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RECENSIONE: Cavallo di Troia, Leeds Playhouse ✭✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

jonathanhall

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Jonathan Hall recensisce la produzione di Lung Theatre Company, Trojan Horse, scelta per riaprire il Leeds Playhouse dopo i lavori di ristrutturazione.

Foto: The Other Richard Trojan Horse

Leeds Playhouse

5 stelle

Sito web del Leeds Playhouse

‘Trojan Horse’, della compagnia di teatro documentario (verbatim) Lung Theatre, è lo spettacolo inaugurale del luccicante Leeds Playhouse rinnovato con un investimento di diversi milioni di sterline; ne sono uscito coinvolto, messo alla prova e con domande sul mondo che mi circonda — esattamente come mi aspetto di sentirmi dopo un solido lavoro teatrale. Il dramma racconta la storia completa — non quella filtrata dai media — dello scandalo ‘Trojan Horse’ del 2014, con la relativa indagine e inchiesta in cui alcune scuole di Birmingham furono sospettate e accusate di diffondere tra gli studenti ideologie estremiste islamiste. La scintilla di questi sospetti fu una lettera altamente dubbia, che sosteneva che in certe scuole si stesse cercando di plasmare gli alunni verso specifiche credenze, gettando un’ombra sinistra su quelli che, forse, erano comprensibili scontri culturali. Questa lettera, guarda caso, si accordava perfettamente con le posizioni di Michael Gove espresse nel suo libro del 2006 sulla presunta ‘minaccia islamica’; all’epoca della lettera, lo stesso Gove era Ministro dell’Istruzione.

Foto: The Other Richard

Quando si rese conto di ciò che stava accadendo, seguì una brutale serie di ispezioni dell’OFSTED, alla ricerca di prove che confermassero queste speculazioni via via più azzardate; la successiva inchiesta e la tempesta mediatica non hanno potuto non ricordare, almeno in parte, le cacce alle streghe del maccartismo contro i presunti comunisti nell’America degli anni Cinquanta e hanno aggiunto un capitolo inquietante al fenomeno delle ‘fake news’. È una storia complessa e tortuosa, che potrebbe facilmente far perdere il filo al pubblico, soprattutto se si considera che lo spettacolo è stato tessuto a partire da oltre 200 documenti e interviste.

Foto: The Other Richard

Raccontare una vicenda così labirintica, ricavata da così tante fonti diverse, non è impresa da poco; eppure gli autori Helen Monk e Matt Woodhead ci riescono brillantemente, creando un testo tagliente e interrogativo che non perde mai slancio. È realizzato con energia da un ensemble di cinque interpreti che, sotto la direzione appassionata di Woodhead, fanno un uso immaginativo delle proiezioni sul fondale e di cinque banchi di scuola per costruire i diversi paesaggi della narrazione.  Il cast è stato, senza eccezioni, eccellente, dando vita a persone di entrambe le parti della storia travolte dalla turbolenza; per me spiccano Mustafa Chaudhry, nel ruolo di un determinato membro del consiglio di amministrazione della scuola, e Gurkiran Kaur, come studentessa combattuta — entrambi, a modo loro, vittime degli eventi.

Foto: The Other Richard

Forse in modo inquietante, la produzione non potrebbe essere più pertinente. Ho visto lo spettacolo il giorno in cui il Primo Ministro sembrava normalizzare alcuni termini britannici piuttosto sospetti per un’uscita dall’UE, e quando la nostra scuola, preoccupata per un’imminente ispezione dell’OFSTED, stava spingendo con urgenza il proprio programma sui cosiddetti ‘valori britannici’. Quando chi guida il Paese pare normalizzare un linguaggio di rabbia, e quando a bambini di otto anni si insegna a recitare parole come ‘democrazia’ e ‘tolleranza’, capisci che c’è qualcosa di profondamente fuori posto nella nazione.

Qualsiasi spettacolo di apertura in un luogo nuovo o riaperto è più di un semplice evento teatrale a sé stante: è una dichiarazione d’intenti e di missione. Quando vedo questioni contemporanee esplorate in modo così esaltante ed energico da un testo che è stato sviluppato proprio in quel teatro, capisco che si tratta di un luogo importante e rilevante in questi tempi difficili.

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