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NOTIZIE

RECENSIONE: The Sweethearts, Finborough Theatre ✭✭✭✭

Pubblicato su

5 ottobre 2015

Di

matthewlunn

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Jack Derges e Jack Bannon in The Sweethearts. The Sweethearts

Finborough Theatre

25 settembre 2015

4 stelle

Prenota i biglietti Il copione di The Sweethearts si apre con tre epigrafi sull’eroismo, tra cui questo pensiero di Ernest Hemingway: «Con l’età diventa più difficile avere degli eroi, ma in un certo senso è necessario.» È un’idea calzante, esplorata con un effetto brillantemente cinico nel testo di Sarah Page. The Sweethearts suggerisce che il nostro bisogno di eroi raggiunga l’apice proprio quando facciamo fatica a reggere il peso delle cose, quasi che crogiolarsi nell’eroismo altrui protegga dal dubbio di sé. Eppure viene presentato anche come qualcosa di compulsivo, capace di ingannare la mente e avvelenare il cuore. Ambientato a Camp Bastion, in Afghanistan, nell’estate del 2014, The Sweethearts racconta la storia dell’omonimo trio femminile, composto da Helena (Maria Yarjah), Mari (Doireann May White) e dalla cantante solista Coco (Sophie Stevens). Arrivate alla base per suonare un live per le truppe, vengono loro assegnati come scorta due soldati semplici, David (Joe Claflin) e Trevor (Jack Bannon), e i sottufficiali Mark (Jack Derges) e Rachel (Laura Hanna). Trevor e Mark attendono l’arrivo delle ragazze con un entusiasmo famelico, mentre il sensibile David vive l’incarico come un’occasione per riallacciare i rapporti con Coco, la sua innamorata d’infanzia. Un attacco alla base manda all’aria lo spettacolo, costringendo Trevor, Mark e Rachel a rintanarsi con le loro protette terrorizzate, mentre David tenta di salvare il carismatico comandante dei soldati, il capitano Nicholls (Stevie Raine).

Stevie Raine e Sophie Stevens in The Sweethearts

Il testo pullula di figure eroiche e imperfette. Mark sostiene di «non fregarsene un cazzo» di salvare la vita di una soldatessa, ma l’implicita relazione mai compiuta tra i due viene indicata da Laura come causa del suo donnaiolismo. Coco è la beniamina dei media e il principale oggetto delle attenzioni dei militari, ma prova un forte risentimento verso le pressioni della celebrità, e sarebbe disposta a distruggere le carriere di Mari e Helena pur di poter vivere una vita normale. La figura più avvincente di tutte è però il capitano Nicholls: un ufficiale affascinante con naturalezza e impeccabilmente competente, che i soldati elevano ad archetipo del coraggio. Eppure, come vediamo nelle sconvolgenti scene finali, la morte del suo migliore amico lo ha reso un uomo profondamente arrabbiato, e non si fa scrupoli a umiliare gli altri per alleviare il proprio senso di impotenza.

The Sweethearts è un lavoro immersivo con una facilità disarmante. Page ha un dono eccezionale per i dialoghi, e ciascun personaggio possiede una voce unica e intrigante – non è cosa da poco, considerando che gli otto ruoli condividono soltanto due professioni (totalizzanti). È supportata da un cast superbo, da una regia empatica di Daniel Burgess e da una scenografia dettagliatissima e claustrofobica. Anzi, con il pubblico seduto a pochi metri dal palco, si assapora la tensione a ogni battuta e sembra quasi di sentire l’odore dell’adrenalina che trasuda dai pori degli interpreti.

L’umanità dei personaggi di Page, smontata e ricostruita lungo tutto lo spettacolo, viene indagata con una precisione quasi chirurgica. Jack Derges è assolutamente convincente nei panni dell’autosicuro Mark, che pare distrarsi di continuo da paure inconfessate. Il Trevor di Jack Bannon è una presenza esilarantemente volgare: a tratti sensibile, altrove cupamente immatura. Al contrario, la Rachel di Laura Hanna è una figura riflessiva e insoddisfatta, spesso voce della ragione; eppure i suoi complessi legami emotivi con Mark e con il capitano Nicholls le impediscono di agire durante la traumatica scena che precede il finale. È un’interpretazione abile e magnetica.

La prova di Stevie Raine nei panni del capitano Nicholls è determinante per la riuscita dello spettacolo, e lui la porta a termine con grande sicurezza. È così convincente come figura paterna e temprata dalla battaglia nel primo atto che la devozione dei soldati nei suoi confronti risulta talvolta un po’ eccessiva, non da ultimo nell’accorata dichiarazione di Mark secondo cui lui «di tutto ciò che ha fatto... ed è insignificante». Il suo contributo nell’atto finale rende pieno merito alla forza del tema centrale di Page.

Dorieann May White, Maria Yarjah e Sophie Stevens in The Sweethearts.

Se Sophie Stevens e Joe Claflin sono eccellenti nei ruoli di Coco e David, questi personaggi rappresentano però l’unico aspetto che ho trovato problematico nel testo. Presi singolarmente, sono avvincenti. La Coco di Stevens è un ottimo contrappunto alle brillanti prove comiche di White e Yarjah, un polo più pacato rispetto alla positività incontenibile di Mari e all’impulsività di Helena. A sua volta, David è intrigantemente introspettivo, e Claflin fa un lavoro splendido nel rendere la lotta interiore tra desideri personali e doveri professionali.

La storia d’amore tra Coco e David, tuttavia, lascia un po’ insoddisfatti. Serve a ripulire il palato dopo numerosi momenti amari e a offrire barlumi di speranza in mezzo alla disperazione. Eppure la riaccensione del loro legame viene esplorata solo attraverso poche interazioni rapide, e si affida troppo ai nostalgici ricordi del passato. Inoltre, spesso finisce in secondo piano rispetto alle tensioni emergenti tra Coco e gli altri personaggi, che preparano il finale. Di conseguenza, la risoluzione drammatica di queste tensioni mi è sembrata molto più significativa della chiarificazione del rapporto tra lei e David – con Stevens, White e Raine meritevoli di un elogio particolare per come hanno gestito una scena davvero difficile. Eppure, poiché la qualità della relazione tra Coco e David gioca un ruolo cruciale nella conclusione di The Sweethearts, ho lasciato il teatro più incerto di quanto avrei voluto: non necessariamente una sensazione negativa, ma che mi è parsa in contrasto con il futuro speranzoso che Page lascia intravedere per loro. The Sweethearts è un testo davvero affascinante, e sono certo che Sarah Page abbia davanti a sé un futuro molto luminoso come drammaturga. Anche se la storia d’amore centrale è risultata meno coinvolgente di quanto avrebbe dovuto, i temi ricchi, i dialoghi avvincenti e un cast eccellente in ogni reparto danno vita a uno spettacolo indimenticabile e stimolante. The Sweethearts è in scena al Finborough Theatre fino al 17 ottobre 2015

Foto: Scott Rylander

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