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RECENSIONE: Stephanie J Block con Seth Rudetsky, Online ✭✭✭✭✭
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julianeaves
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Julian Eaves recensisce Stephanie J Block, ospite con Seth Rudetsky nell’ambito della Seth Concert Series online.
Stephanie J Block The Seth Concert Series with Stephanie J Block Online 5 Stelle Un altro disastroso problema tecnico – stanno diventando quasi una tradizione – ha aperto quest’ultimo appuntamento degli affascinanti e commoventi cabaret show in forma di chiacchierata intima firmati Seth Rudetsky, e questa volta il compito di superarlo è toccato alla cantante-attrice dalla voce d’argento, vincitrice di un Tony Award, Stephanie J Block. Ha scavalcato senza difficoltà questo ostacolo del tutto irrilevante con una ‘Being Alive’ dirompente e appassionatissima (quanto mai appropriata in questi giorni di coronavirus), con altro Stephen Sondheim in arrivo più avanti nello spettacolo. Collegata – per così dire – da Cape Cod, Massachusetts, e vestita di un sobrio nero “yankee” con scollo piuttosto alto, Stephanie si è subito sintonizzata sul ritmo esaltante di Seth, lanciandosi in una discussione su cosa renda una voce davvero buona: un’altra tradizione dello show, non meno impegnativa. Perché? Perché anche se sei abbastanza fortunato da nascere con un gran bel paio di corde vocali, devi averne cura, o la tua carriera sarà brevissima. È bastata una raffica alla Julie Andrews di ‘Supercalifragilisticexpialidocious’ per convincerci di questa verità, e Block sa accordare la sua voce su qualsiasi suono. ‘Part of that World’, deliziosa canzone “I want” di Alan Menken e Howard Ashman da Disney ‘La sirenetta’, ci ha accompagnati verso il momento successivo: il consueto sondaggio settimanale sul lockdown da coronavirus, che si è legato bene alla storia eterna della vita fatta di lotta, impegno e coraggio, temi che attraversano la lunga lista di ingaggi che Steph ha infilato sotto la sua “cintura” – in tutti i sensi – nel suo percorso verso la vetta. Ma il ‘belt’ vocale è il suo grande segreto, e ‘Don’t Rain On My Parade’ di Jerry Herman gli ha dato tutto lo spazio per spiegare le ali. E il suo modo comico di raccontare è impagabile: quella della pistola taser che ha provato a portare su un aereo (un reato federale)… un giorno va filmata! Vediamo fin troppo bene che esiste davvero una membrana sottilissima che separa lo sfarzo dello showbiz dalle dure strade degli Stati Uniti, un mondo difficile in cui la celebrità non garantisce necessariamente grande protezione. Scivoloni così, però, possono essere un errore facile anche per un adulto, ma vorremmo che altri facessero meglio: ‘Children Will Listen’ da ‘Into The Woods’ di Stephen Sondheim ha offerto un commento piacevole e maturo su questo peccato di impulsiva e sconsiderata maturità, scintillando di tutte le sfumature della sua voce arcobaleno. Poi è arrivata una vera storia d’amore “musical”, il racconto di come si sia messa insieme con il suo collega di ‘Wicked’, Sebastian Arcelus. Roba davvero emozionante, e un’altra grande storia che ruota attorno a un anello di fidanzamento. ‘Unexpected Song’ da ‘Song And Dance’ di Lloyd-Webber e Black è arrivata subito dopo, facendo brillare le luci su quei diamanti. Poi abbiamo fatto un giro in ‘The Pirate Queen’ di Schoenberg e Boublil, uno spettacolo che ha ricevuto reazioni meno entusiastiche del previsto (da critica e pubblico), ma in ogni musical di Broadway c’è sempre qualcosa di buono da trovare, e noi l’abbiamo trovato: ‘Woman’, che – nelle sue mani – diventa uno strepitoso inno “I want” (non a caso Seth l’ha presentata come un’ottima canzone da audizione!). Da lì il salto (in ogni senso) a ‘Falsettos’ (William Finn) e al numero migliore di quello spettacolo, ‘I’m Breaking Down’, ravvivato da qualche interpolazione occasionalmente aggiornatissima. E se QUESTA performance non è stata accolta da un sacco di applausi – magari solo sussurrati ma sentitissimi – da chi guardava da casa, mi stupirei molto. È stata una bomba. E così arriviamo alla vincitrice del concorso di questa settimana: altri 60 secondi di magia mozzafiato al telefono (da ‘Wicked’). L’America ha tantissimo talento meraviglioso tra cui scegliere, tanto cuore, e lo si sente nel suo teatro musicale come in nessun altro luogo. Ma quando ascolti una canzone VERAMENTE famosissima come ‘Over The Rainbow’ di Arlen e Harburg e senti quanto bene la cantante abbia lavorato per adattarla alla propria voce, scoprendo da sé quale storia voglia raccontare al suo interno, allora inizi a capire di cosa tratta davvero quest’arte, ed è proprio questo che Block ci ha mostrato subito dopo. È stata un’interpretazione indimenticabile, che ci ha condotti perfettamente allo spin-off di Stephen Schwartz e a un grande (semi-)finale brillante e pieno di ottoni, ‘The Wizard And I’. Però non avevano intenzione di lasciarci così, e Steph è passata con naturalezza a ‘The Way of Love’ di Dieval e Stillman da ‘The Cher Show’… un’altra grande voce nella sua cartellina di repertorio (grazie alle Crest White Strips… altra gran storia!). È stato questo il percorso che ci ha portati a ‘Believe’, una canzone con testo di Cher e contributi di letteralmente mezza dozzina di altri autori accreditati (e non si può che chiedersi come vengano distribuite le royalties). È un brano molto piacevole, cantato qui benissimo. Come lo sono stati tutti i numeri di un altro show, che questa volta si è chiuso con la squisita e sentita ‘We Can Be Kind’ di Nancy LaMott (che sono quasi certo sia stata scritta da suo marito, David Friedman). Anche dietro quella carriera c’è un’altra storia eroica, e facciamo bene a ricordarcene. Grazie a Seth e a Stephanie per averci ricordato le cose importanti della vita. Abbiamo bisogno di ascoltare non solo questa musica, ma anche le storie che ci stanno dietro. Quindi continuate così! SITO WEB DI SETH RUDETSKYLeggi la nostra recensione di Norm Lewis Leggi la nostra recensione di Megan Hilty Leggi la nostra recensione di Audra McDonald Leggi la nostra recensione di Cheyenne Jackson Leggi la nostra recensione di Liz Callaway
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