Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

  • Dal 1999

    Notizie e recensioni affidabili

  • 26

    anni

    il meglio del teatro britannico

  • Biglietti ufficiali

  • Scegli i tuoi posti

NOTIZIE

RECENSIONE: Brighton Beach Memoirs, Frinton Summer Theatre ✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

pauldavies

Share

Paul T Davies recensisce Brighton Beach Memoirs di Neil Simon, presentato nell’ambito della stagione di repertorio del Frinton Summer Theatre.

Il cast di Brighton Beach Memoirs. Foto: Chris Davies Photovogue Brighton Beach Memoirs Frinton Summer Theatre

24 luglio 2019

4 stelle

Prenota ora

Spesso messo in ombra da altri drammaturghi americani del Novecento, Neil Simon ha scritto commedie argute e di osservazione che hanno superato la prova del tempo. Allestito a pochi minuti a piedi dalla spiaggia di Frinton, Brighton Beach Memoirs è il suo testo semi-autobiografico del 1982, il primo della “Trilogia di Eugene”, e racconta il passaggio all’età adulta di Eugene nel 1937, con l’America alle prese con la Grande Depressione e la guerra a pochi anni di distanza. Le tensioni e la solidarietà della vita familiare, stipata in una casa nella zona di Brighton Beach a Brooklyn, sono splendidamente scritte da Simon, e questa bella produzione le porta in scena con grande efficacia.

Aiuta il fatto che il cast sia così bravo. Christopher Buckley è un Eugene eccellente, capace di cogliere alla perfezione l’entusiasmo dei 15 anni, gli ormoni e la pubertà, con un forte rapporto con il pubblico. Le scene tra lui e il fratello maggiore Stanley (l’ottimo James Mace) sono del tutto credibili: esilaranti quando parlano di ragazze e masturbazione, toccanti quando Stanley finisce nei guai e si percepiscono l’amore e il sostegno di Eugene per il fratello. È un testo con ruoli femminili di grande spessore, e Natasha Pring e Nicola Stuart-Hill abitano completamente i personaggi delle sorelle Blanche e Kate, con la madre di Eugene che cerca di tenere unita la famiglia quando anche la minima variazione di reddito può metterli in ginocchio. Mi ha colpito molto anche l’interpretazione di Reginald Edward nel ruolo del padre, Jack: restituisce perfettamente le cadenze ebraiche del testo, ed è una presenza forte e guida per tutti anche dopo l’infarto di Jack. Nei panni delle figlie di Blanche, Laurie e Nora, Chloe Goodliffe e Antonia Rita se la cavano bene con ruoli che, a dire il vero, sono un po’ poco sviluppati e faticano a trovare spazio in scena.

Ciò che il regista Edward Max fa particolarmente bene è cogliere i momenti di crisi, lasciando respirare lo spettacolo. Quando la famiglia rischia di spezzarsi, Simon ci ricorda con delicatezza che, anche se alla fine restano insieme, sono attesi parenti polacchi in fuga dai nazisti, e la guerra finirà comunque per disgregare questo nucleo.  A tratti c’è forse un po’ troppo “fronte palco”, con battute declamate guardando verso la platea, ma è una piccola riserva. È una produzione commovente e divertente, realizzata con grande cura, sostenuta da un eccellente allestimento su due livelli di Beth Colley, e un tributo perfetto a Neil Simon, scomparso lo scorso anno.

Condividi questo articolo:

Condividi questo articolo:

Ricevi il meglio del teatro britannico direttamente nella tua casella di posta

Sii il primo ad accedere ai migliori biglietti, alle offerte esclusive e alle ultime novità sul West End.

Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento. Politica sulla privacy

SEGUICI