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RECENSIONE: Wasted, The Wardrobe Theatre Bristol ✭✭✭✭
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Di
pauldavies
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Paul T Davies recensisce lo spettacolo di Kae Tempest Wasted al The Wardrobe Theatre di Bristol.
Wasted.
The Wardrobe Theatre, Bristol.
3 giugno 2023
4 stelle
Presentato nell’ambito di una stagione curata dagli studenti diplomandi del corso MA in Drama Directing al Bristol Old Vic, il testo poetico e incisivo di Kae Tempest sui giovani allo sbando ha, semmai, acquisito una risonanza ancora più profonda dal suo debutto nel 2012. Oggi, con il mercato degli affitti e la crisi del costo della vita, il desiderio di sentirsi spensierati diventa ancora più pungente mentre Ted, Charlotte e Danny affrontano la vita dopo i rave. Wasted non solo nel senso di droga, alcol e sballo, ma anche di occasioni sprecate e di vita sprecata. Se l’allestimento originale utilizzava microfoni a mano e aveva un’impronta più da spoken word, la regia magistrale di Richard Bland evita quell’approccio e fa emergere splendidamente la narrazione: i sentimenti di Danny per Charlotte passano più in primo piano, e il bisogno di Ted di tenere unita l’amicizia acquista urgenza. Ne rivela il testo sotto una nuova luce (non fatta soltanto di strobo durante un rave) e ne guadagna in forza. Il trio ricorda il decimo anniversario della morte dell’amico Tony, invidiando la sua adolescenza spensierata prima che si mettesse le catene dell’età adulta.
Nei panni di Ted, Dudley O’Shaughnessy offre un’interpretazione eccellente di un ventenne terrorizzato dall’idea di sprecare la propria vita in un impiego sicuro ma poco appagante in contabilità e in una relazione stabile. Con un tempo comico impeccabile, capisce gradualmente che ormai una serata a ballare perderà sempre contro una gita da IKEA; il suo lutto per l’amico perduto è autentico e toccante, ed è lui la colla che tiene insieme i tre. Danny deve ancora crescere: è ancora in una band fallita e fa uso di droghe con regolarità, e Francis Redfurn è centrato nel ritrarre un giovane che si rifiuta di lasciarsi alle spalle il proprio passato edonista, digrignando e scattando per tutte le 48 ore che trascorriamo con il suo personaggio. Holly Hawgood coglie bene lo stesso impulso nella sua Charlotte, che vorrebbe mollare il lavoro da insegnante ma non riesce a fare quel passo. Se gli aspetti naturalistici risultano convincenti, nelle sezioni corali il suo timing pareva appena appena fuori fase, entrando uno o due battiti dopo i colleghi, ma è un’inezia.
L’albero commemorativo di Tony è realizzato in modo splendido dalla scenografa Rhiannon Binnington: fatto di fili e fibre, sapientemente urbano, con casse audio che diventano sedute e tavoli e che contengono oggetti di scena nascosti, a sostegno di un ritmo scorrevole dello spettacolo. In effetti il ritmo è solido: la regia lascia spazio al testo di respirare e di concedersi momenti di riflessione. Il Wardrobe Theatre è di per sé un ottimo spazio fringe, ed è stato un piacere vedere un lavoro inserito nella vivace scena teatrale di Bristol, davvero meritevole di essere scoperta. VISITA IL SITO DEL WARDROBE THEATRE ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST PER RESTARE AGGIORNATO
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