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RECENSIONE: Lo zoo di vetro, Teatro Duke Of York 2022 ✭✭✭✭
Pubblicato su
3 giugno 2022
Di
pauldavies
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Paul T Davies recensisce il memory play di Tennessee Williams, The Glass Menagerie, con Amy Adams al Duke of York’s Theatre di Londra.
Amy Adams in The Glass Menagerie. Foto: Johan Persson The Glass Menagerie
Duke of York’s Theatre
31 maggio 2022
4 stelle
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Il primo grande successo di Tennessee Williams torna in una nuova produzione inventiva diretta da Jeremy Herrin, che con delicatezza svela nuove sfumature grazie a un casting particolarmente ispirato. Pur raccontando la storia della sbiadita Southern Belle Amanda, che cerca disperatamente di sistemare la figlia Laura con un “gentleman caller”, il testo manca del melodramma e delle istrioniche esplosioni emotive delle opere successive; eppure proprio nella sua dolcezza risiede una forza notevole. È un allestimento realizzato con grande cura, e non c’è bisogno di imporre al testo una cornice di meta-teatro: Williams ce la offre già nel suo magnifico monologo d’apertura, abbracciando l’idea di “memory play”, con gli attori che si salutano in scena prima dell’inizio. La “menagerie” di vetro è la collezione di animaletti che Laura ha messo insieme vivendo in disparte dal mondo esterno: rappresentano la sua famiglia, le sue speranze e i suoi sogni, e occupano un posto d’onore — forse con un cabinet di vetro così imponente da rubare un po’ troppo l’attenzione.
Lizzie Annis e Tom Glynn Carney. Foto: Johan Persson
Per molti, il richiamo principale è il debutto nel West End di Amy Adams nel ruolo di Amanda e, alla prima stampa, ho trovato la sua interpretazione un po’ monocorde, soprattutto nella prima parte. Sembrava cauta nel lasciarsi andare del tutto agli aspetti più melodrammatici del personaggio, restando su un terreno sicuro e accelerando qua e là le battute. Dove invece funziona benissimo è nella commedia, e in questo testo non mancano frasi splendide: “Mi rialzerò, ma non brillerò” e “è eloquente come un’ostrica.” Tuttavia, la serata appartiene a Lizzie Annis nei panni di Laura, al suo debutto professionale in teatro. Nel testo Laura è “zoppa”, da cui derivano la sua timidezza profonda e l’insicurezza. Annis è un’attrice con paralisi cerebrale, e ogni riga dell’esperienza di Laura è restituita con una comprensione intensa, con il volto che registra ogni minimo cambio d’emozione. Paul Hilton, come Narratore e Tom adulto, e Tom Glynn-Carney lavorano in perfetta sintonia come Tom più vecchio e Tom più giovane: passato e presente, speranza e delusione. Nei panni del “gentleman caller” Jim O’Connor è impeccabile e gentile, finché non inizia a vantarsi e, per accidente, rompe l’unicorno di vetro tanto prezioso per Laura. Il fatto che non abbia raggiunto il successo che si aspettava dai tempi della scuola viene sottolineato con delicatezza anche dal fatto che è un uomo di colore, forse emarginato quanto Laura.
Amy Adams e Tom Glynn Carney. Foto: Johan Persson
C’è molto da ammirare in questa produzione, in particolare la scenografia di Vicki Mortimer che, insieme a luci e suono, si espande con discrezione anche in platea. Eppure l’ho trovata stranamente poco incisiva, forse al momento un po’ troppo prudente, priva di quel colpo al cuore che ho provato assistendo ad altri allestimenti del testo. Tuttavia, con il tempo l’emozione si assesterà, e la scena del secondo atto tra Jim e Laura vale da sola il prezzo del biglietto.
The Glass Menagerie è in scena al Duke of York’s Theatre fino al 27 agosto 2022.
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