Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

  • Dal 1999

    Notizie e recensioni affidabili

  • 26

    anni

    il meglio del teatro britannico

  • Biglietti ufficiali

  • Scegli i tuoi posti

NOTIZIE

RECENSIONE: La Fata Verde, Union Theatre Londra ✭✭

Pubblicato su

Di

julianeaves

Share

Julian Eaves recensisce il musical di Jack Sain The Green Fairy, con Julie Atherton, ora in scena all’Union Theatre di Londra.

Julie Atherton e Georgine Hellier in The Green Fairy. Foto: Jack Sain The Green Fairy Union Theatre,

4 novembre 2019

2 stelle

Acquista i biglietti

Questo nuovo musical si promuove mettendo in cima al cast l’affermata interprete di musical theatre Julie Atherton, e a buon diritto: per lei è un ruolo importante, quello di Jo, una madre alcolizzata che ripercorre la propria vita con un tumultuoso miscuglio di emozioni, incluso l’umorismo (Jo: «Non sono un’alcolista.  (Pausa) Sono una ubriacona.» – «Che differenza c’è?»  Jo: «Un alcolista va alle riunioni.»).  Atherton è una professionista affidabile, capace di valorizzare al massimo la parte, e ci mette dentro tutto quello che può.

David Perkins, Harry F Brown, Julie Atherton, Emma Whittaker e Georgina Hellier. Foto: Jack Sain

Ci sono anche alcune belle canzoni.  Jack Sain (regista, autore del libretto e dei testi e compositore delle musiche – e, concluderanno probabilmente gli spettatori vista l’assenza di altri credit nel programma, anche coreografo) ha davvero un talento piacevole nel scrivere brani pop orecchiabili e coinvolgenti.  Per certi versi, più lo spettacolo va avanti, più il pubblico vorrebbe che fossero loro a stare in primo piano: l’ambientazione (di Katharine Heath, insieme ai costumi centrati in pieno) è un pub luminoso e arioso, con il bancone al centro della scena, molto sulla scia di Once; e in molti aspetti questo show si colloca nell’immaginario di quel lavoro, esplorando gran parte dello stesso territorio emotivo in una situazione operaia piuttosto ordinaria, e ben presto ci ritroviamo a desiderare la stessa atmosfera da pub chiassoso dell’altro spettacolo.  Simon Devenport è accreditato per il «sound design», ma in questo locale ho sentito parecchio la mancanza dei microfoni: se c’è mai stato uno show che gridasse a gran voce per un’atmosfera da karaoke a tutto volume, è proprio questo.  Credo che un po’ di amplificazione qui metterebbe la scrittura di Sain nelle migliori condizioni possibili.

Emma Kinney (Wendy). Foto: Jack Sain

Così com’è, per quanto i suoi credit siano impressionanti, penso che nel suo primo musical si sia caricato addosso un po’ troppo, e che altri occhi e orecchie – magari più esperti e di fiducia – avrebbero potuto aiutare a rendere questo debutto un’esperienza migliore.  Il resto del cast, di conseguenza, si ritrova a lottare con un copione di qualità sensibilmente inferiore: il libretto non ha la freschezza bizzarra né il mordente delle canzoni migliori ed è quasi del tutto privo di quei lampi intermittenti ma percepibili di calore sincero presenti nella partitura.  Una parte della responsabilità potrebbe ricadere sulla regista associata e dramaturg, Hannah Hauer-King.  Nel frattempo, la direzione musicale di William Bullivant, pur competente, sembra ingessata da una tavolozza quasi esclusivamente acustica di pianoforte, violoncello, chitarra, mandolino e sassofono, con appena un soupçon di basso elettrico.  Mi dispiace, ma questa sensazione «unplugged» non mi aiuta per nulla a percepire l’ethos rock’n’roll, sfrontato e menefreghista dello spettacolo.

Harry F Brown (Toby). Foto: Jack Sain

Di conseguenza, Emma Whittaker, nei panni di «Young Jo» (che ha una splendida canzone d’apertura e poi sparisce dal copione per decisamente troppo tempo!), il Daniel dalla voce calda di David Perkins e il barista più intenso Toby di Harry F Brown, così come Wendy, soprano dalla voce limpida di Emma Kinney, suonano tutti un po’ troppo composti e borghesi per ciò che viene loro chiesto di cantare.  Più vicino al bersaglio è invece il terribilmente energico intervento di Georgina Hellier nel ruolo del titolo – una sorta di entità soprannaturale che incontra l’ex migliore amica diventata star di Hollywood (cercate di starmi dietro).  Ma, sapete, a volte meno è davvero più, e posso solo augurarmi che un giorno riportino questo show alle sue radici pop e gli permettano di vivere e respirare la vita che VUOLE, mandando l’attuale «concept» piuttosto rigido e freddino a farsi un giro.  Allora, forse, più persone ascolteranno e applaudiranno i molteplici punti di forza della partitura, invece di continuare a parlare delle splendide luci di Alex Lewer anche molto dopo essere tornate a casa!

Fino al 23 novembre 2019

ACQUISTA I BIGLIETTI PER THE GREEN FAIRY

Condividi questo articolo:

Condividi questo articolo:

Ricevi il meglio del teatro britannico direttamente nella tua casella di posta

Sii il primo ad accedere ai migliori biglietti, alle offerte esclusive e alle ultime novità sul West End.

Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento. Politica sulla privacy

SEGUICI