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RECENSIONE: L'Effetto, National Theatre ✭✭✭✭
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pauldavies
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Paul T Davies recensisce The Effect di Lucy Prebble, ora in scena al National Theatre.
Paapa Essiedu e Taylor Russell. Foto: Marc Brenner The Effect.
National Theatre, Lyttleton.
23 agosto 2023
4 stelle
Una sperimentazione clinica per un nuovo farmaco antidepressivo. I partecipanti, Tristan e Connie, sono giovani, rientrano nei criteri e sono sempre sotto osservazione della dottoressa Lorna James, che a sua volta è osservata dal dottor Toby Sealey. Con il procedere del trial, tra Connie e Tristan nascono dei sentimenti: ma è amore o l’effetto del farmaco? A complicare le cose, uno dei due sta assumendo un placebo — o almeno così crede la dottoressa James. L’esaltante e piena di trabocchetti pièce di Lucy Prebble riceve una splendida ripresa firmata Jamie Lloyd, affidata a un cast raffinatissimo, che ci invita a guardare in faccia la depressione e i farmaci, e tutta la faccenda intricata dell’amore — ancora più intricata quando la sperimentazione comincia ad andare storta.
Foto: Marc Brenner
All’inizio la scenografia di Soutra Gilmour rischia di essere fin troppo clinica: la messinscena è in traverso, gli attori restano entro quadrati e tagli di luce ben definiti, e può sembrare di assistere a una partita di tennis dal proprio posto nel sudatorium. Ma le battute vengono ribattute e rilanciate con precisione impeccabile e, quando gli attori iniziano a liberarsi dai vincoli della sperimentazione, lo spazio si anima di un’illuminazione urgente, soprattutto quando sono vicini. Paapa Essiedu porta a Tristan una spavalderia da Hackney, con l’arroganza che si sfalda sotto il peso dell’amore e un percorso verso il malessere delineato con sottile gradualità. Gli tiene testa Taylor Russell, una Connie più giovane e ingenua, riluttante a infrangere le regole del trial, che si chiede se ciò che prova sia naturale o chimico.
Kobna Holbrook Smith. Foto: Marc Brenner
Michele Austin coglie magnificamente la lotta della dottoressa James con la depressione, rifiutandosi — ironicamente — di assumere farmaci perché non si fida del processo che supervisiona. Sempre presente c’è il suo ex amore, il dottor Sealey, in un’interpretazione misurata e potentissima di Kobna Holdbrook-Smith: l’uomo che, in realtà, tiene le redini. È anche un’esperienza sonora: non solo nella partitura quasi ipnotica del compositore Michael “Mickey J” Asante, che alterna dolcezza e tensione, ma perché le quattro voci sono splendide; chiudete gli occhi per un momento e ascoltatele: è un ensemble seducente e perfetto.
Taylor Russell e Paapa Essiedu. Foto: Marc Brenner
Al centro del testo di Prebble c’è la depressione — come la trattiamo e quali sono gli effetti — ma il copione guizza anche di comicità e battute fulminanti. Nel post-pandemia, e alla luce delle preoccupazioni attuali, lo spettacolo ha assunto un significato ancora maggiore. Senza intervallo, il tempo è volato in questa produzione dal ritmo impeccabile: non perdetevela prima che finisca!
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