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RECENSIONE: Tutti Noi, National Theatre (Dorfman Theatre)✭✭✭✭✭
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pauldavies
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Paul T Davies recensisce All Of Us di Francesca Martinez, attualmente in scena al National Theatre, al Dorfman.
Francesca Martinez e Francesca Mills in All Of Us. Foto: Helen Murray All Of Us National Theatre (Dorfman)
4 agosto 2022
5 stelle
Le standing ovation, di questi tempi, restano ancora rare per le nuove opere, soprattutto quando nei ruoli principali non ci sono interpreti “Hollywood/Netflix”. Eppure il pubblico che si è alzato in piedi, applaudendo e acclamando il potente, straordinario All Of Us di Francesca Martinez, aveva tutte le ragioni per farlo. Il testo mette a fuoco l’effetto devastante e umiliante delle valutazioni per il PIP (Personal Independence Payment), in cui persone con disabilità permanenti vengono sottoposte a controlli regolari e l’importo viene modificato se vengono ritenute “idonee al lavoro”. Disabilità permanenti che, peraltro, non possono che peggiorare. Martinez ha una paralisi cerebrale: “Ancora traballante?” “Sì, ancora traballante”. “Traballante” è il modo in cui il suo personaggio, Jess, preferisce definirsi. È un’accusa bruciante contro un governo che ha causato danni incalcolabili alle persone disabili, tagliando sussidi e supporti e spingendo alcuni fino al suicidio. Eppure lo spettacolo funziona anche per la compassione che estende a tutti noi.
Christopher John Slater e Kevin Hely. Foto: Helen Murray
I nostri pregiudizi preconfezionati vengono messi in discussione fin da subito: Jess viene accompagnata in scena e aspetta qualcuno. Ma Jess non è la paziente: è una dottoressa, una terapeuta, e ha una clientela solida. Quando l’austerità le toglie l’indennità per la mobilità e non può più guidare per andare al lavoro, perde tutto; e finisce per esasperare le amiche perché cerca sempre di vedere anche l’altro punto di vista, perché non si “arrabbia abbastanza”. La sua generosità di autrice dà vita a personaggi eccellenti, interpretati da un cast di passione feroce, in particolare Francesca Mills nei panni di Poppy: una giovane persona in sedia a rotelle, vitale e sensuale, che convive con il dolore e vive la vita fino in fondo—finché le viene tolta l’assistenza notturna e viene messa a letto alle 21. È un’interpretazione straordinaria di vita, rabbia e disperazione: una delle migliori che vedrete quest’anno. Anche la relazione che si sviluppa tra Jess e Aiden, alcolista in recupero (un Bryan Dick emotivamente coinvolgente), è resa con grande finezza. L’inizio del secondo atto ci catapulta in un incontro pubblico con il deputato locale Hargraves (Michael Gould, perfetto nel trasudare la scivolosità Tory), con il cast disseminato tra il pubblico. Ascoltate le statistiche. Ascoltate cosa dicono. Non potete più dire di non sapere. Si scopre che Aiden è il figlio di Hargraves e la compassione di Jess arriva persino a innescare un tentativo di comprensione e riconciliazione; e se la metafora del quadro strappato può sembrare un po’ forzata, si lega bene al tema dell’opera: chi è ferito finisce per ferire gli altri.
Bryan Dick. Foto: Helen Murray
Con la direzione esperta e raffinata di Ian Rickson e l’ottimo design di Georgia Lowe, questa produzione sembra davvero aprire una nuova strada per i diritti delle persone disabili e per gli attori disabili. Anche se la materia è pesante, Martinez è anche una comica, e l’umorismo è brillante: “Non fatemi nemmeno cominciare con le Paralimpiadi!” È uno spettacolo che, insieme al recente Prima Facie, ha il potenziale per portare cambiamenti reali, se riuscirà ad arrivare davanti alle “persone giuste”. Purtroppo, quelle stanno discutendo di tagli fiscali che porteranno ancora più devastazione alle persone disabili. Non è soltanto esperienza vissuta quella a cui assistiamo: è una testimonianza vissuta, e il grido di battaglia di Martinez è che tutti abbiamo il potenziale per passare da abili a disabili. All of Us.
In scena fino al 24 settembre.
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