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Recensione: The Rivals – Theatre Royal Haymarket ✭✭✭

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editoriale

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Martin Schurman recensisce l’elegante ripresa di The Rivals firmata da Peter Hall, ma vorrebbe più fuoco e passione di quanto questa produzione riesca a offrire.

Peter Bowles & Penelope Keith si ritrovano come partner in schermaglie in The Rivals. C’è molto da apprezzare nella raffinata produzione di Peter Hall di The Rivals. La scenografia di Simon Higlett è classica nella sua semplicità, evocando sia le eleganti mezzalune di Bath sia i soffocanti salotti dell’alta società. Le luci sono splendide, i costumi sontuosi. Ma, dal momento in cui si alza il sipario, è difficile scrollarsi di dosso la sensazione che Peter Hall stia dirigendo un’opera più che una pièce.

Ah, se ci fosse un po’ più di sex appeal, o un po’ più di pericolo. Questa ripresa è tradizionale e graziosa, sì, ma le manca il fuoco. Sotto la superficie c’è ben poco che turbi l’aria rarefatta della Bath del Settecento. Robyn Addison, nei panni di Lydia Languish, fatica con il testo e adotta una recitazione monotona per esprimere il suo languore. Tam Williams, nel ruolo del suo corteggiatore, spinge la voce nella direzione opposta, saltando su e giù tra i registri. Il loro contrasto risulta curioso accanto al superbo Ian Conningham nel ruolo del servo Fag, al deliziosamente sardonic Tony Gardner nei panni di Faulkland, alla dizione più naturale di Carlyss Peer come cameriera e ad Annabel Schoely, Julia, l’amica e confidente di Lydia. Persino Kieron Self e Gerard Murphy, come Bob Acres e Sir Lucius O’Trigger—ruoli comici dai tratti volutamente marcati—spremono i loro personaggi fino all’ultima goccia, ma senza perdere naturalezza.

The Rivals è una commedia molto verbosa e gran parte del primo atto è di pura esposizione; nel secondo, invece, c’è pochissima azione capace di coinvolgere il pubblico oltre all’ammirazione per i bei costumi. Per fortuna, però, non è tanto l’azione a contare, quanto il casting di Sir Anthony Absolute e Mrs. Malaprop, e qui, almeno, questa produzione eccelle. Con Peter Bowles e Penelope Keith nei ruoli, la chimica tra loro è davvero contagiosa mentre attraversano la vicenda con un leggero gioco di flirt. Tuttavia si tratta della tenera complicità di due vecchi amici più che di una vera tensione sessuale. Bowles si aggira per la scena con il bastone e un’intonazione laconica—un po’ cattivo da pantomima, un po’ zio lascivo—mentre Keith evita la consueta macchietta e dona al personaggio una toccante umanità.

In definitiva, persino questi due veterani non riescono ad accendere la commedia. Ci sono momenti di grande mestiere e tutto scorre piacevolmente, ma non arriva mai al punto di sobbollire. È elegante, sì, ma fin troppo prudente.

In scena fino al 26 febbraio Maggiori informazioni

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