NOTIZIE
RECENSIONE: South Pacific, Chichester Festival Theatre ✭✭✭✭✭
Pubblicato su
25 luglio 2021
Di
Libby Purves
Share
Libby Purves si è recata al Chichester Festival Theatre per vedere da vicino la nuova produzione di South Pacific di Rodgers e Hammerstein.
Gina Beck (Nellie) e Julian Ovenden (Emile) in South Pacific del CFT Foto: Johan Persson South Pacific
Chichester Festival Theatre
5 Stelle
Quasi la cosa più magnifica della produzione di Daniel Evans è che vada in scena, punto: nonostante il lontano luccichio delle mascherine azzurre di carta, Chichester conferma che il grande musical è tornato con una sfida quasi folle: cast di 32 elementi, orchestra di 16, cantanti che hanno dovuto provare con le visiere, e le grandi, selvagge coreografie d’insieme di Ann Yee all’inizio si provavano in mascherina. I cori e gli applausi sono partiti già all’abbassarsi delle luci e, alla fine, eravamo tutti in piedi. Il pubblico è felice di essere tornato, gli interpreti raggiano di gioia, registi e produttori sono in tensione (quattro spettacoli del West End sono attualmente sospesi dal sistema Test and Trace, con poche ore di preavviso).
Gina Beck (Nellie), Keir Charles (Luther Billis) e la compagnia in South Pacific al Chichester Festival Theatre. Foto: Johan Persson
Così la serata è stata di per sé una festa, ma tutt’altro che una celebrazione sciocca e superficiale. La musica romantica travolgente di Rodgers e le grandi canzoni oggi sono più note della trama: Some Enchanted Evening, Bali Ha’i, I’m Gonna Wash That Man Right Outa My Hair, Younger Than Springtime. C’è chi esita a metterlo in scena, ricordando le caricature razziali di produzioni precedenti. Nella Seconda guerra mondiale, truppe statunitensi occupano un’isola polinesiana nel conflitto con il Giappone: il libretto di Hammerstein e Logan vede l’infermiera Nellie Forbush, felicemente innamorata di Emile, il piantatore francese, respingerlo con un disgusto viscerale quando scopre che ha due figli avuti da una donna “nativa” (ora morta). «È uno shock pensare a te con una… è dentro di me, ci sono nata!». E il tenente Cable, a sua volta, decide di non poter sposare la sua amata Liat, figlia della fiera seguace del campo Bloody Mary, perché lui è un ragazzo di Philadelphia. «Razze inferiori», insomma…
Sera Maehara (Liat) e Rob Houchen (ten. Joseph Cable) in South Pacific al Chichester Festival Theatre. Foto: Johan Persson
Ma Evans e Ann Yee hanno riconosciuto – ed è un fatto storico – che nel 1949, in un’America segnata dalla segregazione, Rodgers e Hammerstein stavano lanciando un messaggio potente. Nellie e il tenente hanno torto. Cable, in partenza per una missione suicida nella sua disperazione, intona il numero più amaro e meno ricordato, You’ve Got to Be Carefully Taught, sull’educazione a inculcare paura e odio verso «chi ha gli occhi fatti in modo diverso… la pelle di un’altra sfumatura». Liat, quasi muta nel testo, qui è la ballerina Sera Maehara, formata in Giappone e presenza ipnotica, che danza e si muove con una grazia antica, impareggiabile: come una figlia del sole, proveniente da una cultura più vecchia delle chiassose scatenate “feste a ginocchia alte” degli americani. Bloody Mary la supplica con un’autentica angoscia materna, senza quel consueto tono lezioso o leggero su Happy Talk. Quanto agli atteggiamenti maschili verso le donne e al #MeToo, non ho mai visto una lettura più minacciosamente macho di quella che Yee costruisce con la coreografia di There Is Nothing Like a Dame. A quel gruppo ci vorrebbe una sorveglianza. Le parole sono piene di un desiderio tenero e ironicamente patetico, ma questi ragazzi sono pericolosi.
Rob Houchen (ten. Joseph Cable) in South Pacific al Chichester Festival Theatre. Foto: Johan Persson
Oh, Dio: adesso penserete che sia tutto terribilmente “woke” e predicatorio (come il critico del ’49, un ufficiale della Marina USA, che voleva eliminare l’amara canzone di Cable sul razzismo appreso perché sembrava «una lezione sulle malattie veneree» e non era divertente). Ma non è un sermone, ve lo assicuro; come serata a teatro è un tripudio gioioso. La Nellie di Gina Beck, all’inizio un’infermiera della Marina ingenua, robusta e carina, dal passo deciso, cresce di spessore, si scatena e si diverte con uno splendore contagioso, e spara alcune delle note basse più emozionanti che si possano ascoltare; Julian Ovenden non solo è un ottimo attore, ma dimostra di avere una voce operistica enorme ed entusiasmante. I Seabees e gli Ensigns sono un ensemble fragoroso e impetuoso, con numeri di bravura come Honey Bun che mandano la sala in visibilio; e i colori della messinscena si stagliano contro i sobri richiami finali alla gravità della guerra e – con le osservazioni pacatamente dubbiose di Emile prima del suo eroismo – ai suoi limiti.
Sappiamo a cosa sei contrario, dice: «Ma tu, a favore di CHE cosa sei?» Una domanda per ogni tempo.
SOUTH PACIFIC IN STREAMING South Pacific sarà disponibile in streaming il 4, 9, 14, 18, 21, 26 e 31 agosto e il 3 settembre. Scopri di più qui.
Ricevi il meglio del teatro britannico direttamente nella tua casella di posta
Sii il primo ad accedere ai migliori biglietti, alle offerte esclusive e alle ultime novità sul West End.
Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento. Politica sulla privacy