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NOTIZIE

RECENSIONE: Bed Among The Lentils, Talking Heads, BBC iPlayer ✭✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

pauldavies

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Paul T Davies recensisce Lesley Manville in Bed Among The Lentils di Alan Bennett, presentato come parte della serie Talking Heads, ora disponibile su BBC iPlayer.

Lesley Manville in Bed Among The Lentils Talking Heads: Bed Among the Lentils.

Ora in streaming su BBC iPlayer.

5 stelle

Guarda ora

Ed eccoci, a mio avviso, al miglior Bennett. Interpretato originariamente da Maggie Smith, Susan è la moglie di un vicario: profondamente infelice e con un problema di alcol. Osserva la vita della chiesa, si tormenta perché non è la “perfetta” moglie del vicario che dovrebbe essere e, quasi per caso, inizia una relazione con il signor Ramesh, un droghiere indiano, ben lieto di venderle alcol quando il negozio del paese comincia a storcere il naso davanti a lei. C’è tutto il Bennett più classico: il monologo ci consegna una galleria di personaggi e le piccinerie del villaggio, il fan club del vicario, le battute di Susan su Gesù (“Pensi che abbia mai sogghignato?”) e la leggendaria battaglia dei Forest Mummers con la signora Shrubsole (“Se pensi che lo squash sia competitivo, dovresti provare con le composizioni floreali.”), una sequenza che, da sola, vale l’intero monologo!

È passato abbastanza tempo perché i remake funzionino, e molti interpreti si sono misurati con gli originali: solo un paio ne sono rimasti schiacciati. Alcuni, però, sono riusciti davvero a farlo proprio e Lesley Manville, come ci si aspetta, è semplicemente magnifica nei panni di Susan. Riesce a trasmettere un mondo di emozioni con un solo sguardo e centra le battute comiche con un tempismo perfetto. Mi sono reso conto che uno dei motivi per cui mi piace così tanto guardare questi monologhi è il caro, vecchio primo piano lento. Girati sul set di EastEnders a Elstree, non sono registrazioni via Zoom, e ho apprezzato moltissimo quel contatto diretto tra chi parla e chi guarda. La macchina da presa avanza impercettibilmente sul volto della Manville mentre arriva al cuore del racconto. Come in molti Talking Heads, alla fine Susan sta peggio di quando ha iniziato. Convinta dal signor Ramesh a frequentare gli Alcolisti Anonimi, ora sente di appartenere a due “chiese”, non a una sola, e il signor Ramesh ha venduto l’attività ed è andato via. Ci sono momenti splendidi, quando ride ricordando il signor Ramesh che balla nudo per lei, salvo minuscoli tamburelli, e poi il dolore rischia di travolgerla, mentre passa dal riso alle lacrime. È un’interpretazione bellissima.

Il regista Nicholas Hytner è, naturalmente, una sorta di musa di Bennett e sa che la camera deve semplicemente osservare, mentre gli strati vengono via uno dopo l’altro. Susan viene descritta come minuta e qui viene spogliata fino a restare un guscio, finché non emerge la verità dura e scomoda. Susan è vittima dell’abitudine, della sua epoca e dell’appropriazione, da parte del marito, della sua storia. È una commedia dal retrogusto agrodolce e, pur rispecchiando l’atteggiamento degli anni ’80, è un racconto che ha superato la prova del tempo. Ho apprezzato anche la durata di ogni episodio: si lascia spazio al racconto, si permette alla storia di respirare; è una narrazione semplice ma di grande efficacia.

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