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RECENSIONE: Il piccolo principe, Omnibus Theatre Londra ✭✭✭✭
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markludmon
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Mark Ludmon recensisce Il piccolo principe all’Omnibus Theatre di Londra
Il piccolo principe all’Omnibus Theatre, Londra. Foto: Dan Tsantilis Il piccolo principe
Omnibus Theatre, Londra
Quattro stelle
Inserire qui il trigger
La storia de Il piccolo principe incanta bambini e adulti da quasi 80 anni, grazie ai suoi messaggi teneri su amicizia ed empatia. In questo periodo di festa, l’Omnibus Theatre presenta un nuovo adattamento di Sally Pomme Clayton pensato per i più piccoli, ma con tantissimo da offrire anche ai grandi.
Con la regia di Marie McCarthy, lo spettacolo all’inizio resta molto fedele al libro originale di Antoine de Saint-Exupéry, costruito attorno a un aviatore che precipita nel deserto e si ritrova solo, a parte uno strano ragazzino che sostiene di essere arrivato sulla Terra dalla sua casa sull’asteroide B612. Poi lo spettacolo prende slancio quando il Piccolo Principe comincia a raccontare come sia arrivato fin lì.
Il piccolo principe all’Omnibus Theatre di Londra. Foto: Dan Tsantilis
Con Comfort Fabian, dagli occhi spalancati e dall’innocenza disarmante nel ruolo del titolo, incontriamo una schiera di splendidi personaggi extraterrestri interpretati dagli altri due membri del cast. Royce Cronin è particolarmente strepitoso nei panni della “leggendaria Rosa”: una visione barbuta in tutù rosso con bordi verdi, top nero scintillante e mantello verde cangiante; le sue richieste capricciose spingono il Piccolo Principe a mettersi in viaggio per scoprire il significato dell’amicizia. Vera Chok brilla soprattutto come la volpe, che scruta affamata i bambini in platea in cerca di polli da “fare amici”… e poi mangiare.
Il piccolo principe. Foto: Dan Tsantilis
Con il suo tono inconfondibilmente bizzarro e pieno d’immaginazione, la storia esplora la natura dell’amicizia, la necessità di prendersi cura del proprio pianeta e l’importanza di non giudicare dall’aspetto. Ma c’è anche tanta comicità, con gag e momenti di interazione pensati per divertire i bambini, insieme a bellissimi effetti che ricreano un universo stellato grazie al lavoro della scenografa Sophia Pardon, della lighting designer Rachel Sampley e del sound designer Jon McLeod. Consigliato dai “quattro ai 104 anni”, lo spettacolo ha conquistato anche i miei due compagni di visione, di otto e 11 anni, che sono usciti dal teatro con un sorriso enorme.
In scena fino al 30 dicembre 2019
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