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RECENSIONE: La serie di concerti di Seth Rudetsky - Beth Malone, Online ✭✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

julianeaves

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Julian Eaves recensisce Beth Malone mentre si unisce a Seth Rudetsky nell’ultima puntata della Seth Concert Series, ora in streaming online.

Beth Malone The Seth Concert Series with Beth Malone

In streaming online

5 stelle

Visita il sito di Seth

‘The Life of the Party’ di Andrew Lippa è stato un delizioso antipasto: l’ultima uscita della travolgente serie di cabaret-chat-show di Seth Rudetsky, impeccabili e meravigliosi, con una marcia in più – arrivata subito dopo l’intervento del nostro MD che invitava ad andare a votare, con l’atteggiamento giusto (l’unico “R level” di cui vogliamo davvero sentir parlare è quello di Mr Rudetsky).  Ma che cambio di registro passare poi al croon rauco da barfly di ‘Just In Time’ (Jule Styne, Betty Comden/Adolph Green), ispirato da Judy Garland – anche se in realtà era stato scritto per l’altra Judy, Holliday.  Beth, però, ha fatto sì che la sua voce cominciasse a suonare un po’ come Jerry Southern dopo waaay troppi martini.  Che flessibilità!  È una caratteristica di spicco di questi concerti (quasi senza eccezioni) che Seth scelga artisti con un dominio tecnico incredibilmente ampio, capaci di spostare la voce da un genere all’altro e risultare sempre del tutto autentici in ciò che stanno cantando in quel momento.  Cantare… o essere!

Una parte importante della vita di Malone, oltre che del lavoro, è l’impegno totale verso il mondo LGBTQ+, per il quale (e non solo) fa circa 50 concerti benefit ogni anno.  Ed è stato bello sentirla parlarne, soprattutto perché rivela che ha trovato la sua anima gemella, che sarebbe diventata sua moglie, Shelley, alla tenera età di 22 anni.  (E sì, dopo tutti questi anni, sono ancora sposate.)  Un altro brano, una canzone pop, ‘Where Are You Now?’, di Randy Kylin (forse?) – era semplicemente fantastico!  Una ballata davvero bella, semplice e tenera, piena di grandi emozioni, e una voce con chiarezza, precisione e cuore per cantarla.  Era la musica giusta per dare voce a un cuore in ricerca, in cammino.

‘On My Own’ (Schoenberg/Boublil) era una ballata simile, ma con un tocco vellutato, rifinita da sfumature country-western, e al tempo stesso arricchita dal dramma di una grande lotta.  Questo ci ha portati in un terreno molto più ruvido con ‘I Need A Old-Fashioned Lesbian Love Story’, e un’altra dose di Andrew Lippa che capisce la natura umana molto più di quanto la maggior parte degli autori possa mai fingere.  È un po’ come Tom Lehrer che incontra Jerry Herman.  Assecondatelo.  Malone sa fare questo tipo di numero da cabaret parodistico e maniacale con la stessa convinzione con cui abbraccia tutto il resto del repertorio: perché è BUON materiale, ovviamente – lei non fa nulla che sia meno che totalmente, fuori dal mondo, incredibile.  Molto New York City!

E poi siamo passati dritti alla successiva raffica di chiacchiere su Broadway, svelando il mondo folle e scatenato di audizioni, scritture, try-out e via dicendo.  ‘I Quit’ è la canzone da audition che mette fine a TUTTE le canzoni da audition, e qui le è stata data la giusta attenzione, con un ‘turno’ virtuosistico da parte della nostra Beth.  L’arrangiamento lucido e delicato di David Dyer per ‘Unruly Heart’ (da ‘The Prom’ di Matthew Sklar e Chad Beguelin) ha creato un contrasto splendidamente calibrato, dando più aria e spazio alla sirena country di Malone, audace e piena di voce, che si esalta nel ritornello ‘You will be found’, offrendo un’affermazione forte e appassionata di ottimismo e tenacia: qualità che lei incarna davvero.

A conferma di questo, subito dopo ‘The Life I Never Lived’, da ‘Sister Act’ di Alan Menken e Glen Slater, ha segnato un cambio di tono netto e ordinato: qui nella voce di Malone è entrato più acciaio, ma con la stessa cura impeccabile nel fraseggio e nel delineare il racconto del testo.   Siamo però agli antipodi rispetto all’approccio straordinariamente diverso di ‘Fun Home’ (Lisa Kron/Jenine Tesori), con il loro metodo sorprendentemente fresco e radicale di scrittura per la voce.  Malone lo analizza qui, mostrando come una cantante si confronta e reagisce a ciò che loro hanno scritto: una scrittura immersa fino alle ginocchia in un’interpretazione iper-naturalistica dei personaggi e della loro espressività.  Caitlin Caruso è stata la vincitrice della competizione di questa settimana e ci ha mostrato un ottimo clip di ‘Ring Of Keys’.  Ma ‘Maps’ è un brano ancora più impegnativo, che richiede un’enorme gamma di competenze all’interprete: trovare e liberare il lirismo nella musica, mentre si ricuce il racconto in un dispiegarsi continuo, sempre nuovo.  Tesori è un genio nel filare linee melodiche dentro le sue trame musicali, senza lasciare mai che sia l’aria a dettare dove la musica stessa – e la storia – possano andare.  E va ovunque.  Nonostante i molti premi, Tesori resta una compositrice incredibilmente sottovalutata: ma è davvero al livello dei migliori.

Al livello di Meredith Willson, il cui ‘The Unsinkable Molly Brown’ ci ha risollevato il morale con l’indomabile ‘I Ain’t Down Yet’ dell’eroina: una vera parata lungo State e Main, con tutto lo sfarzo e il chiasso del quattro luglio.  Tutto questo era delizioso.  E ci ha riportati a ‘Ring Of Keys’ nella versione di Beth Malone, mettendo in luce la sua sorprendente capacità di passare da un’emozione intensamente potente all’altra senza perdere un colpo.  Perfezione!

Leggi le recensioni di The Seth Concert Series

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