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RECENSIONE: Il Darling e la Diva, Privee ✭✭

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Di

julianeaves

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Julian Eaves recensisce The Darling and The Diva al Privee Knightsbridge. The Darling and The Diva Privee 21 ottobre 2018 2 stelle In giro ci sono moltissimi numeri comici, ed è sempre divertente scoprire qualcosa di nuovo, soprattutto quando riesce a intercettare un certo nervo contemporaneo.  Kiki Mellek, prima in scena in questo costoso bar sotterraneo di Knightsbridge, nei panni di una sorta di “spalla” in abiti da drag queen, ha lasciato un’impressione piacevole con la sua grottesca, vagamente levantina, matrona dei media: un numero tutto basato su superficialità, narcisismo, vanità e altri capisaldi di ciò che il quartiere sembra incarnare.  Si è anche spogliata, mostrando parecchia carne decisamente finta, un po’ alla maniera dell’Eurotrash di un tempo, quando cose del genere riuscivano ancora a strappare una risata.  Oggi, invece, il risultato appare piuttosto triste e patetico.  Ma sono io che sto solo rivelando la mia età?  Dovrete provarlo di persona – se vi va – per scoprirlo. La seconda parte si è rivelata un numero che avevo già visto, alcuni anni fa, in un locale molto più economico a Stokey, dove lei rappresentava solo un quarto, o persino un quinto, di un cartellone molto più ricco e decisamente più conveniente.  Inoltre, per quanto ricordi, allora eseguiva il suo consueto repertorio di canto multilingue con più fantasia e brio di quanto abbiamo visto questa volta.  Un peccato: di solito i numeri migliorano con la pratica, soprattutto quando si hanno diversi anni alle spalle per affinare, come si dice, il proprio mestiere.  Qui non è andata così.  La seconda parte è stata quindi un po’ deludente, in una serata che nel complesso non è riuscita a reggere il confronto con l’hype egomaniacale alimentato dagli stessi performer.  Verdetto?  The Darling ha del potenziale, ma la Diva deve rimettersi in carreggiata.

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