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RECENSIONE: Rey Camoy, Festival del Fringe di Colchester ✭✭✭✭✭
Pubblicato su
23 ottobre 2023
Di
pauldavies
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Paul T Davies recensisce Rey Camoy, presentato nell’ambito del Colchester Fringe Festival.
Rey Camoy Mercury Theatre, Colchester Fringe Festival. 5 stelle Sito web del Colchester Fringe
Artista poco conosciuto fuori dal Giappone, Rey Camoy è stato descritto come un “pittore della condizione umana”. Nel corso della sua carriera ha dipinto ubriaconi, clown e soldati disabili, cercando di ritrovarsi nelle loro vite, mentre lui stesso lottava contro alcol e droghe. Si è tolto la vita a 57 anni. Da Osaka, in Giappone, la splendida e raffinatissima produzione di tarinainanika racconta la sua storia esclusivamente attraverso il movimento.
Ambientata nello studio di Camoy, la partitura intensa, commovente ed emotiva ci accompagna nel processo pittorico e nella tortura del creare (l’arte non è facile), nell’immaginazione e nella vita che conduce e nelle vite che osserva, con la compagnia in perfetta sincronia. Ci sono momenti silenziosi e struggenti che accennano a un amore che non è riuscito a sbocciare a causa dei demoni interiori, a un figlio perduto, a un lato oscuro della società che è universale e non limitato a un solo contesto. È un lavoro di una bellezza rara: il pubblico segue in un silenzio rapito, le emozioni crescono in determinati passaggi e la tensione si scioglie in un applauso fragoroso alla conclusione. Vi verrà voglia di sapere di più sull’artista e sulla sua opera: è una delle produzioni più raffinate che abbia visto da molto tempo, un vero tesoro da Fringe.
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