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RECENSIONE: Bindweed, Mercury Theatre Colchester✭✭✭✭✭
Pubblicato su
20 giugno 2024
Di
pauldavies
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Paul T Davies recensisce lo spettacolo Bindweed di Martha Loader al Mercury Theatre di Colchester.
Il cast di Bindweed. Foto: Will Green
Mercury Theatre
18 giugno 2024
5 stelle
Un percorso che quattro uomini condannati per reati di abuso domestico devono frequentare ogni settimana, oppure rischiano il carcere o di vedersi negato l’accesso ai figli. A facilitare il gruppo c’è Jen, che è passata al lavoro sociale dopo aver lasciato la Met, dove un sconvolgente omicidio domestico l’ha portata a un crollo. Ora vuole spezzare il cerchio, impedire che gli uomini ricadano negli stessi comportamenti. La straordinaria pièce di Martha Loader dà vita con lucidità a questi uomini e alle loro esistenze; nelle mani di un’autrice meno abile, avrebbero potuto risultare monodimensionali. Invece, oltre due anni di sviluppo e un’enorme ricerca hanno costruito un’esperienza eccezionale e viscerale, che porta a provare empatia per tutti, nonostante gli atti orribili che hanno commesso.
Laura Hanna e Josie Brightwell. Foto: Will Green.
A un testo perfetto corrisponde un cast perfetto: è un ensemble eccellente. Laura Hanna è impeccabile nei panni di Jen, mostrandone la vulnerabilità così come la forza, mentre cresce accompagnando gli uomini nel loro “percorso” (lo spettacolo prende in giro con brillantezza il linguaggio da manuale). Il monologo d’apertura, con i suoi ritmi naturali, mette in luce l’orecchio di Loader per il dialogo e per il realismo e ci cattura; è eseguito in modo superbo da Sean Kingsley. Brian appare “spaventosamente normale”, e Moray Treadwell è convincente come il vicario Frank, che ha picchiato la moglie per quarant’anni ma crede ancora nel disegno di Dio. Nei panni di Peter, l’inquietante appuntamento di Jen, e raddoppiando anche come Charlie, il più giovane del gruppo, Shailan Gohil porta sensibilità al ruolo, e Simon Darwen è semplicemente straordinario come Mike, sarcastico e sabotatore, che poi diventa un alleato saldo di Jen. La bellezza del testo e delle interpretazioni sta nel fatto che, strato dopo strato, scopriamo che questi uomini hanno subito violenza e che è stata loro presentata come un modo “normale” di gestire la rabbia. Josie Brightwell mantiene l’attenzione sulle donne, interpretando una varietà di ruoli con grande presenza scenica.
Laura Hanna, Shailan Gohil e Simon Darwen. Foto: Will Green
Il tutto è tenuto insieme dal ritmo perfetto della regista Jennifer Tang, che lascia respirare lo spettacolo mentre noi tratteniamo il fiato, e dalla scenografia di Lulu Tam che sfrutta al massimo lo spazio dello studio: sedie, l’oggetto più domestico che ci sia, pendono in un caos inquietante sopra quanto accade. È una visione dura, ma l’umorismo è tagliente, persino da patibolo, e deflagra nei momenti giusti; e lo spettacolo si chiude davvero con uno spiraglio di speranza. Vincitrice del Bruntwood Judges Award for New Writing, credo che Loader abbia scritto un classico contemporaneo, e spero che il lavoro abbia vita anche oltre le repliche previste al New Wolsey di Ipswich e all’Arcola di Londra.
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