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RECENSIONE: Maria Friedman, Live at Zedel ✭✭✭✭✭

Pubblicato su

3 maggio 2017

Di

julianeaves

Maria Friedman

Live al Zedel

Martedì 2 maggio 2017

5 Stelle

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Non si esce da questo concerto, ma ci si allontana su un'onda di euforia. Alla chiusura di questo primo capitolo di una residenza di tre settimane e mezza colossale al Crazy Coqs cabaret bar del Café Zedel, la diva delle attrici-cantanti/cantanti-attrici britanniche aveva trasportato il suo pubblico lontano dalle preoccupazioni quotidiane e nelle praterie celestiali dei sogni più cari e dei momenti più teneri del cuore e dell'anima. Maria Friedman è abituata a farlo al Gallagher’s di New York, dove affronta periodi di sei settimane con aplomb: così il direttore artistico del Crazy Coqs, James Albrecht, ha affidato l'introduzione di questa innovazione a questo indirizzo di Londra in mani sicure.

Il primo a salire sul palco, però, è stato il pianista e arrangiatore Jason Carr, collaboratore di lunga data di Miss Friedman; la sua vivace apertura ha stabilito il tono brillante della serata, avvisandoci del menù di Bernstein e Sondheim (più collaboratori associati) che sarebbe seguito. E infatti è seguito. Abbiamo iniziato con un mix-up newyorchese di ‘What More Do I Need?’ e ‘Love Me, Love My Town’: quest'ultimo, sebbene non parli di NYC, in questo contesto descriveva perfettamente la realtà della vita a Manhattan: la tesi dell'evento era dimostrare quali grandi devoti della capitale culturale degli USA troviamo nelle opere di Lenny e Steve.

Un po' di chiacchiere improvvisate con il pubblico e un canzonamento scherzoso e intelligente attraverso il pianoforte a coda hanno rilassato la sala gremita, proiettandoci in un altro degli stati d'animo caratteristici di Friedman: la contemplazione pensosa. Il suo controllo vocale in ‘Lonely Town’ era davvero delizioso, evitando qualunque sentimentalismo eccessivo (che ha mantenuto in riserva astutamente per le fasi conclusive del recital), e ha dato alla prossima produzione di ‘On The Town’ al Regent’s Park Open Air Theatre uno dei tanti – indubbiamente fortuitamente accidentali – promemoria. Tuttavia, l'arte scenica di questo performer è tale che non si è fermata a questo: al contrario, abbiamo ottenuto un mix straordinario di ‘Another Hundred People’ da ‘Company’, contrapponendo il suo potente lirismo a un panorama sociale altrettanto preciso, rinnovando entrambe le opere ben note.

Attualmente anche alla regia di ‘Stepping Out’ (in scena nel West End in questo momento) e con un nuovo spettacolo musicale, ‘Dusty’ (scritto da Jonathan Harvey) presto in apertura, Maria Friedman è anche conosciuta per i suoi straordinari masterclass e il sostegno di raccontare storie attraverso il canto (e anche, come abbiamo ottenuto di tanto in tanto qui, il dialogo). Così, anche con una semplice canzone ‘lista’ come ‘A Hundred Ways To Lose A Man’ (da ‘Wonderful Town’, uno spettacolo visto di recente al Ye Olde Rose and Crowne), c'è più nella situazione di quanto non appaia. Poi di nuovo, chi altro potrebbe accoppiare ‘I’m A Little Bit In Love’ di quello spettacolo con ‘In Buddy’s Eyes’ dal diverso ‘Follies’ (uno spettacolo in attesa di una rivival tanto annunciata e lungamente attesa al National questo autunno)? Oppure, chi potrebbe farle fondere in ‘I Have A Love’ da ‘West Side Story’? Sempre, Miss Friedman è un passo avanti nel gioco, e come un regista dotato ci incoraggia – come suo cast – a provare e fare il pensiero o la scoperta da soli.

Dobbiamo anche ammirare la sua straordinaria abilità. Attirando sorprendentemente l'attenzione sui trabocchetti tecnici infilzati in ‘Getting Married Today’ (di nuovo, da ‘Company’), ha poi lanciato una performance devastantemente impeccabile del racconto della sposa riluttante (completo di velo) – con un caloroso intervento dello sposo di Mr Carr. Questo ha portato a grida di acclamazioni ben meritate dalla folla. E poi ci ha sorpreso ulteriormente attirandoci tranquillamente dentro ‘Being Alive’ dello stesso spettacolo, presentandola come un piccolo pezzo da camera, in modo molto diverso dalla grandezza che le viene concessa nella maggior parte delle rappresentazioni. Con il pubblico fermamente annidato nel palmo della sua mano, poi abbiamo ottenuto il ‘So Pretty’ di Bernstein in stile Ned Rorem, una canzone di protesta contro la guerra del Vietnam acida ma delicata (ma non ancora passata di moda, con un numero qualsiasi di conflitti disperati ancora in corso nel mondo, non ultimo nelle strade delle nostre città).

Poi abbiamo avuto la possibilità di inspirare di nuovo con il meraviglioso ‘Take Care Of This House’, una canzone resa famosa in questo paese da un'altra grande attrice cantante britannica, Patricia Routledge. E questo ci ha portato alla saggia, ‘Children Will Listen’ prima che l'umorismo rialzasse la testa per (‘On The Town') ‘And I Can Cook’. Mentre ridevamo di quella, quasi non ci siamo accorti che Jason Carr si è introdotto di soppiatto nel sublime arricchimento di uno dei cavalli di battaglia di questa stella, ‘Losing My Mind’, che è stato coniato di nuovo davanti ai nostri occhi, ogni sillaba e sottile spostamento armonico dati con abbondanza di sfumature e profondità. E che ha coronato con un adorabile ‘Send In The Clowns’, pieno di consapevolezza adulta delle delusioni e frustrazioni della vita, e delle loro arcane seccature seppur irritanti.

E infine, come promesso all'inizio, abbiamo ottenuto una versione stupefacente di ‘Somewhere’, che Carr ha sviluppato partendo da un accompagnamento lieve, gentile, quasi spensierato, con il suo cantante che l'ha fatto crescere gradualmente fino a regalarci potenza da stadio in stile Streisand. Questo ha ricevuto la prima standing ovation della serata. Poi, per coronare il tutto, sono stati introdotti più oggetti di scena – cappello di pelle, berretto da poliziotto, parrucca da giudice e occhiali da psicoanalista – per una corsa rapida tra ‘Officer Krupke’, inclusa una partecipazione di massa del pubblico. Questo ci ha dato la standing ovation numero 2. Che è stata grande, ma non del tutto. Finalmente, finalmente, finalmente abbiamo ottenuto un altro bel numero da ‘On The Town’: ‘We’ll Catch Up Some Other Time’. Infatti, Miss Friedman, e Mr Carr, spero che lo faremo.

Fino al 20 maggio 2017

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