Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

  • Dal 1999

    Notizie e recensioni affidabili

  • 26

    anni

    il meglio del teatro britannico

  • Biglietti ufficiali

  • Scegli i tuoi posti

NOTIZIE

RECENSIONE: Hansel e Gretel, Opera Holland Park ✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

timhochstrasser

Share

Tim Hochstrasser recensisce Hansel and Gretel di Humperdinck, presentato da Opera Holland Park nell’ambito della stagione di quest’anno.

Charlotte Badham (Hansel) e Lolita Perešivana (Gretel). Foto: Ali Wright Hansel and Gretel

Opera Holland Park

4 stelle

Prenota i biglietti

Quest’opera è spesso considerata una delizia natalizia, ma non c’è motivo per cui casette di pan di zenzero, streghe, fate e i misteri inquietanti della foresta tedesca non possano essere anche un’avventura estiva. Anzi, nel netto contrasto tra la fame e l’indigenza con cui si comincia e l’opulenza del finale, c’è ampio spazio per una lettura sociale valida in qualsiasi periodo dell’anno — e in particolare quest’anno.

Eleanor Dennis nei panni della Strega di Pan di Zenzero. Foto: Ali Wright Humperdinck vedeva il proprio compito soprattutto come l’applicazione alle fiabe delle tecniche wagneriane di composizione e orchestrazione. Qui ritroviamo il Wagner cordialmente conviviale dei Meistersinger, più che gli archetipi aspri dell’Anello. La vicenda dei due bambini affamati, mandati a raccogliere bacche nel bosco, che si perdono e vengono poi risucchiati in un mondo di incantesimi e sortilegi sottili tessuti da una strega malvagia, ha una forte spinta narrativa. Ma sono soprattutto le atmosfere musicali e le transizioni tra di esse a innalzare quest’opera; e la riuscita di questo aspetto dipende in gran parte dall’orchestra e dal direttore. Qui siamo in ottime mani. La City of London Sinfonia ha risposto con calore alla direzione finemente calibrata di Kărin Hendrickson, offrendo impasti di rara raffinatezza  - soprattutto nella lunga sequenza dall’apparizione dell’Omino della sabbia, passando per la Preghiera della sera e arrivando alla visione onirica che ci accompagna all’intervallo piena di “mormorii della foresta” – resa ancora più suggestiva mentre il tramonto cala su Holland Park…

Coro di voci bianche di Hansel and Gretel. Foto: Ali Wright

Su queste solide fondamenta sonore, il regista John Wilkie propone un allestimento piuttosto tradizionale — e non per questo meno riuscito. Pilastri astratti simulano il bosco, valorizzati da ottimi effetti di luce screziata; e una piccola casa mobile entra ed esce di scena come dimora della famiglia, per riapparire poi come l’irresistibile casetta di pan di zenzero, luogo di tentazione per alcuni e di rogo per un’altra. Si sfrutta bene la passerella che circonda l’orchestra, così che le voci arrivino con chiarezza; e i costumi trovano il giusto equilibrio tra dimesso ed esotico.

Non ci sono anelli deboli nel cast: tutti i protagonisti risultano credibili nella recitazione e solidi nella proiezione vocale.  Charlotte Badham e Laura Lolita Perešivana intrecciano con piacere le voci nei ruoli del titolo (cosa che non sempre accade) e restituiscono anche due adolescenti realistici, ora impacciati, ora imbronciati, ora gioiosi. È stato davvero rinfrescante avere una Strega cantata come si deve, invece che ridotta a caricatura. Eleanor Dennis l’ha resa più seducente che spaventosa — il che è senz’altro giusto, se dobbiamo credere che i bambini si lascino davvero ingannare. Anche April Koyejo-Audiger e Charlotte Bowden sono state ben caratterizzate nei ruoli cameo dell’Omino della sabbia e della Fata della rugiada.

Il Coro di Opera Holland Park. Foto: Ali Wright

È indicativo del maggiore del consueto accento sul realismo sociale in questa produzione il fatto che i ruoli dei genitori, che incorniciano l’opera, risultino più corposi del normale. Si credeva pienamente che Meeta Raval e Paul Carey Jones fossero allo stremo nel tentativo di mantenere la famiglia e che, presi dalle preoccupazioni quotidiane, la loro apparente noncuranza sulla sorte dei bambini risultasse per questo più plausibile. Wagneriano di grande esperienza, Carey Jones era particolarmente a suo agio in questo titolo; e l’intera produzione ha fatto un salto di qualità quando la sua voce potente si è sentita per la prima volta fuori scena, prima di entrare poi in scena in bicicletta.

Paul Carey Jones nei panni di Peter, il padre. Foto: Ali Wright

Il Coro di Opera Holland Park e i bambini della Cardinal Vaughan Memorial School meritano una menzione speciale. I loro interventi sono cruciali non solo per l’atmosfera generale e per sottolineare i cambi di umore, ma anche per la quantità di movimento scenico che devono incarnare durante gli interludi orchestrali, assicurando un continuo interesse e stimolo visivo oltre che sonoro. I cantori e chi li ha preparati hanno contribuito in modo decisivo al successo complessivo della produzione.

Nella sua introduzione alla serata, James Clutton ci ha raccontato che l’opera aveva entusiasmato circa cinquecento bambini in una precedente matinée, e un incantesimo simile è stato tessuto anche intorno agli adulti nella recita serale: una testimonianza della capacità del titolo e dell’allestimento di funzionare su livelli diversi nello stesso momento.

In scena fino al 23 giugno 2023

Condividi questo articolo:

Condividi questo articolo:

Ricevi il meglio del teatro britannico direttamente nella tua casella di posta

Sii il primo ad accedere ai migliori biglietti, alle offerte esclusive e alle ultime novità sul West End.

Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento. Politica sulla privacy

SEGUICI