Joe Bunker guida un grande ensemble – il più numeroso che io abbia mai sentito in questo spazio – tra tastiere (lui stesso), archi (Sophie Goode e Dominic Veall), chitarre (Luke Thornton), basso (Doug Grannell), batteria e percussioni (Nathan Gregory o Gareth Thompson), offrendo un’interpretazione straordinaria di questa partitura esaltante.
Samuel Thomas, Christina Modestou, Maisey Bawden, Gregor Duncan, George Maguire
Ma è a questo cast di prim’ordine che la produzione appartiene davvero. Maisey Bawden torna qui, compiendo un altro passo sicuro in avanti nella sua splendida carriera: la voce cresce con imponenza man mano che lo spettacolo procede, abbracciando con facilità e gusto le tutt’altro che modeste richieste della musica. È anche decisamente ora di dare il bentornato alla deliziosa presenza di Christina Modestou, in forma ancora migliore rispetto all’ultima volta che l’ho vista in Rent in questo teatro e in tournée. Il confronto è istruttivo, perché anche questo è una sorta di ciclo di canzoni, e l’arte necessaria per raccontare storie quando sono solo i brani a poterle narrare richiede un set di abilità specifiche; per fortuna questo cast le possiede in pieno. I ruoli maschili offrono la piacevole e contrastante presenza di altri tre specialisti. Il nuovo arrivato Gregor Duncan, appena uscito da Mountview, è pieno di una vitalità giovane e piuttosto ingenua. C’è anche Samuel Thomas, ora barbuto e un filo più “mondano”: la sua autorevolezza smentisce il fatto che si sia diplomato nella stessa scuola appena un anno fa. E poi, il più esperto del gruppo, il barbuto e chiomato George Macguire, con crediti rock’n’roll e un percorso pluripremiato in ‘Sunny Afternoon’, ‘Hair’, ‘Fame’, ‘Quadrophenia’ e molto altro. L’equilibrio raggiunto da questo fantastico ensemble è notevole, non da ultimo nei loro squisiti momenti a cappella.
Samuel Thomas, Maisey Bawden, George Maguire, Christina Modestou
Ci sono sedici numeri, ciascuno legato a una diversa immagine di Mr Murphy. La partitura non si limita a rispecchiarle: in modo molto più ingegnoso riflette anche i tropi e i gesti convenzionali del teatro musicale. Così, il primo brano, ‘Stop Time’, è un riconoscibilissimo “numero d’apertura”, in cui tutto il cast appare e introduce il “tema” dello spettacolo: come le fotografie “catturino” un momento nel tempo, invitandoci a soffermarci e a considerarne le implicazioni. Ma già qui notiamo l’inventiva ritmica del compositore, che sposta gli accenti, alterna con audacia sezioni fortemente contrastanti, in un modo che lo avvicina a autori come Sondheim e Bernstein. In parallelo, anche i profili musicali che emergono dalla band cambiano ed evolvono, abbracciando voci, timbri e colori diversi, annunciando che avremo molto più di una semplice “illustrazione”. Il viaggio che ci aspetta è innanzitutto musicale. Oliver, compositore di altissimo livello, ci conduce in un territorio praticamente sinfonico, dove è meglio tenere i sensi all’erta. Il paesaggio è complesso e vario e bisogna restare vigili per coglierne svolte e cambi di direzione, perché il flusso musicale non rimane fermo a lungo. Inquieti e, al tempo stesso, deliziosamente, passiamo da un’atmosfera all’altra: da Broadway al recital da camera, dal prog-rock a un happening minimalista d’autore, e molto altro. Pochi autori in questo genere sono così eclettici e, insieme, così padroni del mestiere.
George Maguire, Maisey Bawden, Samuel Thomas
Chiunque abbia familiarità con i “concept album” dei musicisti rock capirà subito di cosa parlo, e si sentirà immediatamente a casa con il cuore dello spettacolo. Proprio come l’attuale proprietario del teatro che ospita questa produzione, Andrew Lloyd Webber, iniziò la sua carriera nel musical lanciando spettacoli – ‘Jesus Christ Superstar’, ‘Evita’… – in questo formato, così anche Oliver continua la tradizione di una raccolta di numeri musicali costruita attorno a un concetto. Qualcuno potrebbe non vedere la linea di continuità, ma io sì, e sono certo che lo farà anche la maggior parte del pubblico. Dopotutto, di recente in questo teatro sono arrivati altri lavori basati sulla forma del ciclo di canzoni: ‘Songs For A New World’; ‘Pure Imagination’; ‘The Last Five Years’; ‘Some Lovers’ e – forse il più convincente di tutti – ‘An Evening of Music From The Creators of ‘Spring Awakening’, Duncan Sheik and Steven Sater’. Li ho apprezzati enormemente e accolgo a braccia aperte un nuovo rappresentante di questa forma.
Lo spettacolo è in scena solo fino al 30 settembre, quindi non aspettate se volete vedere questo gioiello. In più, c’è un dopoprogramma con partecipazioni speciali di autori emergenti del teatro musicale: la sera in cui ho assistito io, abbiamo assistito a una vetrina delle meravigliose canzoni di Tim Connor. Sublime. Nel frattempo, un altro lavoro di Mr Oliver, ‘We Foxes: A Southern Gothic Musical Thriller’, potrebbe arrivare a Londra in un futuro non troppo lontano.
BIGLIETTI PER 35MM A MUSICAL EXHIBITION
Fotografia: Nick Brittain Photography
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