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RECENSIONE: La serie di concerti online di Seth Rudetsky con LaChanze ✭✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

julianeaves

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Julian Eaves recensisce The Seth Concert Series con l’ospite di questa settimana, LaChanze, ora in streaming online.

The Seth Concert Series: con LaChanze e Seth Rudetsky

In streaming online

5 stelle

Il sito di Seth

Calore e un senso di connessione intima sono senza dubbio i due ingredienti fondamentali per creare un cabaret: ed è proprio ciò che Seth e la sua ospite di questa settimana, LaChanze, hanno riversato nelle nostre orecchie fin dal primo numero, in quello che si è presto rivelato essere il primissimo incontro tra queste due persone straordinarie.  E ciò che questa signora ci avrebbe regalato, appariva chiaro fin dall’inizio: un forte senso di chi è e di cosa la anima.

‘Believe In Yourself’ da ‘The Wiz’ è sembrata una scelta naturale per il secondo brano della serata, e qui ha avuto un’interpretazione splendidamente maestosa, un altro colossale traguardo di Charlie Smalls.  Poi il ritmo è aumentato con un tour vorticoso della tournée internazionale (e nazionale USA) di ‘Dreamgirls’, uno spettacolo che l’ha portata in ogni stato dell’Unione con una tournée “bus and truck”, senza fronzoli.  A quel punto Seth è intervenuto come un MD particolarmente prezioso, recitando e cantando anche le SETTE altre voci in ‘It’s All Over’, un litigio operistico in musica (Henry Krieger, Tom Eyen) tratto dallo show.  Per questo incontro intensamente carico e aggressivo LaChanze ha trovato ancora un altro colore vocale: un’esplosione improvvisa, centrata alla perfezione.

Siamo poi passati al musical che è partito in piccolo ed è diventato davvero, davvero, davvero enorme!  ‘The Color Purple’, nella sua attuale “revival”, resta tra i gioielli più luminosi della corona di Broadway temporaneamente sottratta.  Ma prima di soffermarci più a lungo su quel trionfo, c’è stato il ritorno a ‘I Don’t Know How To Love Him’ dal ‘Jesus Christ Superstar’ di Lloyd Webber/Rice.  E poi… ‘Once On This Island’ (Ahrens/Flaherty) con un pulsante ‘Waiting For Life To Begin’, con Seth e sua figlia Sonya a completare il brano con i cori.

E poi siamo arrivati a uno spettacolo insidioso, ‘The Bubbly Black Girl Sheds Her Chameleon Skin’ (Kirsten Childs): uno show sul mondo dello spettacolo, cosa mai semplice da far funzionare, soprattutto quando dietro c’è una forte agenda personale – come in questo caso. Ma il lavoro è folgorante: ‘The Skate’ è proposto qui con una prova di bravura, una virtuosistica dimostrazione contrappuntistica che abbaglia ancora come vernice appena stesa.

Seth fa poi una battuta: ‘Adesso ti do qualcosa di un po’ più facile da cantare. Jason Robert Brown’.  Ma subito arriva una distensione rasserenante con ‘Another Life’ da ‘The Bridges of Madison County’, forse la partitura più seducente e affascinante di questo autore notoriamente impegnativo per voce attoriale e canto.  Nell’accompagnamento Seth mostra ancora e ancora come sappia dosare tocco e attacco con splendida maestria: quando è alla tastiera sembra essere l’intera orchestra e dirigerla mentre suona; c’è un’indipendenza nella sua espressione musicale completamente al servizio della musica. Una generosità collaborativa così è difficilissima da raggiungere, e per questo è piuttosto rara.

In questo impasto entra anche il messaggio sociale: LaChanze ha un’associazione, ‘BlackBeautyUnited’ (spero di aver capito bene), con la missione di migliorare le vite oltre il glamour superficiale dello scintillio di Broadway.  Fa anche moltissima TV e gestisce un suo “Workshop” che raggiunge il pubblico in un modo diverso, più di empowerment e coaching.  Si può mai fare troppo?  A quanto pare no.  Come quando azzecca alla perfezione ‘Another Hundred People’ dal revival del 1995 di ‘Company’, in cui ha contribuito a scardinare gli stereotipi razziali lavorando davvero sulla “verità” del brano, interpretandolo come un vero viaggio nella metropolitana di New York.  Sondheim rimase colpito alla sua audizione e un altro ruolo a Broadway riuscì a liberarsi dalle catene di un casting poco inclusivo.

Ma per LaChanze è il canto a far accadere le cose: in un altro amatissimo pezzo di questo show, ‘Your Daddy’s Son’, da un ulteriore titolo Ahrens-Flaherty, ‘Ragtime’, torna a catturare la gioia e il dolore della vita, inseparabilmente mescolati.  Da lì il passo verso Donna Summer è breve e ‘She Works Hard For My Money’ ha, nella sua interpretazione, la qualità estatica e incalzante di un raduno gospel: ispirata, esuberante, trionfante.

Quanto diverso, in contrasto, il delicato lirismo di ‘If/Then’ di Brian Yorkey e Tom Kitt, perfetto come numero delle 11 in questo show, prima di confluire con dolcezza nella chiacchierata “blockbuster” su ‘The Color Purple’.  Brenda Russell, Allee Willis e Stephen Bray vanno al cuore della visione di Alice Walker – amor vincit omnia – nel loro brano ‘What About Love?’ per Celie e Shug.  LaChanze osserva con lucidità che lo spettacolo non comunica tanto la specifica dimensione lesbica della loro relazione, quanto la bellezza e l’impegno del loro amore: ‘Ed è di questo che dovrebbe trattarsi’, dice.

Come sempre, il “roadshow” di Seth Rudetsky – bloccato in una sola stanza a New York City SOLO in senso letterale! – ci ha portati in un altro grande viaggio.  Al termine di 90 minuti ci fermiamo, meravigliati dalla distanza percorsa e da ciò che abbiamo vissuto, tutto grazie alla sbalorditiva arte di questa grande figura del palcoscenico di Broadway.

VISITA IL SITO DI SETH RUDETSKY Leggi altre recensioni della Seth Rudetsky Concert Series

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