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RECENSIONE: Fanny e Stella, Above The Stag Theatre ✭✭✭✭
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markludmon
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Mark Ludmon recensisce Fanny and Stella - The Shocking True Story di Glenn Chandler, ora in scena all’Above The Stag Theatre, Vauxhall.
Fanny and Stella
Above the Stag Theatre, Londra
Quattro stelle
Una delle storie più straordinarie nella storia queer di Londra raccontata da Peter Ackroyd in Queer City è il famigerato processo a due giovani uomini, Ernest Boulton e William Frederick Park, comparsi al banco degli imputati al tribunale dei magistrati di Bow Street nel 1870 vestiti con abiti femminili. Furono accusati di «cospirazione e istigazione a commettere un reato innaturale» dopo essere stati visti in un palco allo Strand Theatre in pieno drag, mentre facevano svolazzare i fazzoletti e «lascivamente» squadravano gli uomini in platea. Era la fine di una giornata intensa per i due che, come spesso facevano, si aggiravano per le strade di Londra in eleganti abiti da donna, tra shopping e flirt con i passanti. Solo che, quella volta, erano stati seguiti da agenti di polizia. Difesi dal loro avvocato come semplicemente «teatrali», conquistarono il cuore dei londinesi, che li considerarono più un divertente intrattenimento che una minaccia sodomitica, e in seguito i due misero in scena spettacoli raccontando la propria storia con gli altri nomi di Fanny e Stella.
Questo episodio affascinante negli annali della storia queer – raccontato con maggior dettaglio nella biografia di Neil McKenna del 2013 – ha ispirato lo scrittore Glenn Chandler a portare in scena le vite di questi personaggi variopinti in Fanny & Stella: The Shocking True Story. Come sosteneva il loro avvocato, entrambi erano estremamente teatrali e avevano recitato come «attrici» in spettacoli allestiti in teatri minori e nelle sale parrocchiali: ed è proprio questa teatralità a sorreggere questo spettacolo delizioso e spassoso. Così come le vere Fanny e Stella giravano i locali per raccontare le proprie vicende, veniamo trasportati al Bermondsey Working Men’s Institute di Londra, dove la coppia narra la sua sconvolgente storia vera con l’aiuto di altri tre gentiluomini e dell’apprensivo direttore del circolo. Si torna alle loro infanzie borghesi, quando la madre affettuosa di Ernest era più che felice di vedere il figlio indossare abiti da bambina e fingersi una cameriera di salotto. Chandler ha scavato nel ricco materiale delle loro vite per esplorare il loro amore duraturo per il «drag» – parola dello slang di strada Polari registrata per la prima volta in un’aula di tribunale proprio a causa del loro processo. Lo spettacolo svela anche le loro relazioni con gli uomini, incluso il «matrimonio» di Stella con un deputato, Lord Arthur Clifton (figlioccio del primo ministro William Gladstone).
Sottoposte a una pressione costante perché si “virilizzassero” e indossassero abiti maschili, Fanny e Stella emergono come eroi per la loro lotta nel rivendicare un’identità queer. Pur avendo apportato alcuni cambiamenti allo spettacolo rispetto al debutto del 2015, Chandler evita di addentrarsi troppo nelle attuali discussioni sul genere. È invece chiaro che questa è la storia di due uomini gay che erano più felici vivendo in abiti femminili piuttosto che identificandosi come donne. Ambientata nel 1871, la coppia crede che la propria sopravvivenza segni l’inizio di una nuova era che porterà all’uguaglianza per gli uomini gay (anche se «gay» non aveva ancora assunto il significato moderno e «omosessualità» era appena stato coniato). La realtà fu che la persecuzione continuò: le leggi sulla gross indecency vennero inasprite nel 1885 e, 24 anni dopo il caso di Fanny e Stella, Oscar Wilde fu condannato al carcere e ai lavori forzati – un’ombra che aleggia brevemente sulla storia mentre i due uomini lottano per evitare la prospettiva del tapis roulant e dello spaccare pietre.
Nonostante la minaccia della tragedia, Fanny & Stella è davvero molto divertente: una commedia piena di humour camp e battute spinte, diretta con tempi perfetti da Steven Dexter. I ruoli del titolo sono interpretati splendidamente, con flamboyante verve, da Tobias Charles e Kieran Parrott, sostenuti da eccellenti performance comiche di Christian Andrews in diversi ruoli, tra cui Lord Arthur, e da Mark Pearce nel ruolo di Grimes, il direttore del club camaleontico e multiforme, dalle mille inflessioni. Con musiche di Charles Miller, le canzoni di Chandler hanno tutta l’arguzia piccante del music hall vittoriano, come «Anyone Seen My Fanny?», ma con arrangiamenti moderni sotto la direzione musicale di Aaron Clingham al pianoforte. Ne nasce una gioiosa celebrazione delle «Funny He-She Ladies», come le definiva all’epoca la stampa: forse non hanno cambiato la legge dall’oggi al domani, ma sono state pioniere nel dare voce alle vite queer quasi un secolo prima che l’omosessualità venisse parzialmente depenalizzata in Gran Bretagna.
In scena fino al 2 giugno 2019. Foto: PBG Studios
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