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RECENSIONE: Queers Parte 2, Old Vic Theatre ✭✭✭✭
Pubblicato su
Di
markludmon
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Queers Parte 2
Teatro Old Vic
31 luglio 2017
Quattro stelle
Nel primo gruppo di monologhi, curato da Mark Gatiss sotto l’insegna di Queers all’Old Vic, ci sono stati offerti scorci delle vite gay di tre uomini e una donna nel corso dell’ultimo secolo, mentre cercavano la felicità contro ogni previsione. Nel secondo gruppo, scendiamo al pub per incontrare altre quattro persone, ognuna delle quali ci mostra ulteriori sfaccettature dell’essere gay negli ultimi sette decenni, e diverse di loro trovano ancora una volta piaceri inattesi nonostante la disapprovazione e l’odio della società. In The Safest Spot in Town, Fredrick racconta come, arrivato dalle Indie Occidentali, sia entrato a far parte del mondo bohemien ed edonista di Bloomsbury e Soho prima della Seconda guerra mondiale. Il monologo di Keith Jarrett ci regala uno sguardo sul mondo sotterraneo di Londra, dove gli uomini gay potevano conquistare un barlume di libertà e ballare insieme nei locali jazz, come il leggendario Shim Sham Club. Seduto in un pub, come tutti i personaggi di questo secondo quartetto, Kadiff Kirwan è diabolico e spassoso nei panni di Fredrick, e ci racconta con leggerezza le sue scappatelle nei mesi che precedettero il Blitz. In Missing Alice troviamo un punto di vista fresco, in un altro monologo splendidamente cesellato, scritto da Jon Bradfield. Vediamo l’esperienza gay negli anni Quaranta e Cinquanta attraverso gli occhi di Alice, che scopre di essere diventata la rispettabile copertura per le relazioni del marito con altri uomini. Sara Crowe è toccante e molto divertente: ci presenta una donna che appare dolce e remissiva, ma con una forza interiore d’acciaio che le permette di resistere. More Anger di Brian Fillis ci riporta indietro di 30 anni, all’epoca in cui Brookside ed EastEnders introducevano personaggi gay dichiarati e i registi cominciavano a confrontarsi con l’HIV. Russell Tovey è splendido nei panni di Phil, un attore incasellato in ruoli gay, nella maggior parte dei quali il suo personaggio raramente arriva alla fine della sceneggiatura. Ci ricorda l’evoluzione delle trame stereotipate gay negli anni Ottanta e Novanta, dalle tragiche morti legate all’Aids fino al coming out. Il più esilarante dei monologhi, More Anger ci fa ridere di gusto, ma poi ci coglie di sorpresa con la sua passione e la sua rabbia. Un altro momento spartiacque della storia gay compare nel divertente e commovente A Grand Day Out di Michael Dennis. L’adolescente Andrew, da Nottingham, si unisce ai manifestanti fuori dal Parlamento nel giorno del 1994 in cui i deputati votarono per abbassare l’età del consenso a 18 anni, ma si fermarono prima di portarla a 16 in linea con quella eterosessuale. Come Phil, anche lui è arrabbiato ma, come in molti degli altri monologhi del programma Queers, riesce a trovare motivi per essere allegro nonostante delusioni e discriminazioni. Fionn Whitehead è eccellente nei panni di un giovane che esplora con cautela la propria identità, mentre le disuguaglianze dei decenni precedenti continuano a sgretolarsi. Con la rassicurante consapevolezza che l’età del consenso fu abbassata a 16 anni sette anni dopo, ci viene nuovamente ricordata la gioia dell’essere gay anche quando la legge era contro. Le versioni TV di tutti e otto i monologhi vanno in onda su BBC4 dalle 22, dal lunedì al giovedì di questa settimana, con Ben Whishaw, Alan Cumming e Rebecca Front, oltre al cast dell’Old Vic composto da Fionn Whitehead, Russell Tovey, Kadiff Kirwan, Ian Gelder e Gemma Whelan. Questi cortometraggi saranno disponibili anche su BBC.co.uk/iplayer Leggi la nostra recensione di Queers Parte Uno
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