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RECENSIONE: La Vita che Conduco, Park Theatre Londra ✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

pauldavies

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Paul T Davies recensisce lo spettacolo di James Kettle, The Life I Lead, dedicato all’attore David Tomlinson, attualmente in scena al Park Theatre di Londra.

Miles Jupp in The Life I Lead. Foto: Piers Foley The Life I Lead.

Park Theatre.

19 marzo 2019

4 stelle

In trasferimento al Wyndham's Theatre a settembre 2019

Prenota i biglietti

La nuova pièce di James Kettle esplora la vita dell’attore David Tomlinson, ancora oggi conosciuto da milioni di persone soprattutto come Mr Banks nel classico Disney del 1964 Mary Poppins. Le note di programma citano ciò che David Tomlinson, Mr Banks e l’interprete Miles Jupp hanno in comune. È una lista lunga e, aggiungendo “fascino da vendere” e “tempismo comico superbo”, la lista è completa. Quella che rischia di essere una serata divertente ma leggera acquista spessore grazie al testo di Kettle e alla performance, enormemente godibile, di Jupp. Perché, come in tutte le famiglie, ci sono verità nascoste, e qui vengono svelate con abilità in uno spettacolo ben costruito.

Mikes Jupp in The Life I Lead. Foto: Piers Foley

Su una splendida scenografia d’ispirazione magrittiana firmata dalla scenografa Lee Newby, Tomlinson ci parla: forse dal Paradiso, forse dal limbo, dato che potrebbe essere la notte in cui è morto, nel 2000. Fin da subito Miles Jupp stabilisce un legame con il pubblico rompendo la quarta parete, e lo spettacolo riconosce con ironia le doti e le capacità di Tomlinson: conosceva i propri limiti e sapeva interpretare alla perfezione il “clown quieto”. Jupp lo ha colto in modo impeccabile, sia vocalmente sia fisicamente, e in alcuni momenti sembra di essere in camerino con un adorabile vecchio attore che ci intrattiene con aneddoti della sua carriera — e ce ne sono molti, con battute fulminanti!

Miles Jupp in The Life I Lead. Foto: Piers Foley

Ma ciò che dà profondità allo spettacolo è che parla di padri e figli, in particolare del complicato rapporto di David con il padre distante, così tipicamente inglese. La rivelazione sconvolgente è che il padre doveva essere distante perché era bigamo e trascorse metà della sua vita con un’altra moglie e un’altra famiglia. Il modo in cui i Tomlinson lo scoprirono è straordinario, e lo spettacolo centra in pieno lo stoicismo inglese del “stiff upper lip”. E poi c’è il rapporto tra David e suo figlio William, forse uno dei primi bambini in assoluto a ricevere una diagnosi di autismo. Questi momenti sono condivisi con grande delicatezza, senza isteria né melodramma, e per questo non risultano meno potenti.  Jupp gestisce magnificamente i cambi di tono, e la responsabilità che Tomlinson sentiva per essere parte di tanti ricordi d’infanzia (ebbe anche enormi successi con Pomi d’ottone e manici di scopa e Un maggiolino tutto matto, il film britannico con il maggior incasso del 1969) è resa con tenerezza: viene spontaneo pensare che dovesse essere un uomo davvero adorabile.

Se la produzione può sembrare un po’ “vecchio stampo” e tradizionale, per me è proprio questo il suo punto di forza. È stato anzi rinfrescante vedere un monologo che non sia appesantito dall’angoscia e che celebri non solo un grande attore, ma anche un padre affettuoso — e l’amore stesso.  Si celebra anche la magia del cinema e, di conseguenza, si trascorre una serata davvero incantata in compagnia di Mr Tomlinson.

Fino al 30 marzo 2019

PRENOTA I BIGLIETTI PER THE LIFE I LEAD AL WYNDHAM'S THEATRE

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