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RECENSIONE: Talking Heads, Una Donna Qualunque, BBC iPlayer ✭✭✭✭
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pauldavies
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Paul T Davies recensisce Sarah Lancashire in An Ordinary Woman, parte della serie Talking Heads di Alan Bennett.
Sarah Lancashire in An Ordinary Woman Talking Heads: An Ordinary Woman.
Con Sarah Lancashire
In streaming ora su iPlayer.
4 stelle
Quando la gente mi dice che ama Alan Bennett perché è «così divertente», mi chiedo se stiamo guardando lo stesso Mr Bennett. Certo, è un maestro nel gioco di parole e nelle svolte di frase che ti fanno ridere di gusto, ma quella risata può essere strappata via da uno shock o da una malinconia prima ancora che la battuta sia finita. È nel suo capolavoro, Talking Heads, che il rapporto tra comicità e dolore si fa più sfumato: la solitudine è una presenza universale nella vita di quei disadattati e di quelle rispettabili matronae, ordinari eppure straordinari, che parlano direttamente a noi. Dieci dei monologhi originali sono stati registrati di nuovo con nuovi interpreti, ma i due portati in scena originariamente da Thora Hird non lo sono stati: richiedono un’attrice oltre i 70 anni e si è ritenuto troppo rischioso, anche con rigorose misure di distanziamento sociale, procedere con una nuova registrazione. Al loro posto, però, arrivano due Talking Heads completamente nuovi: il primo, trasmesso su BBC One, è An Ordinary Woman, interpretato da Sarah Lancashire. Essendo un testo inedito, questa recensione potrebbe contenere spoiler se non l’avete ancora visto su iPlayer.
Sarah Lancashire in An Ordinary Woman
Ci sono tutti gli elementi classici di Bennett: una casa qualunque, un vicario, wafer rosa, bucato pulito e segreti oscuri che vengono a galla. Ci sono anche i consueti depistaggi: quando Gwen parla del figlio quindicenne, capiamo subito che sono molto legati, abbastanza da permettergli di mostrarle una macchia sul pene che lo preoccupa; ma i riferimenti al fatto che lei stia dimagrendo ci fanno pensare che sia malata lei, non lui, oppure altri indizi suggeriscono che possa avere una relazione inappropriata con qualcuno? Ci si avvicina, perché ciò che emerge è un tema profondamente tabù: Gwen è innamorata di suo figlio Michael. (Il sesso sbagliato, complicato e proibito è un’altra cifra del lavoro di Bennett.) È un argomento di rado affrontato, e Bennett ci arriva con coraggio: la confessione dei suoi sentimenti la conduce fino a un letto d’ospedale, crollando quando Michael passa una notte a fare l’amore con la fidanzata. Lancashire è eccellente: il suo volto dichiara la sua ordinarietà e poi si offusca dei sentimenti che è costretta a reprimere sempre più a fondo. Le splendide luci e la scenografia ci accompagnano dai pastelli luminosi a una camera da letto in penombra, fino a un reparto ospedaliero ancora più buio. Quando torniamo ai pastelli, tutto è cambiato. Ciò che non è cambiato è il marito, quasi muto e palesemente non amato: forse la fonte della sua solitudine e della passione che proietta altrove.
Nicholas Hytner, musa di Bennett, dirige con una sicurezza che tira fuori il meglio da ogni aspetto. È una scrittura cupa e audace, sostenuta da un’interpretazione eccellente: qualunque sia il dispositivo su cui lo guardiate, avrete la sensazione di ascoltare una confessione dei sentimenti più profondi. Forse ripete un po’ troppo di essere una donna qualunque, forse nel testo c’è un cliché bennettiano di troppo, ma è splendido ritrovare il Maestro dell’understatement confessionale.
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