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RECENSIONE: La Mano di Dio, Talking Heads, iPlayer ✭✭✭✭
Pubblicato su
3 luglio 2020
Di
pauldavies
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Paul T Davies recensisce Kristin Scott Thomas in The Hand Of God di Alan Bennett, presentato nell’ambito della serie Talking Heads, ora in streaming su BBC iPlayer.
Kristin Scott Thomas in The Hand of God (Talking Heads) Talking Heads: The Hand of God.
In streaming ora su BBC iPlayer
4 stelle
Più leggero di alcuni dei Talking Heads successivi, ho sempre considerato The Hand of God il titolo più debole della serie. Per due motivi principali: da un lato Celia è un personaggio terribilmente snob e poco simpatico; dall’altro faccio fatica a credere al grande colpo di scena finale. (Se non l’avete mai visto, questa recensione potrebbe/conterrà spoiler.) Tuttavia Kristin Scott Thomas è così perfetta nei panni di Celia, recitando un po’ contro il suo solito registro, che quella facciata snob e glaciale inizia a sfuggirle di mano come un antico di valore inestimabile.
Celia considera la sua bottega di antiquariato come un regno esclusivo del buon gusto. È tagliente con i clienti che le portano dei pezzi e le dicono quanto li hanno sentiti valutare ad Antiques Roadshow, perché Celia non ha nemmeno la televisione. Fa “buoni mobili rustici”, orologi (perché il marito, ormai defunto, lavorava nello sminamento), e ceramiche d’epoca; non venderebbe mai orsacchiotti di peluche, non farebbe mai lavoretti collaterali tipo chutney e marmellate; studia i concorrenti come un falco e sostiene di saper riconoscere i clienti che mettono in atto “il trucco più vecchio del mondo”. Nota la signorina Ventrice che sbircia dalla vetrina e, come fa per tutto il monologo, elenca gli oggetti di valore che le ha sottratto, la splendida spilla con cammeo che la donna indossa e osserva che appare un po’ fragile. In un attimo è al capezzale della signorina Ventrice (che scruta con l’occhio esperto di chi valuta), passando in rassegna i tesori di ogni stanza e sperando di mettere le mani su qualche pezzo. Poi compare una nipote a lungo perduta, prende l’eredità e dà a Celia, come compenso per il suo tempo, una scatola piena di “cianfrusaglie”. Una bella cornice, con dentro uno schizzo brutto. Lei lo vende a 100 sterline a un giovane ed è felicissima, e in più si compiace del “bonus” che lui tornerà per il tavolo della canonica che non riesce a piazzare da oltre un anno. Naturalmente lui le ha giocato il trucco più vecchio del mondo e quello schizzo è un primo Michelangelo della mano di Dio, che vale milioni.
Continuo a trovare difficile accettare che un oggetto del genere potesse essere finito in una scatola in una casa di campagna di un’anziana, e che Celia, anche se i dipinti non sono il suo campo e non ha mai visto l’inizio del South Bank Show per riconoscere quel dito, non ne avrebbe intuito il valore. Eppure Scott Thomas offre con brillantezza una successione di sorrisi che raccontano la caduta di Celia dalla sua grazia snob. Il sorriso condiscendente che riserva ai clienti; la gioia autentica quando crede di aver venduto il tavolo e di aver ottenuto un guadagno inatteso con la cornice; e il sorriso falso, spezzato, che rivolge alla camera quando rivela i milioni che ha lasciato passare dal suo negozio. Si tira giù le maniche del maglione dai toni spenti, che ora sembra più economico, e guarda le marmellate e i chutney che ha iniziato a vendere. Il negozio adesso è pieno di gente venuta a curiosare. È un pezzo costruito con grande finezza, splendidamente concepito, e la regia di Jonathan Kent attenua gradualmente Celia mentre si svolge la scena finale. L’avevo sottovalutato all’inizio, e questa versione fa davvero brillare il testo. Spero solo che non tutti gli antiquari siano come Celia….
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