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RECENSIONE: Casa, Tesoro, Frinton Summer Theatre ✭✭✭✭
Pubblicato su
11 agosto 2022
Di
pauldavies
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Paul T Davies recensisce la pièce di Laura Wade Home, I’m Darling, in scena nell’ambito della stagione estiva del Frinton Summer Theatre.
Home, I’m Darling.
Frinton Summer Theatre.
2 agosto 2022
4 stelle
Sito web del Frinton Summer Theatre A quasi quattro anni da quando vidi la produzione del National Theatre, sono felice che il Frinton Summer Theatre abbia dato a me e al pubblico locale un’altra occasione di vedere la splendida, divertente e inquietante opera di Laura Wade. Judy, insieme al marito Johnny, ha trasformato la sua casa in una dimora anni ’50, cerca di procurarsi materiali originali (come il frigorifero), indossa abiti d’epoca e compra prodotti locali e sostenibili. Ha scelto di fare la casalinga e abbraccia quel tipo di vita, sostenendo di esserne felicissima. Ma la realtà bussa alla porta: alcune rate del mutuo non sono state pagate e, mentre la relazione comincia a sgretolarsi, la facciata diventa impossibile da mantenere. Si è intrappolata in un quadro di Edward Hopper e non sa come uscirne.
È un ottimo lavoro d’ensemble, con al centro l’eccellente Judy di Sarah Lambie, che con grande abilità scava sotto gli strati dell’idealismo fino a far emergere la disperazione interiore. Al suo fianco è perfettamente all’altezza il Johnny di Jamie Treacher, per il quale proviamo simpatia quando rivela di non volere questo stile di vita, di non riuscire a sopportare di essere servito e riverito, e che quella scelta potrebbe nuocergli e compromettere le sue prospettive nel mondo “di fuori”. A rubare la scena è Tracy Collier nel ruolo di Sylvia, la madre di Judy: una “vera” femminista che buca la bolla di Judy e, nel secondo atto, sfodera un monologo travolgente che strappa un applauso più che meritato. Ottime anche Emma Grace nei panni di Fran, amica di Judy e Johnny, e Duncan Wilkins è viscidamente perfetto come Marcus, che ci mette tutti a disagio mentre tenta di strappare a Judy un accordo economico. Al debutto professionale, Muireann Gallen è una presenza sicura come Alex, la capa di Johnny. Il cast è eccellente mentre la tensione cresce, e un efficace flashback ci offre il contesto e la motivazione della scelta di Judy.
Come spesso accade nelle prime serate, non tutta la comicità è andata a segno e, pur comprendendo i vincoli di un palcoscenico e di un backstage ridotti, i cambi scena e i cambi costume sono risultati decisamente troppo lunghi: il pubblico si è trovato spesso davanti a un palco vuoto. Inoltre, la regista Melissa Aston-Munslow colloca gran parte dei dialoghi nella cucina sul fondo scena, troppo distante per chi siede nelle ultime file, e un’importante rivelazione dopo dieci minuti rischia di perdersi perché dovrebbe avvenire più al centro del palco. Ma lo spettacolo troverà il suo ritmo, e i costumi di Neil Gordon sono un trionfo, così come l’ennesima scenografia “miracolosa” di Sorcha Corcoran. Se non sapete cosa aspettarvi, tanto meglio: è il modo migliore per vivere questo testo, e questa bella produzione è un’ottima occasione per scoprire il genio di Laura Wade.
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