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RECENSIONE: Andare Avanti, Talking Heads ✭✭✭✭
Pubblicato su
29 giugno 2020
Di
pauldavies
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Paul T Davies recensisce Harriet Walter in Soldiering On, proposto come parte dei Talking Heads di Alan Bennett, ora su BBC iPlayer.
Harriet Walter Soldiering On.
Disponibile in streaming ora su BBC iPlayer.
4 stelle
Lo stoicismo è spesso considerato una qualità tipicamente britannica: lo si ammira, e il celebre “stiff upper lip” viene visto come un punto di forza. Eppure oggi siamo molto più consapevoli dei danni che può causare il silenzio, il non chiedere aiuto. È un terreno fertile per Alan Bennett, e pochi sono più stoici di Muriel, che incontriamo subito dopo il funerale del marito. Parte del “country set” (me la immagino con una vastissima collezione di Horse & Hound), è posh fino alle ciglia e, quando il figlio Giles le fa firmare alcuni documenti, sembra che il marito Ralph l’abbia lasciata vedova e molto ricca. Solo che Giles è “un po’ birbante”: emergono problemi di liquidità, investimenti sbagliati, e potrebbe essere tutta colpa sua. In più, la figlia Margaret ha bisogni speciali ed è accudita in una struttura. Quando però i soldi finiscono, Margaret viene trasferita in un posto “più povero”, ma più ricco di sostegno, dove finalmente fiorisce; la terapia fa emergere anche gli abusi subiti da bambina per mano del padre. Mentre Muriel comincia a crollare davanti ai nostri occhi, Margaret invece prospera nel suo percorso di recupero.
Harriet Walter offre un’interpretazione splendida, misurata e dignitosa, che ti spezza il cuore a poco a poco, mentre la tua stessa (eventuale) snobberia verso questo tipo di classe agiata viene messa in discussione. È instancabilmente allegra, orgogliosa di non aver pianto in pubblico al funerale di Ralph; perdona Giles anche se le rovina gli anni del tramonto; non sa bene come dare un senso alle rivelazioni di Margaret, ma seppellisce i sentimenti nel profondo. Nell’ultima scena, in una pensioncina di bassa stagione sul mare, a guardare la TV tutto il giorno, senza vedere i nipoti perché a Giles dà fastidio vederla lì, rifiuta di considerarsi una vittima: è una sopravvissuta. «Non sono una donna tragica. Non sono quel tipo.»
La regia di Marianne Elliott è sensibile quanto l’interpretazione: la macchina da presa quasi indugia, come in attesa del permesso di avvicinarsi, permesso concesso con un lieve sollevare del sopracciglio o uno sguardo intorno a sé. È un merito del team di scenografia e costumi se pochi tocchi semplici e raffinati di colore e di oggetti di scena riescono a portarci da un mondo ovattato a una sopravvivenza in riva al mare. Muriel può anche farti perdere la pazienza, ma proverai compassione per una donna che soffre in nome dello stoicismo.
Leggi la recensione di An Ordinary Woman, Her Big Chance e The Shrine
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