Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

  • Dal 1999

    Notizie e recensioni affidabili

  • 26

    anni

    il meglio del teatro britannico

  • Biglietti ufficiali

  • Scegli i tuoi posti

NOTIZIE

RECENSIONE: Seth Rudetsky con Liz Callaway Online ✭✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

julianeaves

Share

Julian Eaves recensisce Liz Callaway e Seth Rudetsky in un concerto online, presentato nell’ambito della serie di concerti di Seth Rudetsky.

Liz Callaway The Seth Concert Series: con Liz Callaway e Seth Rudetsky

Domenica 9 e lunedì 10 agosto 2020

Online

5 stelle

Alcuni anni fa, Richard Rodney Bennett – lui stesso un interprete di tutto rispetto – dichiarò che la celebre scena del cabaret intimo newyorkese era «andata... sparita, tutta sparita!».  Ebbene, se fosse ancora tra noi, sono certo che sarebbe felicissimo di vedere che, nelle mani di persone come il grandissimo Mr Rudetsky, è tornata ed è più viva che mai.  Molto più vivace, del resto, del teatro di New York, ancora completamente fermo; anche se questa settimana festeggiamo – con gioia – l’arrivo della prima produzione “all’aperto”, approvata da Equity e conforme alle misure di sicurezza COVID-19: una ripresa di ‘Godspell’, di cui poi abbiamo parlato per un momento, poco prima di ascoltare un ‘Beautiful City’ (scritto per il film) limpido e di una bellezza incantevole.  Quando siamo riusciti a partire, s’intende....

Siamo ancora in un territorio sperimentale, non bisogna dimenticarlo: cabaret online e con distanziamento sociale.  Non è un ingaggio facile, e in questa puntata si sono ripresentati alcuni inconvenienti tecnici.  Nonostante ciò, Seth si è assicurato che la sua ospite di questa settimana, la deliziosamente talentuosa Liz Callaway, venisse introdotta senza intoppi, con la sua consueta, affabile e tenera adorazione a spianare la strada: è un uomo completamente innamorato del musical, in un modo sorprendente, che lascia a bocca aperta chi guarda, mentre praticamente ti seduce a condividere la sua passione e la sua dedizione.  In questo show credo di aver sentito Liz descriverlo così: «Sei il fratello che non ho mai voluto»!  Un commento che suonava un po’ come quel sarcasmo alla newyorkese che copre appena un sentimento davvero sincero.  E, quando il suo microfono è tornato in vita, ci siamo goduti un ‘As If We Never Said Goodbye’ da ‘Sunset Boulevard’ (Lloyd-Webber/Black) diretto e travolgente.  Che scelta perfetta per aprire: Liz è in pista da un bel po’, ma la sua voce non è invecchiata di un giorno; in particolare l’acuto, con un sostegno fantastico e un vibrato davvero sensuale, e poi lungo tutta l’estensione, continua a togliere il fiato – suona esposta e vulnerabile, ma al tempo stesso appassionata, piena di slancio e ambizione.  È il tipo di voce, in altre parole, con cui ti viene voglia di andare in giro e vivere un’avventura.  Qual è il suo segreto?  «Sto molto attenta a quanto “belto”», consiglia.  E tutti prendiamo nota.  (Pamela Myers, nell’album originale di ‘Company’, viene citata come modello di riferimento.  Quindi, se volete capirci qualcosa, fate come Liz: ascoltate quella registrazione ancora e ancora e ancora, e la tecnica sarà vostra.)

Perfetta per il musical.  E un promemoria pertinente dell’“isolamento” che sentiamo in questi giorni di chiusure teatrali in tutto il mondo: il suo successo da ‘13 Days To Broadway’, ‘You, There In The Back Row’, è una lettera d’amore a quel mondo come poche, un magnifico affondo alla Cy Coleman, pieno di quel brivido di promesse e ottimismo anni ’80.  Anche se lo show segue un formato ormai familiare, attingendo al percorso dell’ospite, quando l’attenzione torna alla musica è lì che la vera energia comincia a scorrere.  In più, poche esperienze sono più piacevoli che guardare una cantante e un pianista capire insieme cosa fare con un brano, o persino quale brano scegliere: è esattamente questo il senso del metodo libero e rilassato di Seth.

Dopotutto, questo settore si fonda sulla collaborazione, qualcosa a cui è ancora più importante aggrapparsi in un momento in cui la società in generale sembra averla dimenticata e messa da parte.  A seguire, ‘The Meadowlark’, da ‘The Baker’s Wife’ di Stephen Schwartz, in un certo senso copre un terreno simile, ma seguendo una rotta infinitamente più complessa e imprevedibile.  Altrettanto belli dei numeri musicali, però, sono i racconti che Seth riesce a tirare fuori da questi grandi attori-cantanti: e in questo episodio ne abbiamo avuta una chicca assoluta, ricordando il notevole debutto a Broadway di Liz, quando ricevette DUE offerte contrastanti per nuovi spettacoli da grandi autori, con un agente che avviò una “gara di rilanci” tra i due, ciascuno deciso a tenerla nel proprio show; alla fine lei scelse ‘Merrily We Roll Along’ di Stephen Sondheim e George Furth: e l’altro titolo, ‘Gallery’, non aprì mai.  ‘Merrily’ rimase in cartellone appena due settimane alla prima uscita, ma è stato – naturalmente – un successo artistico duraturo.  E lo è stata anche Liz.

Seth Rudetsky e Liz Callaway

Ottenne anche ‘Baby’, uno show di Maltby e Shire che non riuscì davvero a trovare il proprio passo, pur raccogliendo sette nomination ai Tony in una stagione fortissima (che includeva anche ‘Sunday In The Park With George’ e ‘La Cage Aux Folles’).  Ma contiene ottime cose, tutte incentrate sulla gravidanza.  Seth e Liz ne hanno ricreato una scena: ‘What Could Be Better?’, un duetto cesellato con squisita cura.  Come risposta a quella domanda, subito dopo è arrivato un numero dell’ormai quasi dimenticato ‘Brownstone’, un debutto Off-Broadway che fu un flop, mandando i suoi autori (Rubins e Larson) a darsela a gambe (verso Wall Street e l’Ohio).  Eppure, nelle mani di Miss Callaway, ‘There Have Been Some Changes Here’ è una delizia totale: una ballata inquieta e romantica, elegante nella scrittura, che lei è ancora felicissima di tenere nella sua cartellina del repertorio.

Completamente diversa è ‘The Nanny Named Fran’: una creazione congiunta di Liz e della sorella Ann – bizzarra, brusca, spigolosa e divertente.   Un piccolo “qualcosa” buttato lì per increspare la superficie di queste acque meravigliosamente calme.  E questo ci ha portato a un’altra esperienza sconvolgente: ‘Now That I’ve Seen Her’ da ‘Miss Saigon’ (Boublil/Schoenberg).  Più umana nel suono, ‘Tell Me On A Sunday, Please’, la brillante title song di uno spettacolo che sembra scritto apposta per lei.  Il bello dei grandi autori è che trovi continuamente cose nuove e meravigliose da amare nel loro lavoro: e qui Andrew Lloyd Webber e Don Black dimostrano, ancora una volta, la loro straordinaria chimica.  E allora continui a chiederti: perché proprio i teatri che producono una creatività così splendida vengono tenuti chiusi?  In alcuni posti all’estero stanno riaprendo, no?  E in altri non hanno mai chiuso.

Questa settimana c’è stata, come sempre, una competizione, e una vincitrice: la voce favolosa di Dashira Cortez ha centrato alla perfezione 60 secondi del brano assegnato, ‘Journey To The Past’ di Ahrens e Flaherty: il che ci ha condotti in un mash-up con un’altra grande canzone dal film Disney ‘Anastasia’, ‘Once Upon A December’.  E poi è arrivata una VERA chicca: una parodia di ‘Another Hundred People’ di Sondheim, reinventata come ‘Another Hundred Lyrics’ (molto “Forbidden Broadway”... ma queste parole, modellate con abilità per incastrarsi esattamente dove devono, sono di Lauren Mayer, e sono fantastiche!).  Ma i nostri saluti sono arrivati con un altro brano da ‘Baby’, ‘The Story Goes On’.  Bellissimo nella sua semplicità, commovente e assolutamente vero.  Non sorprende che abbiano scelto di chiudere lo show con una sua reprise.  Perché sì, va avanti.  I teatri magari sono ancora chiusi, ma – oh, sì – la storia continua.

SITO WEB DEI CONCERTI DI SETH RUDETSKY Leggi la nostra recensione di Norm Lewis Leggi la nostra recensione di Megan Hilty Leggi la nostra recensione di Audra McDonald Leggi la nostra recensione di Cheyenne Jackson

Condividi questo articolo:

Condividi questo articolo:

Ricevi il meglio del teatro britannico direttamente nella tua casella di posta

Sii il primo ad accedere ai migliori biglietti, alle offerte esclusive e alle ultime novità sul West End.

Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento. Politica sulla privacy

SEGUICI