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RECENSIONE: Cara Piovra, Teatro Nazionale ✭✭✭✭
Pubblicato su
16 febbraio 2024
Di
pauldavies
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Paul T Davies recensisce Dear Octopus di Dodie Smith, ora in scena al Lyttelton del National Theatre di Londra.
Ariella Elkins Green, Dharmesh Patel, Billy Howle e Amy Morgan. Foto: Marc Brenner Dear Octopus
National Theatre, Lyttelton.
14 febbraio 2024
4 stelle
ACQUISTA I BIGLIETTI La ripresa di Emily Burn del testo del 1938 di Dodie Smith risuona di attriti familiari e amore. La famiglia Randolph si riunisce per celebrare il 50º anniversario di matrimonio di Dora e Charles, e quattro generazioni si ritrovano sotto lo stesso tetto. Ci sono rancori di vecchia data, segreti, desideri taciuti e occasioni di riconciliazione e festa. La trama è esile e, con un cast così numeroso, è inevitabile che alcuni personaggi restino meno sviluppati. Ma la forza sta nei dialoghi di Smith, scoppiettanti di battute taglienti, e l’ensemble è impeccabile. E una delle stelle è la scenografia girevole di Frankie Bradshaw, che cattura alla perfezione la grandiosità un po’ sbiadita della casa: la carta da parati è scolorita e si scrosta, ma si ha la sensazione che non verrà mai cambiata, un po’ come la famiglia.
La compagnia di Dear Octopus. Foto: Marc Brenner
La matriarca è Dora, e Lyndsay Duncan offre un’interpretazione eccellente, perfetta: la sua voce meravigliosa cola caramello anche quando fa commenti velenosi sulla sua (?) sorella maggiore Belle, un’altra caratterizzazione impeccabile firmata Kate Fahy. Glamour e sempre truccata in modo irreprensibile, Nora scherza sul pericolo di “portare fuori una faccia così sotto la pioggia”. C’è poi una scena splendida in cui Belle parla con Charles (Malcolm Sinclair, splendidamente dignitoso e paziente) e discute apertamente di essere innamorata di lui da cinquant’anni e dei suoi matrimoni falliti. Ma la principale preoccupazione per il pubblico è il rapporto tra Fenny e Nicholas, entrambi innamorati l’uno dell’altra: un segreto di Pulcinella per il resto della famiglia. Interpretati con sensibilità da Bessie Carter e Billy Howie, la minaccia di una proposta di matrimonio da parte dell’allevatore di polli del posto li costringe finalmente ad avere la conversazione che stiamo aspettando. Per molti versi, sono il cuore dello spettacolo.
Malcolm Sinclair e Kate Fahy. Foto: Marc Brenner
Sono molte le gioie di questo copione sublime e delle interpretazioni, in particolare il modo in cui Nora raduna la famiglia e poi la smista a fare piccoli lavoretti, ma l’amore le traspare da ogni poro. È tutto molto garbato, e il ritmo è dolce; a tratti, un po’ come il discorso di Nicholas sul “Dear Octopus”, divaga e può risultare leggermente frustrante. A differenza dell’altro dramma familiare in scena al National, Till The Stars Come Down, questo è un testo molto meno esplosivo e la posta in gioco non sembra mai davvero altissima.
Kate Fahy, Billy Howle, Lyndsay Duncan, Ariella Elkins Green, Isla Ithier e Amy Morgan. Foto: Marc Brenner
Ma è un’istantanea di una famiglia sull’orlo di un’altra guerra, e i notiziari radiofonici a ogni cambio scena con la diplomazia del “peace in our time” di Chamberlain ci ricordano quanto fragile stia per diventare questa famiglia. È probabile che quella grande casa venga requisita dall’esercito nel giro di pochissimo, e viene da chiedersi quanti di loro continueranno a riunirsi e a festeggiare. Un lavoro di toccante bellezza.
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