Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

  • Dal 1999

    Notizie e recensioni affidabili

  • 26

    anni

    il meglio del teatro britannico

  • Biglietti ufficiali

  • Scegli i tuoi posti

NOTIZIE

RECENSIONE: Bare, The Vaults Londra ✭✭✭

Pubblicato su

Di

julianeaves

Share

Julian Eaves recensisce la pop opera Bare di Damon Intrabartolo e Jon Hartmere, ora in scena a The Vaults, Londra.

Il cast di Bare Bare

The Vaults

29 giugno 2019

3 stelle

Prenota ora

La scena finale di questa pop opera è una delle meno “pop” e meno operistiche dell’intero spettacolo, ed è anche quella che sprigiona la maggiore forza drammatica.  Quando arriva – ricordandoci le dure storie reali che si celano dietro il divertimento innocuo e i giochi della finzione teatrale – ci spinge a pensare che forse, solo forse, se fosse meno votato all’intrattenimento e più concentrato nel comunicare con decisione il messaggio che vuole lasciarci, l’intero spettacolo funzionerebbe molto meglio.

Così com’è, ciò che otteniamo è una storia piuttosto convenzionale “dietro le quinte” su un liceo cattolico negli Stati Uniti che mette in scena una produzione di 'Romeo e Giulietta', dove l’attore protagonista maschile è bisessuale e ha una relazione non solo con la ragazza che interpreta Giulietta, ma anche con il ragazzo che interpreta Mercuzio, e quest’ultima è la relazione più duratura e profondamente sentita.  La scena è dunque pronta perché le tensioni romantiche arrivino a ebollizione, immerse nel mondo a pressione dei Montecchi e dei Capuleti.  E, in modo abbastanza meccanico, è questo che ci offre il libretto di Jon Hartmere, mentre la musica di Damon Intrabartolo tiene il piede che batte su melodie immediatamente accattivanti che, appena le hai ascoltate, diventano immediatamente difficili da ricordare; le sue ballate sono infinitamente migliori, e riempiono gran parte della seconda metà dello spettacolo, con un effetto straordinario, ma nulla è commovente quanto la scrittura corale davvero splendida, qui eseguita in modo superlativo da un cast meraviglioso.

Tom Hier, Mark Jardine e Darragh Cowley in Bare.

Tuttavia, in questa specifica produzione, non è detto che tutto ciò risulti evidente.  Innanzitutto, la band – direttore musicale Alasdair Brown, sound design Ross Portway – è taaanto troppo alta per tutta la prima mezz’ora circa dello spettacolo, cioè per l’intera esposizione: quindi la maggior parte di chi lo vede per la prima volta difficilmente riuscirà a sentire abbastanza testo da capire chi sono i personaggi, cosa vogliono e perché – soprattutto – dovremmo importarci.  È quello che è successo a quasi tutti coloro che erano seduti nei posti costosi intorno a me, durante una replica normale (non una serata stampa) a cui ho assistito.  E che posti!  Sono i più scomodi che possiate trovare al momento a Londra.  E a poco meno di 40 sterline a seduta, è un bel po’ di soldi da buttare via solo per ritrovarsi poi a prendere un appuntamento dall’osteopata.  Non solo: sono posizionati in piano e SOTTO il livello del palco, quindi ci si perde parecchi dettagli della coreografia e dell’azione in scena.  E (peggio ancora) lo spazio scenico stesso è una lunga, sottilissima passerella – praticamente un corridoio – lungo il lato di una delle volte sotterranee sotto la stazione di Waterloo; per quanto abbia un piccolo tratto che sporge appena quel tanto che basta per permettere a pochi danzatori di stiparcisi sopra, oggetti possono e vengono urtati facendoli finire verso il pubblico (per fortuna, nessuno ha colpito davvero gli spettatori paganti alla replica cui ho assistito).

State ancora leggendo?  Nulla di quanto detto sopra è colpa degli attori, dei musicisti, della regista o del coreografo.  Se prendeste il loro lavoro, offriste un migliore bilanciamento sonoro e uno spazio adeguato in cui mostrarlo al pubblico, avreste una produzione molto più riuscita.  Purtroppo, SR Productions – che ha firmato lavori molto riusciti e su scala ben più piccola – qui ha commesso alcuni errori di valutazione fatali che, di fatto, rovinano il lavoro di tutti gli altri.

Georgia Bradshaw, Beccy Lane e Lizzie Emery in Bare.

È un vero peccato.  Julie Atherton dirige con naturalezza e sicurezza uno spettacolo che presenta moltissime transizioni davvero ostiche.  Questo titolo l’ho già visto, quindi so dove sono i punti critici e quali problemi possono creare.  Lei li evita tutti.  Inoltre, ottiene interpretazioni splendide da un cast per lo più giovane.  Il Jason (Romeo) di Darragh Cowley è un colpo al cuore dal punto di vista fisico – soprattutto quando si spoglia restando in boxer sorprendentemente ben riempiti... buon per lui – e la Ivy (Giulietta) di Lizzie Emery è un’interprete forte, dalla voce bellissima, che sicuramente farà molta strada.  La sua coinquilina antagonista, Nadia (Balia) di Georgie Lovatt, praticamente ruba la scena con 'A Quiet Night At Home'.  E c’è un supporto superbo da parte della regista della produzione scolastica del liceo, Sister Chantelle/Vergine Maria, l’americana Stacy Francis, che fa tremare le volte con '911!  Emergency!' e 'God Don't Make No Trash'.   Solo per queste interpretazioni varrebbe la pena mettersi in coda per vedere lo spettacolo.

Daniel Mack Shand e Stacy Francis in Bare.

A queste si aggiunge l’ottimo contributo del resto del cast: il magnifico Matt (Tybalt) di Tom Hier è un tenore straordinario che si sta già ritagliando una carriera nel grande repertorio da protagonista: quando lo sentirete capirete perché!  Timbro bellissimo, sostegno senza sforzo e dizione cristallina (quando la band – di sole cinque persone! – non lo copre).  Athena Collins merita una menzione per la sua presenza scenica assolutamente magnetica.  Accanto a lei nelle scene della Vergine Maria, Georgia Bradshaw nei panni di Kyra dà il meglio di sé.  Liv Alexander come Diane e Beccy Lane come Rory hanno anche loro i loro momenti per brillare, così come lo Zack atletico di Tom Scanlon, il Lucas robusto di Bradley Connor e l’Alan finemente osservato di Alexander Moneypenny.  Hollie-Ann Lowe è una Swing molto capace.  E poi ci sono gli altri adulti: la splendida Claire, la madre di Peter, interpretata da Jo Napthine, che – ancora una volta – riesce a fermare lo spettacolo con una 'Warning' resa in modo mozzafiato.  Mark Jardine è un Prete credibile e di grande naturalezza.  L’unico membro della compagnia che sembra a disagio con il proprio ruolo – e non è facile capire perché – è Peter (Mercuzio) di Daniel Mack Shand.  Forse era una giornata storta: spesso le note venivano attaccate sotto intonazione e sembrava faticare a mantenere le frasi in forma; ma, più di questo, non dava al ruolo lo stesso tipo di energia presente ovunque altrove nella compagnia; il suo Peter risulta un po’ moscio, ed è l’unica delusione della produzione.  Mi ha sorpreso: mi era piaciuto molto come Jeff in , portato con enorme successo dalla stessa compagnia al Waterloo East di recente.

Un’altra carta vincente di questo allestimento, e che merita un’attenzione particolare, è la superba coreografia di Stuart Rogers.  Ho visto il suo lavoro nella produzione dello stesso spettacolo all’Urdang Academy al Finsbury Town Hall un paio d’estati fa e l’avevo adorato.  Ora è maturato ancora di più nell’uso degli episodi danzati e – naturalmente – lavora con interpreti più esperti.  Nonostante debba ottenere risultati in uno spazio quasi impossibile, gli effetti sono magnifici (se solo potessimo vederli meglio).  Le luci di Andrew Ellis sono spesso molto evocative ed emozionanti, ma ci sono momenti – pochi – in cui fasci molto intensi vengono puntati negli occhi del pubblico per un po’ più a lungo di quanto sia davvero confortevole.  A me non dispiace strizzare gli occhi ogni tanto, ma sospetto che ad alcuni sì.

Comunque, eccoci qui.  Lo spettacolo potrebbe essere davvero molto buono, se i produttori sistemassero alcuni problemi chiave.  Lo faranno?  Staremo a vedere.

PRENOTA I BIGLIETTI PER BARE A THE VAULTS

Condividi questo articolo:

Condividi questo articolo:

Ricevi il meglio del teatro britannico direttamente nella tua casella di posta

Sii il primo ad accedere ai migliori biglietti, alle offerte esclusive e alle ultime novità sul West End.

Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento. Politica sulla privacy

SEGUICI