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RECENSIONE: Il Soffiatore di Lamponi Fantasma, Teatro St James ✭✭✭
Pubblicato su
Di
danielcolemancooke
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Il Fantasma del Soffiatore di Pernacchie
St James’ Theatre
30 ottobre
3 stelle
C’è una battuta sorprendentemente profetica verso la fine de Il Fantasma del Soffiatore di Pernacchie. Il narratore James Petherick sostiene che uno dei poliziotti stava «cercando una trama, anche se forse era così dalle 20». Era divertente (come molte delle battute della serata), ma come spesso accade con la comicità, faceva ancora più ridere perché era vero.
Lo spettacolo ha molte qualità, ma la costanza delle battute e della storia non è tra queste. Creato originariamente da Spike Milligan e Ronnie Barker e poi aggiornato da Lee Moone, il repertorio comico passa dal sublime all’assurdo, per arrivare poi al semplicemente tremendo.
La trama è semplice (e assurda): un folle in stile Jack lo Squartatore si aggira per la Londra vittoriana, uccidendo le sue vittime soffiando una pernacchia letale. Fa fuori, uno a uno, i membri dell’establishment, inseguito da una coppia di poliziotti sfortunati (cos’è un “hap”? E perché è un male non averne uno?). Il tutto è messo in scena come un radiodramma d’altri tempi, completo di effetti sonori dal vivo in palcoscenico e di un annunciatore della BBC in smoking.
Nonostante una trama sottile come un’ostia e un umorismo a tratti ripetitivo, c’è una piacevole, tipicamente britannica follia, fatta di doppi sensi appena accennati, giochi di parole a raffica e personaggi sopra le righe. Tuttavia, si capisce perché in origine fosse pensato come una serie di sketch: l’energia maniacale dello spettacolo regge solo per un certo tempo, finché non si avverte chiaramente che comincia ad afflosciarsi.
Detto questo, il cast copre con coraggio queste crepe grazie ad alcune interpretazioni davvero notevoli. Steve Elias, in particolare, spiccava nei panni del sergente Bowles; mi ha sorpreso leggere nella sua biografia che non ha un background comico: il suo timing era impeccabile e il modo di raccontare le battute, senza rivali. Anche il suo complice David Boyle era divertentemente diligente e pomposo nel ruolo di Corner of the Yard, con una serie di one-liner e improvvisazioni consegnate alla perfezione.
Jodie Jacobs, unica donna del cast, interpretava una vasta gamma di personaggi, molti dei quali le permettevano di mettere in mostra la sua splendida voce. C’è stata anche una specialissima apparizione a sorpresa di Jon Culshaw nei panni del Fantasma: un tocco azzeccato che ha strappato veri sussulti al pubblico (prima che mi accusiate di spoilerare: ogni sera ci sarà una celebrità diversa!).
La regia bizzarra sembrava poter essere stata concepita dallo stesso Milligan; spesso veniva chiesto agli spettatori di creare effetti sonori o perfino di salire sul palco e prendere parte alla scena.
La vera star dello spettacolo, però, era senza dubbio Jessica Bowles alla postazione degli effetti sonori. Proprio come in un radiodramma, tutti gli effetti venivano prodotti dal vivo, usando una serie di oggetti domestici impiegati nei modi più strani. Era stranamente ipnotico da guardare e contribuiva al clima bizzarro e caotico della serata, insieme alle proiezioni “alla Monty Python” di Benjamin Walden.
Il Fantasma del Soffiatore di Pernacchie vi farà ridere e gemere in egual misura. Per quanto, oggettivamente, l’idea di partenza non sia abbastanza solida da sostengere uno spettacolo di due ore, l’entusiasmo contagioso del cast regala una serata divertente, anche se leggera.
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