Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

  • Dal 1999

    Notizie e recensioni affidabili

  • 26

    anni

    il meglio del teatro britannico

  • Biglietti ufficiali

  • Scegli i tuoi posti

NOTIZIE

RECENSIONE: Se avessimo un po' più di cocaina..., Vault Festival ✭✭

Pubblicato su

Di

julianeaves

Share

Se avessimo un po’ più di cocaina, potrei dirti quanto ti amo

Vaults Festival,

22 febbraio 2018

2 stelle

Sito del Vaults Festival Se mai c’è stata l’occasione in cui uno spettacolo, trasferito in un’altra sede, finisce per sembrare e “sentirsi” improvvisamente molto diverso, eccola qui.  Dopo aver colpito nel minuscolo e accogliente spazio sopra l’Old Red Lion, ad Angel, Islington, questo testo è stato accolto dal Vaults Festival di quest’anno e – in proporzione al suo richiamo narcotico – gli è stato assegnato uno spazio generosamente ampio da occupare, nel quale ha attirato folle decisamente più numerose.  E il risultato?

Be’, per cominciare, la prospettiva iniziale della scenografia sui tetti “alla Mary Poppins” di Georgia de Grey e dei costumi da Hallowe’en in stile fumetto, avvolti nel disegno luci di Derek Anderson e Sheila Murphy, mentre il sound design di John McLeod ci scorre nelle orecchie, è abbastanza accattivante.  Ci divertiamo.  E quando Alan Mahon e Josh Williams iniziano a scambiarsi convenevoli di maniera, con uno dei due impegnato in un numero spiccatamente “oirish” nei panni del vecchio carcerato che cerca di tenere il più giovane e inesperto compare sulla retta via, alla maniera dei migliori stereotipi grotteschi di Shaw, proviamo persino una sensazione di piacevole familiarità, sia con la situazione sia con i personaggi, mentre sbeffeggiano tutto ciò che ci è caro, fino alla nostra stessa “britannicità” nella sua essenza più sacra.

Ma questa sensazione confortevole non dura.  Ci rendiamo presto fin troppo conto che ciò che a Islington funzionava come un elemento di scenografia splendidamente focalizzato – la caratteristica centrale del tetto spiovente, che nello spazio minuscolo dell’ORL è facile immaginare con una concentrazione davvero elettrizzante – quando viene disposto frontalmente in un allestimento in stile proscenio, con un’ampia distesa di centinaia di posti in platea inclinata che lo fronteggiano, produce all’improvviso un effetto completamente diverso.  Invece di restare inchiodati dal realismo folgorante della mise-en-scène per tutti i settanta e passa minuti dello spettacolo, io, per lo meno, mi sono ritrovato a pensare piuttosto alla produzione di “Tosca” di Jonathan Miller per l’ENO, in cui collocava l’azione di traverso su una pedana centrale inclinata di lato, dove interpreti come Jo Barstow erano costretti ad assumere pose a gambe larghe, nel loro splendore di sartoria italiana anni Quaranta, avanzando in modo assolutamente innaturalistico attraverso le tappe del modesto “colpo di scena” pucciniano.  Lì la cosa funzionava, perché – ehi – era opera, e nell’arte più fantasiosa e innaturale che esista nulla è davvero reale.

Qui no.  Non con Paddy e il suo aiutante non irlandese che vomitano certezze su come il mondo li abbia trattati ingiustamente.  Dovremmo credere alla loro realtà, dovremmo interessarci.  E invece lo scivolare e slittare continuo sulle tegole del tetto, l’interminabile e pericolosa caccia all’equilibrio e agli appoggi, non è altro che una distrazione e un impaccio.  Peccato.  Ci sono alcuni elementi di una storia potenzialmente coinvolgente – soprattutto nel racconto del furto in famiglia – ma vanno irrimediabilmente persi nell’ansia nervosa di capire se e, in caso affermativo, come il cast riuscirà ad arrivare fino alla fine senza barcollare oltre il precipizio e finire… addosso a noi.

Pazienza.  Era una bella idea.  All’inizio, visivamente, funzionava, facendo sembrare la semplice ma abbastanza chiara regia di Thomas Martin sullo script divagante di Jon O’Donovan forse un po’ più di ciò che è davvero.  Purtroppo, con le sole belle idee non si fa teatro.  Se avessimo avuto un po’ più di cocaina, forse lo spettacolo sarebbe sembrato molto migliore.  Ma non l’avevamo.  E parte Carole King… “Up on the roof”.

Condividi questo articolo:

Condividi questo articolo:

Ricevi il meglio del teatro britannico direttamente nella tua casella di posta

Sii il primo ad accedere ai migliori biglietti, alle offerte esclusive e alle ultime novità sul West End.

Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento. Politica sulla privacy

SEGUICI