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NOTIZIE

RECENSIONE: The Grinning Man, Trafalgar Studios 1 ✭✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

pauldavies

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Il cast di The Grinning Man al Trafalgar Studios. Foto: Helen Maybanks

Trafalgar Studios

19 dicembre 2017

5 stelle

 

Chi avrebbe mai detto che Victor Hugo avrebbe offerto un terreno così fertile per un adattamento in musical? La produzione del Bristol Old Vic probabilmente resterà sempre all’ombra del successo planetario, con barricate e rivoluzione, di Les Misrables, ma The Grinning Man è di per sé un capolavoro gotico, macabro e melodrammatico. Tom Morris, co-creatore di un altro trionfo mondiale, War Horse, ha dato vita a uno spettacolo meravigliosamente inventivo e di grande bellezza visiva, capace di portare lo spirito del Bristol Old Vic a Londra. Lo scenografo Jon Bausor attinge al music hall e al mondo del luna park, estendendo la sua visione fino alla platea e perfino ai corridoi d’accesso; le luci di Bob Casey sono superbe; e la progettazione e regia delle marionette di Finn Caldwell e Toby Olie è straordinaria: sorprendente, stupefacente e davvero emozionante.

La compagnia di The Grinning Man. Foto: Helen Maybanks

E sul palco si dipana una storia di sopravvivenza e di ricerca dell’identità che risuona potentemente con il nostro presente. Grinpayne, il nostro eroe, da bambino è stato orribilmente sfigurato: un sorriso permanente inciso sulle guance. Viene salvato, insieme alla cieca Dea, da un uomo dal cuore gentile che li cresce come fossero figli suoi, e i due diventano le attrazioni di un freak show in un circo di carnevale. La nobiltà irrompe nelle loro vite alla Trafalgar Fair, e la trama si concentra sulla ricerca di vendetta di Grinpayne contro l’uomo che lo ha mutilato. Diventa una sorta di figura sacra; chiunque posi lo sguardo sul suo volto senza bende è sopraffatto dall’estasi. Ci sono annegamenti in mare, la morte aleggia sulla scena, torture e moralismi: insomma, Hugo in purezza.

Julian Bleach nel ruolo di Barkilphedro in The Grinning Man. Foto: Helen Maybanks

Julian Bleach è nel suo elemento come narratore/claun/cattivo Barkilphedro: la sua splendida voce si distende e riempie l’auditorium, la sua fisicità è impressionante; una prova capace di essere al tempo stesso minacciosa e irresistibilmente comica. Nel ruolo di Grinpayne, Louis Maskell è eccellente: vocalmente solido, con una vulnerabilità di personaggio resa con grande finezza; e Sanne Den Besten è toccante e fragile come la cieca Dea. I Reali — Julie Atherton nei panni della crudele Regina Angelica, Sophia Mackay come Quake ossessionata dal sesso e Mark Anderson nel ruolo dell’ingenuo Moir — sono tutti coinvolgenti e splendidi. In realtà non c’è un anello debole nel cast, con Sean Kingsley di grande potenza nel ruolo del padre adottivo Ursus. Ma è la puppetry a colpire davvero, in particolare il segugio Mojo: una creazione superba che calamita lo sguardo e impone rispetto; e poi le splendide marionette dei protagonisti da bambini, compresa una sequenza deliziosa in cui giocano con i pupazzi.

Louis Maskell nel ruolo di Grinpayne e Sanne den Besten nel ruolo di Dea nel musical The Grinning Man. Foto: Helen Maybanks La partitura — libretto di Carl Grose e musiche di Tim Phillips e Marc Teitler — è guidata dalla narrazione, inquietante ed efficace. Difficilmente produrrà un singolo da classifica, ma conta poco: riesce a condensare l’enorme romanzo di Hugo in un racconto coeso. Ci sono momenti, soprattutto nella prima parte, in cui, dovendo ripercorrere più di un filone, la narrazione diventa leggermente eccessiva là dove sarebbe meglio mostrare; e lo spettacolo potrebbe tranquillamente snellirsi di qualche minuto. Ma è un’ipnotica immersione nel macabro, con influenze da L’opera da tre soldi, Shockheaded Peter, teatro d’ombre e Kneehigh che si fondono con affetto in una serata di teatro praticamente perfetta: una produzione che meritava in pieno la standing ovation. Con l’irriverente La Boheme del King’s Head in scena nello Studio 2, il Trafalgar Studios è il posto giusto in cui essere nelle prossime settimane. Andateci e basta!




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