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RECENSIONE: Quando siamo sposati – Garrick Theatre ✭✭✭✭
Pubblicato su
8 novembre 2010
Di
editoriale
Meno è di più nella commedia e Christopher Luscombe dirige questa pièce degli anni '30 con chiarezza, precisione e, soprattutto, velocità, scrive JBR.
Negli ultimi anni, il West End ha, per necessità, risparmiato. Che gioia allora, che il Natale sia arrivato un po' in anticipo al Garrick con un cast contro la recessione di quattordici membri, nientemeno, assemblati per l'elegante commedia di costume di Priestly, When We Are Married. E che cast! Mentre Susie Blake, Michele Dotrice, David Horovitch, Sam Kelly, Maureen Lipman e Simon Rouse sfilano nel salotto nei loro abiti da sera, è un omaggio sfacciato a una parata di veterani tra le più grandi stelle della commedia dei nostri tempi. Avere sei grandi della commedia in una compagnia è un colpo teatrale imperdibile. Aggiungere Rod Hudd nel ruolo del trasandato Henry Ormonroyd, Rosemary Ashe come la sfacciata Lottie Grady, e Lynda Barron con la sua performance comica travolgente (letteralmente) come Mrs Northrop, beh, Ambasciatore, con questi ci sta viziando. Mentre Penelope Keith e Peter Bowles si preparano a stabilirsi dietro l'angolo, al The Haymarket, in The Rivals, il West End sta rendendo un tributo scintillante e adeguato a una generazione di attori la cui abilità è impareggiabile. Non sono solo questi sempreverdi a rendere When We Are Married un tale piacere; la scrittura di Priestly cattura perfettamente i ritmi e le cadenze dello Yorkshire e l'umorismo cupo e schietto è gestito con maestria da Jodie McNee nel ruolo della cameriera Ruby Birtle.
Il piacevolmente arredato set di Simon Higlett suscita un applauso appena si alza il sipario, mentre il regista Christopher Luscombe tiene strettamente sotto controllo lo svolgimento dello spettacolo. Meno è di più nella commedia e Luscombe dirige con chiarezza, precisione e, soprattutto, velocità, permettendoci di perdonare la conclusione troppo affrettata di Priestly. Conserva anche il delicato equilibrio tra commedia e tragedia. Mentre Priestly perfora lo snobismo della classe media edoardiana, il ritmo finemente calibrato di Luscombe permette all'aria di fuoriuscire lentamente, rivelando un po' del dolore sotto i sorrisi. Una serie di delicati bozzetti nel secondo atto resistono alla tendenza verso il melodramma e sono tanto più commoventi per questo motivo.
Se i membri più giovani dell'ensemble, Peter Sandys-Clarke, Laura Haddock e Tom Shaw sembrano superflui all'azione, non è colpa loro, e se certe trame sembrano risolte in modo troppo netto e rapido, la colpa è di Priestly e di nessun altro. Quando una compagnia si diverte così tanto, il pubblico è semplicemente lì per aiutarli a cavalcare l'onda. Un cast veterano in una pièce degli anni '30, ambientata a cavallo del secolo, potrebbe benissimo rivelarsi il successo della stagione.
In scena fino al 26 febbraio 2010
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