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RECENSIONE: 15 Eroine, Jermyn St Theatre - Digital Theatre Plus ✭✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

markludmon

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Mark Ludmon recensisce 15 Heroines di Jermyn Street Theatre e Digital Theatre Plus, una serie online di monologhi di 15 drammaturghe per interpreti donne, ispirata ai miti antichi.

15 Heroines 

Jermyn Street Theatre e Digital Theatre Plus

Cinque stelle

Programma di visione disponibile qui




Quando lo scrittore romano Ovidio compose, 2.000 anni fa, la raccolta poetica Heroides – o Le Eroine – gettò una luce ironica e sovversiva su alcune delle eroine più emarginate e fraintese dei miti greco-romani (oltre a un paio di altre figure femminili). Attraverso lettere, diede loro una voce dentro leggende guidate da eroi maschili, da Ulisse ed Ercole a Giasone ed Enea. 15 Heroines di Jermyn Street Theatre spinge oltre l’idea, coinvolgendo 15 importanti drammaturghe che riscrivono o reimmaginano queste storie in una serie di monologhi teatrali: quattro ore di teatro avvincente, riprese dal vivo e trasmesse in streaming.

Distribuiti da oggi in tre gruppi da cinque, gli spettacoli mostrano una grande varietà di approcci all’adattamento. Alcuni restano relativamente fedeli a Ovidio, altri attualizzano o reinventano le vicende, accentuandone l’urgenza contemporanea per affrontare temi come razza, identità femminile, violenza maschile, sesso e relazioni. Con brevi introduzioni testuali che inquadrano il contesto, non è necessario conoscere le Heroides né i miti; ma ci viene ricordato che le storie originali risalgono a circa 3.000 anni fa, in culture diffuse nel Mediterraneo, in Medio Oriente e in Africa.

Patsy Ferran nei panni di Arianna. Foto: Marc Brenner

Il primo gruppo, sottotitolato The Labyrinth, riunisce monologhi ispirati alle donne nelle vite di due dei più grandi eroi maschili, Teseo e Giasone. Qui troviamo String di Bryony Lavery, in cui un’Arianna da topo di biblioteca, interpretata con una timidezza d’acciaio da Patsy Ferran, gioca – letteralmente e metaforicamente – con il filo (e con la teoria delle stringhe) dopo essere stata abbandonata da Teseo, a cui aveva aiutato a uccidere il suo fratellastro, il Minotauro. Poi ci spostiamo sulla sorella, Fedra, interpretata da Doña Croll in Pity the Monster di Timberlake Wertenbaker: invece di limitarsi a bramare il figliastro come la descrivono Euripide, Seneca e Ovidio, è più desiderosa di convincere, per vendetta, il giovane a sfidare le convenzioni e a cedere sul proprio autocontrollo.

Sophia Eleni nei panni di Laodamia. Foto: Marc Brenner

Molto come Arianna, Fillide di Nathalie Armin in I’m Still Burning di Samantha Ellis è stata delusa da un uomo “figo” che lei ha aiutato; eppure supera vergogna e rimpianto – ancora una volta, come racconta Ovidio – per affermare se stessa e la propria indipendenza. Olivia Williams è splendida nei panni di un’altra donna tradita, Ipsipile, in Knew I Should Have di Natalie Haynes: furiosa con se stessa per il fatto di aver bisogno del marito, Giasone, che l’ha lasciata per Medea, lotta per ricordarsi di essere, di per sé, una leader forte, con un proprio esercito di donne. Infine, la stessa Medea, assassina di figli, occupa il centro della scena in The Gift di Juliet Gilkes Romero, che offre un’interpretazione intensa e da brividi di Nadine Marshall.

Olivia Williams nei panni di Ipsipile

Il secondo blocco di monologhi, The War, si apre con un aggiornamento meravigliosamente inventivo della meno nota storia di Laodamia, che si tormenta per il marito partito a combattere nella guerra di Troia. In Our Own Private Love Island di Charlotte Jones, la giovane moglie di un militare registra un videomessaggio sul suo Mac: Sophia Eleni è divertente e carismatica, e alla fine spezza il cuore. In The Cost of Red Wine di Lettie Precious, Enone – interpretata da Ann Ogbomo – passa dalla supplica alla furia e ai rimproveri, mentre cerca un modo per riprendersi dopo essere stata messa da parte dal “bellissimo bastardo” Paride, a favore di una donna ritenuta di status più elevato.

Jemima Rooper nei panni di Briseide. Foto: Marc Brenner

Abi Zakarian reinventa con brio la storia di Briseide, la “concubina” sottratta ad Achille da Agamennone durante la guerra di Troia. In Perfect Myth Allegory, Jemima Rooper è straordinaria nei panni di una donna d’affari determinata – forse psicopatica – che, invece di essere merce di scambio, prende il controllo e si scrive la propria storia a spese degli uomini. In Will You?, Sabrina Mahfouz dà una nuova torsione alla vicenda di Ermione, amante di Oreste, anche lei usata dagli uomini come pedina politica: Rebekah Murrell colpisce nei panni di una giovane che denuncia sistemi ingiusti e violenza maschile mentre viene interrogata dalle autorità. Infine, Hannah Khalil reimmagina la storia di Penelope, rimasta a casa a filare e a respingere i pretendenti mentre il marito Ulisse compiva la sua odissea nel Mediterraneo dopo la guerra. In Watching the Grass Grow, la Pen di Gemma Whelan si chiede perché si senta così disperata e bisognosa quando il marito non la contatta, dopo essere rientrato con due giorni di ritardo da una trasferta aziendale di “team building”.

Indra Ové nei panni di Deianira. Foto: Shonay Shote

Cinque ulteriori lettere di Ovidio si intrecciano nella terza parte, The Desert, che si apre con un’interpretazione folgorante di Indra Ové in The Striker di April De Angelis, ispirato alla storia di Deianira, moglie di Ercole, rimasta a casa mentre lui andava a combattere mostri e sedurre donne. Qui è la moglie di un calciatore, che sorseggia retsina al sole mentre si prepara a distruggere il marito, spifferando tutto a un gruppo di giornalisti. In The Choice, Stella Duffy resta più vicina alla fonte nell’evocazione di Didone, che non fu soltanto una tragica conquista abbandonata da Enea, ma una profuga che, con determinazione e autodeterminazione, usò la propria intelligenza per fondare una città e diventare regina di Cartagine, interpretata con inflessibile durezza da Rosalind Eleazar.

Eleanor Tomlinson nei panni di Canace. Foto: Marc Brenner

Isley Lynn affronta con sensibilità un tabù moderno in A Good Story, in cui la Canace di Eleanor Tomlinson rilascia un’intervista televisiva sempre più inquietante su una relazione sotto i riflettori. In Girl on Fire, Chinonyerem Odimba scompone la storia di Ipermestra, che sfidò l’ordine di uccidere il marito, trasformandola in una testimonianza sugli orrori della violenza maschile e sulla possibilità di speranza, resa con grande bellezza – tra canto e parola – da Nicholle Cherrie. I See You Now di Lorna French è un finale perfetto: riprende una storia popolare sulla poetessa lesbica Saffo che si innamora di un giovane, e la riformula come un racconto potente e straziante di tradimento e di esperienza migratoria.

Martina Laird nei panni di Saffo. Foto: Marc Brenner

A tratti divertente, spesso commovente, 15 Heroines è una raccolta straordinaria di monologhi, diretta da Adjoa Andoh, Tom Littler e Cat Robey. Anche se ogni testo è stato scritto in modo indipendente, molti temi ritornano: dal potere distruttivo delle dicerie alla paura e all’angoscia che inevitabilmente accompagnano l’amore, fino alla forza delle donne nel determinare il proprio destino. Ovidio scrisse le Heroides perché fossero eseguite come monologhi ma, pur dando voce a personaggi femminili, venivano naturalmente recitate da uomini. Ora, riscritto da donne per donne, 15 Heroines rimette le cose a posto.

I tre gruppi di monologhi saranno disponibili in streaming in orari specifici tra il 9 e il 14 novembre 2020. Visita jermynstreettheatre.co.uk per i dettagli.

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