Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

  • Dal 1999

    Notizie e recensioni affidabili

  • 26

    anni

    il meglio del teatro britannico

  • Biglietti ufficiali

  • Scegli i tuoi posti

NOTIZIE

RECENSIONE: Santino Fontana, La Serie di Concerti di Seth Rudetsky ✭✭✭✭✭

Pubblicato su

23 febbraio 2021

Di

julianeaves

Share

Julian Eaves recensisce Santino Fontana, protagonista di un appuntamento online della The Seth Rudetsky Concert Series.

The Seth Concert Series con Santino Fontana e Seth Rudetsky

Diretta online domenica 21 febbraio, replica lunedì 22 febbraio

Sito web della Seth Concert Series

Santino Fontana non è – forse – un nome particolarmente noto al pubblico britannico, ma è proprio questa la missione della serie: portare sotto gli occhi e alle orecchie del mondo alcuni dei più celebrati protagonisti del musical di Broadway.

Per cominciare, una folata di afosa estate newyorkese è entrata nelle nostre case, non certo per colpa di questo inverno nordamericano insolitamente rigido, ma grazie al fascino spensierato e giovanile di “Manhattan” di Rodgers e Hart.  Fontana l’ha interpretata con il suo miglior piglio da crooner da lounge, e la partita era iniziata.

Vede, Seth ha giocato un piccolo scherzo al suo ospite di questa puntata non annunciando il brano in anticipo; ha semplicemente attaccato l’introduzione come a dire: «Eccoci, ragazzo: CANTA!»  E Santino l’ha fatto.  Direttamente da casa dei suoi genitori a Richmond, … Washington.  Forse è quanto di più lontano dalla Grande Mela si possa essere restando nei 48 stati contigui, ma con Fontana in giro si ha presto la sensazione che non saremo mai troppo lontani dalla prossima battuta arguta o da una dose di brillante, metropolitano botta e risposta.

Sa anche recitare.  Seth ha ricordato di averlo visto per la prima volta sul palco in “Oscar Wilde”.  E poi siamo scivolati in “On the Town” di Bernstein, Comden e Green, con “I’m So Lucky to Be Me”: l’occasione perché i suoi splendidi acuti risuonassero luminosi e puliti, incluso un La♭ acuto NON scritto in partitura!  (Se vuoi distinguerti al mondo, non ha senso giocare seguendo le regole.)

È stato davvero piacevole ascoltare qualcosa da “God Bless You, Mr Rosewater”, il primo progetto di Alan Menken e Howard Ashman: “Dear Ophelia”, una graziosa ballad con armonie piacevolmente “increspate” e sorprendenti svolte melodiche.  Fontana l’ha resa in modo eccezionale.  Da lì a “The Fantasticks”, un Über-hit Off-Broadway la cui tenitura, a questo punto, probabilmente supera persino l’età complessiva del pianeta Terra (grazie agli autori Harvey Schmidt e Tom Jones).  “They Were You” è un altro esercizio di charme per un tenore, e Fontana mostra esattamente come spremere ogni goccia dal pezzo.  La sua voce è davvero affascinante: possiede una sorta di “calore dinamico” che risuona in tutto il registro centrale, espandendosi verso l’esterno e verso l’alto; è un timbro seducente e piacevolissimo che crea dramma attorno a sé, senza mai diventare stucchevole.

“Joe, Joe, Joe” da “The Most Happy Fella” di Frank Loesser è un tour de force per un attore-cantante come Santino, ed è stato la nostra riabilitazione dopo il suo racconto del “peggior incidente di scena di sempre”: un trauma cranico potenzialmente fatale che lo ha catapultato in un mondo simile a un film di Ray Milland particolarmente inquietante. Ma niente paura, comuni mortali: la “Cinderella” di Rodgers e Hammerstein lo aspettava subito dietro la prossima curva a gomito.  “Do I Love You Because You’re Beautiful?”, accorciata per adattarla a una sola voce (è un duetto), è stato un bel momento di R&H “tardo”.

È poi entrato John Battagliese, vincitore del posto da “voce della settimana”, con un timbro sorprendentemente maturo in un fisico giovanissimo: un’altra scoperta folgorante degli investigatori Seth.  E così a “It Only Takes a Moment” da “Hello, Dolly!” di Jerry Herman:  servita con squisitezza.  “Metaphor”, che ci ha riportato a “The Fantasticks”, ha fatto seguito, dando a Seth la possibilità di impreziosirla con un supporto vocale tutt’altro che semplice.  (È sempre un piacere quando, in un cabaret, gli artisti si ricordano di alzare il ritmo proprio mentre lo spettacolo comincia ad avviarsi verso la conclusione.)

“When You’re Making Love Alone” (Cheryl Hardwick e Marilyn Miller) è arrivata – per così dire – subito dopo: una frizzante beguine dalla serie TV “Crazy Ex-Girlfriend”. È stato divertente (che, credo, sia esattamente l’intento).  Poi ci è venuta un po’ di fame e ci siamo concessi 16 battute di “Vanilla Ice Cream” da “She Loves Me” (Harnick e Bock), con Mrs Fontana che è entrata leggera con un guizzo operistico per servirla a cucchiaiate: accidenti, qui la gente va e viene in un lampo!

E poi ci siamo congelati anche noi. Ma prima dovevamo divertirci ancora con “I Am Gritty”, un siparietto intelligente e molto newyorkese su “West Side Story”, buttato giù in pochi secondi con quello stile da maestro del “ecco-un-altro-risvolto-vocale-che-non-avevi-mai-sentito-vero?”.  Se mai fosse servita una ragione semplice e chiarissima per riaprire i teatri, ecco il tizio, vostro onore!  Con quell’eco ancora nei timpani, “Love Is an Open Door” di Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez (dal film Disney dove c’è tanta neve e tanto ghiaccio, oltre a parecchio canto) ha offerto un esilarante auto-duetto alla Danny Kaye, completo di falsetto con accento del Sud per la voce femminile.  (Ma il lavoro gliel’hanno già dato??)  Senza ammettere repliche, “Almost Like Being in Love” (Lerner & Lowe) è ricomparsa per accompagnare la notte di Washington verso la chiusura, riportandoci al suo personaggio da crooner da lounge, e aprendo un medley d’amore per il più definitivo dei finali.

Lo spettacolo è andato per le lunghe, e in profondità e in ampiezza, offrendo un bel po’ di fuochi d’artificio e perfino un pavimento di lava (riferimento in codice n.17).  Oh, sì: a quel punto ribolliva parecchio quando siamo finiti nel finale, ancora fragorosamente travolgente.  E questo, signore e signori, è lo show business.

Condividi questo articolo:

Condividi questo articolo:

Ricevi il meglio del teatro britannico direttamente nella tua casella di posta

Sii il primo ad accedere ai migliori biglietti, alle offerte esclusive e alle ultime novità sul West End.

Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento. Politica sulla privacy

SEGUICI