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RECENSIONE: The Paradis Files, Mercury Theatre Colchester ✭✭✭✭✭
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Di
pauldavies
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Paul T Davies recensisce The Paradis Files, presentato da GRAEAE al Mercury Theatre di Colchester nell’ambito di una tournée.
The Paradis Files.
Mercury Theatre, Colchester.
23 aprile 2022
5 stelle
Una delle tante cose che adoro di Graeae è che non so mai cosa faranno dopo. E questa è la rappresentazione più perfetta su Maria Theresia von Paradis, contemporanea di Mozart e Salieri (con i quali potrebbe aver avuto delle relazioni), e un’altra donna cancellata dal racconto della storia scritto dagli uomini. Era conosciuta come “l’Incantatrice cieca”, andò in tournée in tutta Europa e di lei oggi restano solo poche opere. Da questi frammenti, la compositrice Errollyn Wallen, la regista Jenny Sealy, la librettista Nicola Werenowska e la co-librettista e ideatrice Selina Mills hanno creato uno degli spettacoli più impeccabili e compiuti che io abbia visto quest’anno. Sul palco tutto è in perfetta armonia, a cominciare dal canto; persino i sopratitoli hanno il colore giusto per ogni personaggio e sono animati quanto il cast.
Il prologo vede l’ensemble presentarsi: i ruoli che interpretano, il colore dei costumi, le loro disabilità; descrivono anche la scena. Vivremo il tutto molto attraverso l’esperienza Graeae, e c’è così tanto da guardare e gustare che spesso non sapevo dove posare lo sguardo. Nell’ensemble non c’è un anello debole e, con la band in scena per tutta la durata, si respirava davvero un senso di comunità in cui eravamo invitati a entrare e a far parte. A tratti chiudevo semplicemente gli occhi e ascoltavo quel canto meraviglioso. Nei panni di Theresia, Bethan Langford è stata straordinaria, comunicando con intensità il dolore inflittole da una successione di ciarlatani che sostengono di poter “curare” la sua cecità (questa sequenza è potentissima: raramente le parole “Oh, the pain” sono state cantate in modo così bello e straziante) e lasciando emergere tutta la sua forza. Nel conflitto con la madre, l’eccellente Maureen Braithwaite, comprendiamo come la disabilità possa rendere una persona l’Altro, l’Estraneo, perché è la società a imporlo. La loro vicenda personale si svolge davanti a un gruppetto di pettegoli: Omar Ebrahim, Andee-Louise Hypolite e Ben Thapa si fondono e poi si separano per interpretare alla perfezione altri ruoli; ed Ella Taylor è ottima come la cameriera Gerda, per molti versi il nostro tramite tra i diversi strati della società.
Desidero fare un complimento particolare agli interpreti performer Chandrika Gopalakrishnan e Max Marchewicz, che hanno tradotto in lingua dei segni l’opera con grande sensibilità, diventando essi stessi una performance! Questa è un’opera lirica sontuosa, un vero banchetto per i sensi, e dobbiamo davvero trovare un’altra parola per “disabile”. Quello che ho visto è stato qualcosa di profondamente emancipante. Se avete l’occasione di vedere The Paradis Files, che ora fa tappa a Hull, Perth, Cardiff e Sheffield, vi esorto ad andarci!
DETTAGLI DELLA TOURNÉE DI THE PARADIS FILES Mercury Theatre Colchester
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