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RECENSIONE: The Last Return, Traverse Theatre, Edinburgh Fringe ✭✭✭✭
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Di
pauldavies
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Paul T Davies recensisce The Last Return al Traverse Theatre all’Edinburgh Fringe 2022.
The Last Return.
Traverse Theatre
4 stelle
Un gradito ritorno per Druid al Fringe Festival, con la pungente satira di Sonya Kelly sulla lotta per il nuovo ordine mondiale. Non ci sono più biglietti per lo spettacolo più richiesto del momento, ma quei pochi pieni di speranza si mettono in coda per i biglietti di ritorno. Il foyer del teatro, con una scenografia superba di Francis O’Connor, è naturalistica e non lascia alcun indizio sugli eventi surreali che stanno per dispiegarsi. Ci sono molte battute sul fare la fila e su dove sia l’inizio della coda, che risuonano in chiunque abbia frequentato il Fringe. Ma le cose prendono una piega cupa quando la lotta per essere in testa alla fila si fa più intensa, mentre arriva un’ondata di maltempo pesante e un biglietto di ritorno diventa più possibile.
A occuparsi dei biglietti, e SOLO dei biglietti, senza alcuna responsabilità per la coda (ci si aspetta che i membri della fila si organizzino da soli in modo civile), è la Ticket Person: una splendida interpretazione di Anna Healy, che si attiene rigidamente alle sue istruzioni e ai suoi annunci finché non è costretta a intervenire. Umbrella Woman (Fiona Bell) è la Scozia, fieramente indipendente, che ambisce al primo posto in fila, dove la Gran Bretagna (Bosco Hoigan) è già piazzata da tempo, come per ogni replica. Eppure, a causa di una vescica debole, non è mai riuscito a seguire uno spettacolo fino alla fine, e il teatro applica una rigida politica di divieto di rientro. A piombare nel foyer arriva l’America (Fionn O Loingsigh), convinta che il suo posto di diritto sia in cima e che abbia bisogno dello spettacolo per affrontare il PTSD militare. C’è un posto vuoto, con sopra uno zaino, che appartiene a una ragazza che è al bar, e Naima Swaleh è la Woman in Pink, “in attesa di un’amica”, paziente fino al momento in cui commenta il comportamento della civiltà occidentale.
Il cast è superbo, capace di giocare con ogni battuta e ogni cambio di tono con grande naturalezza. Il testo costruisce tensione e risate in modo impeccabile, con eventi che il pubblico non si aspetta minimamente che accadano! La sua farsa surreale dice più su immigrazione e colonizzazione di qualsiasi altro spettacolo che io abbia visto sull’argomento e culmina in un finale tanto inaspettato quanto meraviglioso. Intelligente e tagliente: consigliatissimo.
23–28 ago
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