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Gary: Un seguito di Tito Andronico - Booth Theatre
Pubblicato su
4 maggio 2019
Di
douglasmayo
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Nathan Lane torna a Broadway nella commedia di Taylor Mac Gary: A Sequel to Titus Andronicus al Booth Theatre.
Kristine Nielsen, a sinistra, e Nathan Lane in Gary: A Sequel to Titus Andronicus. Foto: Julieta Cervantes.
Nathan Lane, vincitore di tre Tony Award®, e Kristine Nielsen, candidata ai Tony, saranno protagonisti questa stagione a Broadway nella prima mondiale di Gary: A Sequel to Titus Andronicus, la nuova commedia di Taylor Mac, finalista al Premio Pulitzer e MacArthur Fellow. Diretta dal vincitore di cinque Tony Award George C. Wolfe, Gary è ambientata subito dopo il sanguinoso epilogo della prima tragedia di William Shakespeare, Titus Andronicus.
In Gary, la visione del mondo unica di Taylor Mac si intreccia con la prima tragedia di Shakespeare, Titus Andronicus. In questa straordinaria nuova opera di Mac, ambientata durante il declino dell’Impero romano, gli anni di battaglie cruente sono finiti. La guerra civile è terminata. Il Paese è stato sottratto da folli, e ovunque ci sono vittime. E a due umilissimi servitori – Lane e Nielsen – viene affidato il compito di ripulire i corpi. È l’anno 400 – ma sembra la fine del mondo.
https://www.youtube.com/watch?v=-vW3lbBVRQw
GARY - A SEQUEL TO TITUS ANDRONICUS - COSA HANNO DETTO I CRITICI
Quindi, almeno per me, i momenti più convincenti e potenti sono arrivati quando le interpretazioni si sono allineate alla gravità del presupposto. Il discorso di Gary sul potere dell’arte di creare nuove realtà è stato uno di quei momenti per il signor Lane: si percepiva la speranza nell’iperbole di cui parlava.
Jesse Green, New York Times
In altre parole, Gary non scherza. Come il suo eroe, ha grandi progetti e, come il suo eroe, quei progetti non si realizzano con una fluidità perfetta. Lane è straordinario, e Julie White è esilarante nei panni del terzo personaggio dello spettacolo, Carol: un’ostetrica della classe media tormentata dal senso di colpa per il ruolo da spettatrice in una delle tante sottotrame tragiche di Titus, in cui le è stata tagliata la gola senza esiti fatali. (È una liberal dal collo sanguinante.) Ma sebbene Nielsen – che ha preso in carico il ruolo di Janice poco prima delle anteprime – strappi risate con i suoi tipici contraccolpi facciali, l’interpretazione manca di varietà; non tutti i passaggi della storia risultano chiari e, mentre la produzione di George C. Wolfe offre tutta la flatulenza che si possa desiderare, ci sono tratti in cui perde slancio.
Adam Feldman, Time Out New York Torna alla pagina BROADWAY
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